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Scarsa produttività al lavoro, per i dipendenti ecco di chi è òa colpa


Il maggiore ostacolo alla produttività del lavoro è la cattiva gestione e il comportamento dei manager. Questo il risultato dell’indagine WorkForce in Europe 2018 condotta da Adp, la multinazionale americana di gestione e amministrazione del personale, su oltre 10.000 lavoratori nel continente di cui 1.300 dipendenti in Italia.

Lo studio rivela che un terzo dei lavoratori in Italia (32%) fatica regolarmente per essere produttivo nel proprio lavoro, la causa viene imputata principalmente ai manager per il 22%, ai supporti tecnologici lenti e insufficienti (19%) insieme a sistemi e processi inefficienti (18%), oltre talvolta alla mancanza di personale (16%). Fuori dal coro appaiono gli over 55ì: il 31% non riscontra alcun ostacolo. Il 25% si dichiara sempre al massimo della produttività.

Entrando nel particolare la ricerca offre una fotografia della forza lavoro italiana in ciascuna industry. E’ interessante evidenziare quanto il settore manifatturiero in Italia rappresenti un campione esemplificativo della forza lavoro: il 50% dei lavoratori dichiara infatti di essere produttivo al 100% la maggior parte del suo tempo, mentre il 23% circa risponde di esserlo solo qualche volta, incolpando dei gap di produttività proprio la cattiva gestione per il 38%, il valore più alto rispetto a tutti gli altri settori che si attestano in media intorno al 20%.

Anni 1995-2016 MISURE DI PRODUTTIVITÀ

L’Istat diffonde le stime sulle misure di produttività per il periodo 1995-2016. I dati analitici, aggiornati al massimo livello di disaggregazione, sono disponibili nel datawarehouse dell’Istituto (I.stat).  La produttività è qui definita come il rapporto tra il valore aggiunto in volume e uno o più dei fattori produttivi impiegati per realizzarlo; in base a tale definizione, è possibile calcolare diverse misure, tra cui quelle riferite rispettivamente alla produttività del lavoro e del capitale, nonché alla produttività totale, calcolata come rapporto tra il valore aggiunto e l’impiego complessivo dei servizi del capitale e del lavoro. Nel 2016 il valore aggiunto dell’intera economia ha registrato una crescita dello 0,9% rispetto al 2015. La produttività del lavoro, calcolata come valore aggiunto per ora lavorata, è diminuita dell’1%; quella del capitale, misurata come rapporto tra il valore aggiunto e l’input di capitale, è aumentata dell’1%. Nello stesso anno, la produttività totale dei fattori, che misura la crescita del valore aggiunto attribuibile al progresso tecnico e ai miglioramenti nella conoscenza e nell’efficienza dei processi produttivi, è diminuita dello 0,4% dopo gli aumenti registrati sia nel periodo 2009-2014 sia nel 2015. Complessivamente, nel periodo 1995-2016 la produttività del lavoro è aumentata ad un tasso medio annuo dello 0,3%. Tale incremento è la risultante di una crescita media dello 0,6% del valore aggiunto e dello 0,3% delle ore lavorate. La produttività totale dei fattori è diminuita dello 0,1% medio annuo. Tra il 1995 e il 2016 la crescita della produttività del lavoro in Italia è risultata decisamente inferiore alla media UE (1,6%). Tassi di crescita in linea con la media europea sono stati registrati dalla Germania (1,5%), dalla Francia (1,4%) e dal Regno Unito (1,5%). La Spagna ha registrato un tasso di crescita più basso (0,5%) rispetto alla media europea ma più alto di quello dell’Italia.

Le misure di produttività Le misure di produttività qui presentate consentono di cogliere l’apporto dei fattori produttivi che concorrono alla realizzazione dell’output. Tale misurazione è possibile nell’ambito della cosiddetta contabilità della crescita, un approccio analitico che consente di scomporre la dinamica dell’output nei contributi derivanti dai fattori produttivi primari (lavoro e capitale) e da una componente non spiegata da quegli stessi fattori, definita produttività totale dei fattori. La produttività totale dei fattori misura gli effetti del progresso tecnico e di altri fattori propulsivi della crescita, tra cui le innovazioni nel processo produttivo, i miglioramenti nell’organizzazione del lavoro e delle tecniche manageriali, i miglioramenti nell’esperienza e nel livello di istruzione raggiunto dalla forza lavoro . La misura di output utilizzata per stimare la produttività del lavoro, quella del capitale e la produttività totale dei fattori è il valore aggiunto in volume . L’input di lavoro è misurato in termini di monte ore lavorate, mentre l’input di capitale è calcolato come flusso di servizi produttivi forniti dallo stock esistente delle diverse tipologie di capitale. Le misure di produttività diffuse sono calcolate a partire dai dati di contabilità nazionale, disaggregati per attività economica . Sono escluse dal campo di osservazione le attività di locazione di beni immobili, le attività del personale domestico, tutte le attività economiche appartenenti al settore istituzionale delle Amministrazioni Pubbliche e quelle delle organizzazioni e degli organismi internazionali. In questo report si descrivono le dinamiche delle misure di produttività per l’intero periodo osservato 1995-2016 e per alcuni sotto-periodi con caratteristiche cicliche simili, in quanto comprendono una sequenza di espansione e di contrazione dell’attività economica; infine, si considerano in modo separato i due anni più recenti. I risultati relativi al 2016 sono preliminari in quanto basati su fonti informative ancora parziali.

Produttività del lavoro Nel periodo 1995-2016 la produttività del lavoro, qui definita come valore aggiunto per ora lavorata, ha registrato una crescita media annua dello 0,3%, derivante da incrementi medi del valore aggiunto e delle ore lavorate rispettivamente pari allo 0,6% e allo 0,3% . Nel periodo 2003-2014 la produttività del lavoro è cresciuta dello 0,3% in media d’anno, in un contesto economico caratterizzato da una tendenza alla discesa sia del valore aggiunto sia delle ore lavorate (rispettivamente -0,2 e -0,5%). All’interno di tale periodo si possono distinguere due fasi, con caratteristiche distinte. Nel periodo 2003-2009 la produttività del lavoro è diminuita in media dello 0,3% annuo, in conseguenza di una diminuzione del valore aggiunto dello 0,2% associata a un incremento delle ore lavorate dello 0,1%. Nel 2009-2014 il valore aggiunto ha registrato una dinamica lievemente più negativa (-0,3% in media d’anno), associata a un calo accentuato dell’input di lavoro (-1,3%): di conseguenza la produttività del lavoro è cresciuta in media dell’1% all’anno. Nel 2015, in conseguenza dell’aumento tanto del valore aggiunto (+1,0%) che delle ore lavorate (+0,9%), la produttività del lavoro è aumentata dello 0,1%. Nel 2016, invece, la produttività del lavoro è tornata a diminuire (-1,0 %), per effetto di una crescita del valore aggiunto (+0,9%) inferiore a quella dell’input di lavoro (+1,9%).

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