Young attractive caucasian couple in bed. Man watching tv, woman browsing web on digital tablet. Couple in bed not speaking, ignoring each other.
Segui Newsitaliane.it su Facebook

Sesso, comportamenti che mettono a rischio la salute


Bisogna ricredersi anche in materia di sesso a tre. Le donne sono una miniera inesauribile di sorprese, la cosa più sbagliata e quella di aver capito tutto di cosa desidera davvero una donna. Sapevate che le donne amano avere rapporti intimi in tre uguale o forse più degli uomini? Ci sono determinate azioni durante il sesso che non devono mai verificarsi, non per tabù o restrizione mentale, ma per igiene. Siamo parlando del cibo, sesso orale o anale. È vero che siamo parlando di tre azioni molto goderecce, ma questi comportamenti sono ad alto rischio di infezioni sotto le lenzuola.

Tocca rivedere le proprie convinzioni anche in tema di sesso a tre. Contrariamente a quanto si è soliti pensare, la pratica piùm estrema non piace solo agli uomini, ma anche alle donne. Spesso sono quelle impegnate, in rapporti più o meno seri, a desiderare di avere nel rapporto sessuale un altra figura, uomo o donna.

I motivi possono essere differenti. Uno di questi è la grande intesa che c’è nella coppia. Ebbene sì, essere tanto sicuri del proprio rapporto e dei sentimenti reciproci al punto da accettare una nuova esperienza senza che questa possa compromettere quello che si ha. Anzi, spesso si vede il menage a trois come un modo per rinforzare quello che già esiste.

Un altro motivo potrebbe essere semplicemente nel desiderio sessuale, nella voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Sapere inconsciamente, dentro di noi, che il nostro partner prova anche solo un pizzico di gelosia o di senso del possesso violato nei nostri confronti, è una fonte potente di eccitazione sessuale non indifferente.

Inoltre, le donne che si sentono incuriosite da questo tipo di rapporto, concepiscono il menage a trois come un gioco, allo stesso livello dell’utilizzo di un sex toy. Mettendo da parte pudori e moralismi, infatti, la terza persona diventa un motivo di divertimento e per la gelosia non c’è più spazio.

malattie sessualmente trasmissibili

È una delle più frequenti MST, soprattutto tra i giovani, causata da funghi (meglio definiti lieviti) del genere Candida che sono anche normalmente presenti in varie mucose dell’organismo (vagina, bocca, apparato digerente). In condizioni particolari (uso prolungato di antibiotici e cortisone, malattie debilitanti, altre malattie sessualmente trasmissibili, gravidanza, non corretta igiene intima) la Candida si può sviluppare in modo anomalo e provocare infezioni.

contagio Nelle donne avviene per via sessuale oppure attraverso biancheria intima infetta, water non puliti, sabbia della spiaggia, o per “autoinfezione” (le feci contengono spesso la Candida); nell’uomo avviene esclusivamente per via sessuale. sintomi Nelle donne consistono in perdite biancastre dense, simili al latte cagliato (leucorrea), prurito e bruciore vulvo-vaginale, dolore durante i rapporti e alla minzione. L’infezione maschile spesso non dà disturbi oppure si manifesta con irritazione e prurito a livello del glande.

diagnosi Può essere fatta già con la visita ginecologica o andrologica; meglio comunque effettuare un esame microbiologico, soprattutto in caso di infezioni ricorrenti, attraverso un tampone vaginale e un prelievo uretrale nell’uomo.

terapia Per le donne consiste nel trattamento locale con sostanze specifiche (antimicotici) disponibili sotto forma di ovuli vaginali e creme. Spesso è necessario associare farmaci analoghi per via orale, specie se i disturbi locali sono intensi e ricorrenti. Il trattamento deve essere esteso al partner maschile anche se non ha alcun segno o sintomo, per evitare le infezioni “a ping pong”: uno dei due guarisce ma viene reinfettato dall’altro. La guarigione completa è possibile purché la terapia sia appropriata e fatta correttamente.

vaginosi batterica

Sta diventando la più comune causa di vaginite nelle donne. Si manifesta quando batteri che normalmente risiedono in vagina (Gardnerella o Hemophilus vaginalis, Mycoplasma e altri) trovano condizioni favorevoli per un eccessivo sviluppo e diventano fonte di infezione. La causa principale è l’alterazione dell’ambiente vaginale, con un pH meno acido del normale, legata spesso a una non corretta igiene intima; le donne portatrici di spirale sono più a rischio di infezione.

contagio Avviene attraverso rapporti sessuali con persone infette, sebbene a tutt’oggi non si conosca il ruolo esatto dell’attività sessuale sulla diffusione della malattia; non può avvenire per contatto con biancheria infetta, in piscina, o toccando oggetti infettati. sintomi Circa la metà delle donne con vaginosi batterica non ha sintomi; l’altra metà manifesta generalmente perdite vaginali di colore grigiastro con sgradevole “odore di pesce”, associate a irritazione e infiammazione della vagina e della vulva, dolori durante i rapporti o nel- l’urinare. Nell’uomo l’infezione si diffonde con più difficoltà; in alcuni casi si manifesta infiammazione del prepuzio e del glande. diagnosi Può essere effettuata durante la visita ginecologica associata al cosiddetto “test delle ammine” e alla determinazione del pH vaginale. L’esame al microscopio di un tampone vaginale dà la certezza diagnostica. terapia È a base di antibiotici specifici, in crema o gel da spalmare localmente, e in compresse orali. I partner maschili non hanno in genere disturbi quindi non necessitano di trattamento, a meno che la donna non abbia frequenti recidive.

complicazioni Sono rare ma negli ultimi anni sono stati documentati alcuni rischi, in particolare la malattia infiammatoria pelvica (PID), una patologia grave che può causare danni permanenti ai genitali interni e che è una delle possibili cause di sterilità femminile e di varie complicazioni ostetriche. Sembra che la vaginosi aumenti la sensibilità verso altre malattie sessualmente trasmissibili come la Chlamydia, la gonorrea o l’infezione da HIV, il virus dell’Aids.

Chlamydia

L’infezione è causata da batteri del genere Chlamydia trachomatis. I portatori sani, senza segni e sintomi, sono molto numerosi sia tra le femmine che tra i maschi.

contagio Avviene attraverso rapporti sessuali per via vaginale, orale o anale.

Nella donna, il batterio si sviluppa più comunemente nella cervice (il collo dell’utero) e successivamente può diffondersi alle tube di Falloppio e alle ovaie; può infettare anche l’uretra e le ghiandole del Bartolini. Nell’uomo può infiammare l’uretra e l’epididimo, il “magazzino” degli spermatozoi. sintomi Si manifestano entro 1-3 settimane dal contagio. Nella donna rapporti infetti per via vaginale possono provocare perdite biancastre o giallastre piuttosto abbondanti, sensazione di bruciore nell’urinare, dolore durante i rapporti sessuali; rapporti per via anale possono dar luogo a perdite o sanguinameli dal retto. Nell’uomo frequentemente non dà sintomi e per questo è anche più pericolosa; i disturbi più frequenti sono prurito a livello dell’uretra, leggero bruciore nell’urinare, perdite chiare sulla punta del glande.

diagnosi Viene fatta attraverso test di laboratorio su campioni raccolti nel collo dell’utero o sul pene.

terapia Consiste nell’uso di antibiotici; la guarigione è completa purché il trattamento sia attuato correttamente e da entrambi i partner.

complicazioni Se la malattia non viene adeguatamente curata, possono insorgere complicazioni anche gravi. Nella donna si può arrivare alla chiusura delle tube di Falloppio e quindi a sterilità; inoltre può svilupparsi la malattia infiammatoria pelvica (PID) e le donne con infezione da Chlamydia sono cinque volte più a rischio di contagio dal virus dell’Aids. Nell’uomo le complicazioni sono meno frequenti e pericolose; l’infezione dell’uretra spesso si diffonde all’epididimo causando dolore, febbre e, raramente, sterilità; ancora in rari casi si può manifestare un’artrite che può essere accompagnata da lesioni della pelle e infiammazione dell’occhio e della congiuntiva (Sindrome di Reiter).

trichomoniasi

Infezione causata da un protozoo, il Trichomonas vaginalis, che interessa più frequentemente la vagina e, nell’uomo, l’uretra, con possibilità di risalita verso le vie urinarie e conseguenti cistiti.

contagio Avviene con i rapporti sessuali; raramente l’infezione si trasmette con contatti indiretti in quanto il Trichomonas può vivere fuori dal corpo umano non più di 40-50 minuti. Pare che l’uomo sia il “vettore” del parassita e che la persistenza del protozoo nei genitali maschili sia la causa principale di reinfezioni.

sintomi Possono anche essere assenti. La donna può avere perdite di colore giallo-verdastro, schiumose, in genere maleodoranti, talvolta con piccole macchie di sangue; a questo si associa prurito, infiammazione della vulva e della vagina, dolore durante i rapporti sessuali e l’emissione di urina. Nell’uomo, la malattia raramente dà disturbi; possono comunque manifestarsi piccole perdite biancastre dal pene, bruciore durante la minzione o l’eiaculazione. In alcuni casi può infiammarsi la prostata, le vescichette seminali e l’uretra. diagnosi Può essere fatta con una visita ginecologica o con la ricerca al microscopio del Trichomonas nel tampone vaginale o nell’uretra maschile.

terapia Consiste nell’uso di farmaci specifici, che devono essere assunti da entrambi i partner, indipendentemente dalla presenza di sintomi. Se il trattamento è tempestivo la guarigione è rapida; l’infezione però può anche ripresentarsi a distanza di tempo.

Papilloma virus (HPV, condilomi)

Sono circa cento i tipi di Papilloma virus umani (HPV) e più di trenta possono causare lesioni alle mucose, condilomi (acuminati o piani), piccole escrescenze tipicamente dentellate (da cui il nome popolare di “creste di gallo”) a livello dei genitali femminili, del pene, dell’uretra e dell’area vicino all’ano.

contagio I condilomi vengono trasmessi per contatto diretto durante i rapporti sessuali o indiretto con superfici, indumenti e biancheria contaminata. Il periodo di incubazione varia da 1 a 6 mesi, ma anche di più.

sintomi Nella donna le lesioni possono essere così piccole da passare anche inosservate; nella metà dei casi l’infezione può essere trasmessa in modo inconsapevole. Il segno più frequente dell’infezione è la presenza delle escrescenze localizzate sulla vulva, all’ingresso della vagina, sul collo dell’utero (cervice), nella zona intorno all’ano. Le lesioni iniziano come piccole papille, di colore rosato o rosso, singole o multiple, spesso con la superficie increspata che tendono a crescere di volume e di numero e a diventare croniche. Anche nell’uomo l’infezione può decorrere in modo asintomatico oppure presentarsi, con le stesse escrescenze sul glande, sulle pieghe del prepuzio, nell’uretra, o intorno all’ano.

diagnosi Si basa principalmente su un’accurata visita medica e test specifici di laboratorio; è importante far controllare da uno specialista (ginecologo, andrologo, dermatologo, infettivologo) ogni neoformazione a livello genitale o perianale. terapia Sono disponibili farmaci da applicare localmente. In caso di condilomi diffusi è indicato il trattamento chirurgico: elettrocoagulazione, laserterapia, crioterapia. I partner devono essere controllati e curati contemporaneamente. La guarigione può non essere definitiva e le recidive sono abbastanza frequenti.

complicazioni Possono decorrere in modo subdolo e silente, in particolare nella donna. È ben documentata una correlazione tra l’infezione da HPV e il rischio, elevato, di tumore al collo dell’utero; per questo è importante che venga eseguito periodicamente il pap-test.

Herpes genitale (HSV-2)

È una malattia in crescente aumento, causata dal virus Herpes simplex di tipo 2 (HSV-2); persone che soffrono della forma labiale (causata dall’Herpes simplex di tipo 1, HSV-1) possono trasmettere l’infezione all’area genitale durante rapporti oro-genitali. contagio Avviene prevalentemente attraverso rapporti sessuali con persone infette; le recidive invece non sono necessariamente correlate all’attività sessuale. Il contagio attraverso biancheria, sanitari od oggetti infetti è molto raro. In caso di gravidanza, i rischi di trasmissione al neonato sono molto alti.

sintomi L’esposizione iniziale al virus (infezione primaria), dopo un periodo di incubazione di 3-6 giorni, provoca la formazione di vescicole ripiene di liquido, localizzate nell’area vulvo-vaginale, sul pene, intorno all’ano, sulle natiche e le cosce; la rottura di queste vescicole lascia piccole ulcere, molto dolorose, e successivamente delle croste che guariscono spontaneamente in 2-4 settimane. Dopo l’infezione primaria, il virus si annida localmente in alcune cellule nervose dove può vivere per settimane, mesi e anche anni,

provocando recidive (infezioni ricorrenti), in genere più brevi e meno gravi della prima infezione, favorite da stress psico-fisici, traumi, febbre, esposizione solare, immunodepressione.

diagnosi Si basa principalmente su un’accurata visita medica e test di laboratorio specifici su materiale prelevato da una vescicola; meglio fare anche un esame del sangue per escludere una sifilide, che può avere manifestazioni simili.

terapia Non esiste una terapia risolutiva; la maggioranza delle persone guarisce spontaneamente. I farmaci antivirali riducono la durata delle manifestazioni cliniche e allungano i tempi di intervallo tra le recidive che tenderanno comunque a ridursi nel tempo. complicazioni Riguardano soprattutto la donna, per la quale l’Herpes è un fattore predisponente il tumore al collo dell’utero.

gonorrea (blenorragia, uretrite specifica)

È causata da un batterio, il Gonococco o Neisseriagonor- rhoeae, che colpisce prevalentemente i maschi, soprattutto giovani tra i 16 e i 25 anni. contagio Avviene attraverso rapporti sessuali per via vaginale, orale o anale, anche in assenza di eiaculazione; basta anche il semplice contatto con la cute infettata.

Raramente la trasmissione può verificarsi attraverso oggetti, indumenti, strumenti, servizi sanitari infetti. sintomi Nella donna la gonorrea non dà disturbi oppure può causare perdite vaginali anomale, bruciore e dolore nell’urinare. Nell’uomo, normalmente dopo 3-10 giorni dal rapporto infetto, si manifestano arrossamenti dell’uretra, bruciore e dolore nell’urinare, fuoriuscita di pus dal pene, talvolta gonfiore ai testicoli. diagnosi Sono disponibili esami su campioni di secrezioni prelevati nell’area dell’infezione o sulle urine.

terapia Si basa su un trattamento antibiotico; se è tempestiva e seguita da tutti i partner sessuali la guarigione è in genere rapida e completa.

complicazioni Nella donna il batterio può risalire lungo i genitali interni provocando la malattia infiammatoria pelvica (PID); in caso di gravidanza l’infezione può essere trasmessa al neonato che può presentare, 2-5 giorni dopo la nascita, secrezione purulenta alla congiuntiva, infezioni del sangue e delle articolazioni. Nell’uomo l’infezione può determinare restringimento (stenosi) dell’uretra e impossibilità a urinare, infezione della prostata (prostatite) e dell’epididimo (epididimite); quest’ultima, se trascurata, può portare a infertilità. Attraverso il sangue, il Gonococco può provocare congiuntivite o colpire le articolazioni provocando la cosiddetta “artrite gonococcica”

sifilide (lue)

I casi di sifilide, infezione causata da un batterio (Treponemapallidum), negli ultimi anni sono in preoccupante aumento. contagio Si trasmette soprattutto per contagio diretto sessuale (sifilideacquisita); i batteri si moltiplicano nel punto di ingresso, entrano nel sangue e invadono altri organi, causando malattie anche molto gravi. La trasmissione avviene molto raramente attraverso oggetti contagiati in quanto il batterio difficilmente resiste fuori dall’organismo umano. Il periodo di incubazione oscilla tra i dieci giorni e i tre mesi, mediamente tre settimane. Una donna malata di sifilide può contagiare il figlio durante la gravidanza (sifilide congenita) e l’allattamento.

sintomi Per quanto riguarda i sintomi, l’infezione può decorrere e trasmettersi da un partner all’altro senza che nessuno dei due se ne accorga. Se non trattata, la malattia può evolvere in tre stadi distinti, sempre più gravi.

Primaria: nella zona di contagio compare una piccola ulcera, dura, non dolorosa (sifiloma primario); questa lesione può sparire spontaneamente dopo alcune settimane o mesi; se non riconosciuta e curata può evolvere verso il secondo stadio.

Secondaria: si manifesta 3-8 e anche più settimane dopo la prima infezione ed è caratterizzata dalla comparsa in molte parti del corpo di eruzioni cutanee rosate (roseole) e placche di colore bruno-violaceo; frequente è la febbre, nausea, riduzione del peso corporeo, ingrossamento dei linfonodi, perdita di capelli.

Terziaria: passate le prime due fasi, la malattia evolve per molto tempo, anche oltre dieci anni, in modo silente (sifilide latente), fino alla formazione di zone di indurimento (gomme luetiche), costituite da tessuto necrotico e cicatriziale, che possono formarsi in vari organi vitali, provocando complicazioni irreversibili: difficoltà di coordinamento dei movimenti, paralisi, graduale cecità, demenza, malattie cardiache e ossee.

diagnosi Si basa principalmente su un’accurata visita medica, l’osservazione al microscopio del materiale prelevato dalle lesioni e specifici esami del sangue. In caso di dubbio dopo un rapporto occasionale o di insorgenza di un sintomo, è necessario eseguire gli opportuni accertamenti. È anche doveroso informare i partner sessuali recenti in modo che possano escludere un contagio.

terapia La terapia, a base di antibiotici, è semplice e sicuramente efficace nei primi stadi dell’infezione; può prevenire l’evoluzione verso gli stadi più gravi della malattia ma non cura i danni già presenti, che sono irreversibili.

Privacy Policy