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Belluno shock: Troppe assenze per la chemio, stipendio decurtato a impiegata


Dopo aver combattuto la malattia, ora deve affrontare una nuova battaglia, ma legale. G. F, 64enne di Belluno dipendente dell’Agenzia del territorio, si è vista decurtare la busta paga di 300 euro. Motivo: troppe assenze, quelle che le servivano per curarsi. Un problema  informatico ha conteggiato erroneamente le giornate durante le quali la donna si è sottoposta alla chemioterapia all’ospedale di Aviano.

Nessun dietrofront però nè da parte dell‘Agenzia  e neppure dal Ministero. Da qui l’avvio di una causa intentata dalla donna con la quale l’impiegata intende anche chiedere i danni morali.

La vicenda torna a galla

Nel 2017, infatti, secondo quanto raccontato dalla donna al Gazzettino, l’Agenzia delle Entrate,

“si è prefissata di operare una verifica su tutte le malattie brevi dei dipendenti, così da decurtare l’indennità ricevuta da chi risultava essersi assentato dal lavoro per massimo 10 giorni, così da recuperare le somme elargite indebitamente”.

Tutta “colpa” di una norma del decreto Brunetta che prevede infatti la decurtazione di una parte dello stipendio per i primi dieci giorni di malattia. Taglio che viene meno dall’undicesimo giorno in poi. La dipendente è così stata vittima di un problema informatico che ha conteggiato erroneamente le giornate durante le quali si è sottoposta alla chemioterapia all’ospedale di Aviano. In pratica il software ha conteggiato “tutti gli appuntamenti settimanali con la chemio ad Aviano come interruzioni della malattia – spiega il sindacalista Fp Cgil Gianluigi Della Giacoma – in questo modo risulterebbe che i 18 mesi di assenza dal posto di lavoro della signora sono formati da tanti brevi periodi di malattia, della durata di meno di una settimana. Le giornate spese in terapia salvavita, invece, non dovrebbero nemmeno essere considerate nel computo totale dei giorni di malattia”.

“Oggi vado dall’avvocato per la diffida all’Agenzia delle Entrate – annuncia la diretta interessata al Gazzettino – voglio indietro tutti i soldi e anche il risarcimento per i danni psicologici”.

Intanto la sua busta paga è stata alleggerita: “300 euro in meno ogni mese vengono trattenuti da luglio allo stipendio della donna così da recuperare la somma pagata, a detta dell’Agenzia, indebitamente, alla lavoratrice”, spiega il sindacalista al Gazzettino. Allo stato attuale si tratterebbe di 2100 euro “tolti per venire restituiti al datore di lavoro”.

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