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Nanorobot composti da DNA: distruggono rapidamente tutti i tipi di tumore solido


Una ricerca realizzata dall’Istituto Wyss dell’Università di Harvard e apparsa su Science documenta la realizzazione di strutture di un nanorobot di Dna in grado di depositare piccoli carichi molecolari all’interno di cellule e modificarne il comportamento.

Tali strutture cilindriche sarebbero composte da pezzi di Dna ripiegato su se stesso, come nella tecnica dell’origami. Un’evoluzione significativa nel campo delle nanotecnologie applicate alla genetica, in particolare in casi come le cellule tumorali: autentici nanorobot composti di materiale biologico che funzionerebbero da “cargo”, in grado di individuare le cellule con precisione e rilasciare il carico che andrebbe a distruggere le cellule dannose, senza intaccare le circostanti. Realizzato tramite l’uso di un software per la manipolazione delle cellule, il nanorobot è largo 35 milionesimi di millimetro e lungo 45 milionesimi di millimetro.

Il corpo principale è costituito da un cilindro cavo diviso in due parti, tenute insieme su un lato da una cerniera; al loro interno viene alloggiato il carico. Per garantire che la struttura (simile alla valva di un mollusco) sia aperta solo quando ha individuato l’obiettivo, sono stati progettati due lucchetti composti di Dna; se i lucchetti riconoscono e individuano il bersaglio, rilasciano il carico. L’esperimento è stato testato, con successo, sulle cellule cancerogene della leucemia e del linfoma. La ricerca, che raccoglie il frutto delle evoluzioni di molti anni nell’ambito delle nanotecnologie, permetterebbe di fornire uno strumento medico efficace per trasmettere, tramite l’uso di anticorpi, messaggi programmabili alle cellule e indurre risposte al sistema immunitario in maniera controllata, senza intaccare cellule non danneggiate.

Mamma dopo un cancro al seno? Si può. “Non rinunciate alla maternità e aderite allo studio Positive“, esorta l’Istituto europeo di oncologia di Milano, che lancia un appello a partecipare a una ricerca internazionale rivolta proprio alle donne in età fertile operate per un tumore mammario ormono-sensibile. L’obiettivo del maxi studio – che coinvolge 178 centri oncologici in 20 Paesi del mondo fra cui l’Italia (14 centri), e punta ad arruolare 500 aspiranti madri – è valutare la sicurezza di una sospensione temporanea della terapia ormonale post-intervento nelle pazienti che decidono di intraprendere una gravidanza, spiegano dall’Ieo, centro di reclutamento numero uno di Positive.

Nel tumore mammario ormono-sensibile, ricordano gli esperti, le cellule neoplastiche sono alimentate dagli ormoni femminili. Per evitare una recidiva della malattia, quindi, dopo la chirurgia le pazienti devono seguire una terapia anti-ormonale della durata di 5-10 anni, che sopprime la funzionalità ovarica e impedisce il concepimento. Spesso però queste giovani donne sono costrette ad affrontare il tumore senza ancora aver concluso i loro progetti familiari, e completare la terapia prima di poter considerare una gravidanza può precludere questa possibilità.

Gli oncologi puntano dunque a “dimostrare definitivamente che per le pazienti con tumore iniziale ormono-sensibile, il più comune nelle donne giovani, la sospensione temporanea della terapia ormonale post-intervento per il tempo necessario al concepimento e alla gravidanza (2 anni) non aumenta il rischio di recidiva del tumore“. Precisa Fedro Peccatori, responsabile dell’Unità Fertilità e Procreazione Ieo e responsabile scientifico di Positive: “Nello studio controllato e prospettico si valuta una strategia che prevede la sospensione temporanea della terapia ormonale dopo 18-30 mesi, la ricerca di prole per 2 anni e poi la ripresa della terapia da mamma. Lo studio ha arruolato 203 pazienti, di cui 45 in Italia e 30 in Ieo“.

E’ fondamentale che le donne sappiano che una diagnosi di cancro al seno non significa la fine di ogni progetto di maternità“, assicura Peccatori. “E’ comprensibile – riconosce – che lo shock psicologico e il carico emotivo della malattia possano allontanare l’idea di diventare mamme, anche una volta una volta raggiunta la fase di ‘assenza di malattia’. A questo si aggiunge la paura dei rischi di salute per se stesse e il nascituro. La ricerca scientifica, però, ha dimostrato che la gravidanza dopo un tumore al seno non aumenta il rischio di sviluppare una recidiva della malattia anche nelle pazienti con tumori ormono-sensibili ed è sicura per il neonato“.

La ricerca oncologica internazionale si sta concentrando sull’obbiettivo della possibile personalizzazione delle terapie inclusa la terapia endocrina precauzionale – commenta Marco Colleoni, direttore della Divisione di senologia medica Ieo, Co-Chair dell’International Breast Cancer Study Group (Ibcsg) – La finalità della personalizzazione comprende migliorare la qualità di vita delle pazienti senza perdere l’effetto protettivo dei trattamenti. Lo studio Positive va in questa direzione perché tutela un elemento fondamentale della femminilità: la possibilità di essere madre“.
Siamo il centro top recruiter – conclude lo specialista – perché crediamo fortemente nel valore di questa ricerca per le pazienti più giovani, ma abbiamo bisogno di più adesioni, anche al di fuori di Ieo, perché il messaggio si diffonda il più possibile. L’obiettivo di Ibcsg è reclutare il più rapidamente possibile 500 donne“.

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