Tumore al seno, il gene Angelina Jolie non amplifica il rischio di morte

Ricorderete sicuramente quando 5 anni fa l’attrice Angelina Jolie aveva deciso di sottoporsi ad una doppia mastectomia per evitare le conseguenze del tumore che purtroppo avevo ucciso la madre e la zia. In seguito all’annuncio dell’attrice tra le più ammirate al mondo, molte donne decisero di fare esami e screening 3 anni fa. Sempre la stessa Angelina Jolie decise di farsi rimuovere anche le ovaie e a distanza di anni sembra essere arrivata una notizia che ha lasciato un po’ perplessi ovvero che la mutazione del Gene brca1 associate ad un aumento fino a 8 volte del rischio di cancro non è una vera e propria condanna a morte nel senso che se si ha un tumore al seno, le probabilità di sopravvivenza sono le stesse rispetto alle pazienti che non hanno il DNA mutato. E’ questo sostanzialmente quanto spiegato da un gruppo di ricercatori dell’università di Southampton, i quali hanno effettuato uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista lancet oncology.

Questo studio mostra come la mastectomia in seguito alla diagnosi, non ha effetti sulla speranza di sopravvivenza. I ricercatori nello specifico hanno esaminato ben 2733 donne tutte le età comprese tra i 18 Ed i 40 anni che pare avessero avuto una diagnosi di tumore al seno di cui il 12% aveva anche la mutazione. I risultati sono stati sorprendenti visto che a 10 anni esatti dalla diagnosi non erano sopravvissuti al tumore circa 351 donne e la mortalità è risultata uguale in entrambi i gruppi. Inoltre, sembra anche che un terzo delle donne che avevano effettuato la mutazione avevano optato anche loro come l’attrice per una doppia mastectomia, ma a detta dei ricercatori questo tipo di intervento pare non abbia cambiato la probabilità di sopravvivenza.

Le mutazioni del gene Brca1 e Brca2 aumentano il rischio di sviluppare il tumore della mammella dalle 4 alle 8 volte. “Questo ci dice che l’intervento radicale non deve essere fatto subito, insieme agli altri trattamenti, anche se proba bilmente la mastectomia può dare benefici a lungo termine, venti o trent’anni dopo la diagnosi iniziale”,sottolinea alla Bbc Diane Eccles, l’autore principale.

Scoprire di avere la mutazione instilla nelle donne una paura di sviluppare il cancro molto maggiore rispetto alle altree la reazione varia da un approccio più aggressivo, in cui si chiede la rimozione dei seni, a uno più conservativo, con uno screening più precoce e frequente. La consapevolezza dei risultati di questo studio potrebbe far propendere di più verso l’atteggiamento di ‘vigile attesa’, soprattutto tenendo conto del fatto che oggi il tumore al seno è curabile nel 90% dei casi. È importante dare un’offerta assistenziale multidisciplinare, con un counseling genetico ma anche una consulenza con esperti di psiconcologia”, questo quanto spiegato da Fortunato Ciardiello, docente di Oncologia Medica presso il dipartimento di internistica clinica e sperimentale dell’università della Campania Luigi Vanvitelli.

Il seno

Lo strato di pelle che circonda il seno e che si appoggia sul muscolo pettorale è l’unico supporto del seno, costantemente soggetto alla legge di gravità. La bellezza del petto dipende molto dalla qualità della pelle che lo sostiene, che sarà sempre da nutrire e da proteggere, in particolare dal sole, pena il cadere dei seni prima del tempo (ptosi mammaria). Sono sconsigliati anche i bagni troppo caldi, nocivi per la circolazione; invece, può essere utile un getto di acqua fredda sul seno alla fine della doccia quotidiana. È importante idratare la pelle su tutta la zona del décolleté perché è molto povero di ghiandole sebacee e, quindi, richiede un’idratazione quotidiana. Questo trattamento è particolarmente indicato se la nostra pelle è soggetta a smagliature o se è secca. Di tanto in tanto possiamo anche fare un peeling in questa zona, facendo attenzione a non toccare i capezzoli, usando un prodotto dolce, per esempio per il viso, e naturalmente bio! Per pren derci cura del nostro seno, è indispensabile utilizzare solo cosmetici biologici per evitare gli ingredienti nocivi contenuti nei prodotti convenzionali. Infine, occorre prestare attenzione all’acquisto del reggiseno. Oggi sono studiati per far apparire e mettere in mostra il seno piuttosto che per sorreggerlo delicatamente. La compressione che può esercitare un reggiseno rallenta la circolazione naturale nel sistema linfatico, una rete interna di vasi dove scorrono i fluidi che liberano il corpo dagli scarti; se questo sistema non funziona correttamente, le sostanze tossiche si accumulano nei tessuti mammari, creando un terreno fertile per le malattie. È anche sconsigliato indossare un reggiseno di notte.

L’automassaggio giornaliero

Le cure di base devono essere fatte sin dall’apparizione del seno, con massaggi delicati ogni giorno. In piedi davanti allo specchio, versare un filo d’olio d’oliva (vedi il riquadro) nella mano per riscaldarlo prima di applicarlo sulla pelle e massaggiare con gesti che vadano dalla base del seno verso l’alto. Deve essere fatto gentilmente, con amore. Poi si mettono le otto dita (esclusi i pollici) sullo sterno tra i seni e si massaggia avanti e indietro; per aumentare questa stimolazione, inspiriamo ed espiriamo lentamente attraverso la bocca. Poi, incrociando le braccia, mettiamo le dita sotto le ascelle per massaggiare questa zona e drenare i linfonodi. Si termina, disegnando degli otto su entrambi i seni con tocchi delicati, ponendo tutta la mano sul seno. Fare questo massaggio davanti a uno specchio è importante perché permette di visualizzare i gesti che facciamo. Inoltre, osservando i propri seni, li conosceremo meglio e potremo rilevare più rapidamente possibili anomalie. Questo massaggio quotidiano, che non dura più di cinque minuti, aiuta a familiarizzarsi con i propri seni; è utile per mantenere il tono della struttura di sostegno, per sciogliere le tensioni, per rivitalizzare la circolazione sanguigna e linfatica. Inoltre aiuta a eliminare le tossine, grazie alla linfa, e favorisce l’assorbimento delle sostanze nutritive portate dal sangue; può anche alleviare i disagi nel caso in cui i seni siano gonfi e doloranti. Infine, ci permette di liberarci dall’ansia che insorge quando facciamo un’autopalpazione per rilevare un’anomalia. Per tonificare i tessuti che formano la struttura di sostegno del seno, consigliamo anche il massaggio del muscolo pettorale. Solleviamo un braccio e poniamo l’altra mano sotto l’ascella. La mano, a mo’ di pinza, tiene il muscolo tra il pollice e le altre dita per rilasciare le tensioni che si formano nella zona della clavicola sino a tutto il seno. Ci sono molti esercizi per tonificare dolcemente i muscoli pettorali; uno semplice è di mettere le mani giunte davanti a sé, come durante una preghiera, e quindi premere il più forte possibile. Facciamo questo esercizio almeno una dozzina di volte di seguito e nella fase di rilassamento, respiriamo profondamente e poi ricominciamo. Avere uno sguardo amorevole sui propri seni, imparare a conoscerli, a proteggerli, è una pratica positiva che genera buona salute.

L’autopalpazione del seno

I pareri sono divisi su questo argomento. Eppure l’autopalpazione ha un grande merito: consentire alle donne di essere artefici della loro salute, piuttosto che aspettare la palpazione annuale del ginecologo e del medico di base. Occorre decidere di fare questo autoesame di tanto in tanto in modo più attento, preferibilmente dopo le mestruazioni in occasione di un massaggio. Se rileviamo un’anomalia, non bisogna preoccuparsi; la prima cosa da fare è chiedere conferma al nostro medico o al nostro ginecologo. In primo luogo, ci farà una palpazione e, in caso di dubbio, o se ha scoperto un nodulo (una piccolo rigonfiamento anomalo), ci prescriverà una mammografia o un’ecografia o entrambi. Da adolescente ero molto complessata per il fatto di avere il seno piccolo, anche perché mia madre aveva un bel petto. Eppure, da adulta, grazie a gruppi di aiuto per la salute delle donne ho scoperto l’autopalpazione e il massaggio dei seni. Questo mi ha permesso di recuperare un buon rapporto con questa parte del mio corpo e di riconciliarmi con la mia immagine. Questa pratica mi ha probabilmente salvato la vita. Un giorno, facendo la doccia, ho scoperto un piccolo nodulo che si è dimostrato essere un cancro al seno; preso in tempo, è stato trattato in modo efficace.

Il seno durante l’allattamento

Nelle donne in gravidanza o che allattano, una congestione del seno a volte si traduce in dolori di ordine funzionale normalmente passeggeri. Durante l’allattamento, però, si può verificare l’ingorgo di una mammella, che si manifesta con tensione e dolore al seno, dovuti a un accumulo di latte. Può sopraggiungere qualche giorno dopo il parto (al momento della montata lattea), oppure può essere causato da una produzione di latte su periore alla domanda del bambino (quando smette di svegliarsi di notte, per esempio), o sopraggiungere quando si salta una poppata. Per alleviare il dolore al seno miscelare 1 goccia di olio essenziale (OE) di geranio (Pelargonium x asperum) e 1 goccia di OE di palmarosa (Cymbopogon martinii) in un cucchiaino di olio vegetale di rosa mosqueta (Rosa rubiginosa) e massaggiare il seno 2 volte al giorno. Non allattare subito dopo l’applicazione.

Il seno in menopausa

Al momento della menopausa, la pelle del seno si rilascia. Questo periodo è contraddistinto dalla cessazione delle secrezioni ovariche: estrogeni e progesterone. In assenza di questi due ormoni, il tessuto adiposo ingloba il tessuto ghiandolare, cosa che non impedisce al seno di rimanere sensibile, in particolare al capezzolo. Questo spiega la trasparenza radiografica e quindi la buona leggibilità delle mammografie dopo la menopausa. Nonostante l’affidabilità della mammografia, che deve essere associata all’ecografia, i dolori al seno di recente insorgenza devono indurci a consultare un medico. Ci sono anche dei dolore associati all’assunzione di trattamenti ormonali per la menopausa (TOS – Terapia ormonale sostitutiva) che oggi sono sconsigliati e possono essere sostituiti con prodotti naturali.

Tumore al seno, scoperto nuovo vaccino terapeutico sicuro e molto efficace

Si continua a parlare di Tumore al seno, visto che secondo le statistiche raccolte dall’Aic, circa una donna su otto viene colpita purtroppo nel corso della sua esistenza dal cancro al seno, che ad oggi rappresenta circa il 29% di tutti i tumori diagnosticati alle donne. Si tratta di dati piuttosto importanti, se consideriamo, inoltre, che questa patologia è la principale causa di decessi nelle donne con una percentuale del 17% tra le mortalità per motivazioni oncologiche. Ovviamente, gli esperti sono concordi nel sottolineare che concorrono diversi fattori di rischio per il cancro al seno, e tra questi annoveriamo il fumo, l’abuso di alcolici, cattivo stile di vita, pessima alimentazione. Gli esperti, inoltre, da anni ormai parlano di prevenzione ed a tal riguardo invitano le donne a non trascurare assolutamente i sintomi anche quelli più impercettibili, perchè spesso permettono di diagnosticare in tempo il tumore; tra questi citiamo la perdite di liquido o sangue dal capezzolo, rigonfiamento dei linfonodi sotto le ascelle, attorno al collo o anche alla clavicola. Un modo per capire se nel nostro seno presenti noduli, è l’auto-palpazione che permette appunto di tenere sotto controllo la salute delle nostre mammelle.

“Se palpandosi il seno si scopre di avere qualche nodulo bisogna assolutamente tenerlo sottocontrollo, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni benigne come cisti e fibromi, ancor più se compaiono in gioventù. Molto spesso questi ultimi appaiono con contorni lisci e regolari, e hanno la tendenza a muoversi sotto la pressione delle dita rispetto a quelli maligni che invece sono più fissi e irregolari”, ha dichiarato la Dottoressa Stefania Gori, ovvero il direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale del Sacro Suore Don Calabria di Negrar, nonchè attuale presidente dell’Aiom. Negli ultimi giorni, è stata diffusa una notizia che ha sicuramente dato molte speranze a tutte le donne e si tratterebbe di un vaccino terapeutico contro il tumore al seno, risultato sicuro ed efficace in quanto stimola il sistema immunitario a prendere di mira la proteina HER2 sulle cellule del cancro alla mammella, portando in questo moto alla regressione della malattia in stadio iniziale su un gruppo di 13 pazienti su 54 facenti parte del campione di sperimentazione.

Il vaccino in questione pare sia stato sviluppato dai ricercatori del Moffitt Cancer Center e pare che, come abbiamo anticipato, si sia rivelato efficace nello stimolare il sistema immunitario a riconoscere prima il tumore e prenderlo di mira. I ricercatori per preparare il vaccino in questione hanno isolato le cellule immunitarie dendritiche dal sangue di ogni paziente e le hanno esposte a frammenti della proteina HER2. Lo studio è stato eseguito su 54 donne affette dal cancro al seno, su alte donne è stata iniettata una dose di vaccino personalizzato una volta alla settimana per sei settimane in un linfonodo, sul tumore stesso o in entrambi i siti. I risultati sono stati sorprendenti, visto che circa l’80% delle pazienti ha avuto una risposta immunitaria positiva.

Struttura e funzione della mammella
La mammella è costituita da grasso (tessuto adiposo), tessuto connettivo e tessuto ghiandolare. Quest’ultimo è suddiviso in lobi, dai quali si diparte una rete di dotti che si diramano fino al capezzolo. Durante la gravidanza la ghiandola mammaria si prepara a secernere il latte per il futuro neonato. È raro che le mammelle siano perfettamente uguali tra loro. Inoltre, la mammella si modifica nelle diverse fasi del ciclo mestruale e a volte la struttura risulta nodulare proprio prima della mestruazione.
Al di sotto della cute, una propaggine del tessuto mammario si estende fino al cavo ascellare. L’ascella contiene anche un gruppo di linfoghiandole (chiamate anche linfonodi) che fanno parte del sistema linfatico. Ci sono linfonodi anche vicino allo sterno e dietro le clavicole.
(Lymph nodes in the armpit: linfonodi nel cavo ascellare; Internal mammary lymph nodes: linfonodi mammari interni; Muscle: muscolo; Rib: costola; Lobe: lobo; Fatty tissue: tessuto adiposo; Nipple: capezzolo; Milk duct: condotto del latte) La maggior parte dei noduli mammari sono benigni e non maligni. Le cause più comuni dei noduli mammari benigni sono cisti (sacche di liquido che si formano nel tessuto mammario solitamente a causa dell’ostruzione di un dotto galattoforo) o fibroadenomi (tumori solidi fatti di tessuto ghiandolare e fibroso). I noduli mammari benigni richiedono semplici trattamenti medici o chirurgici.
Se eseguendo l’autoesame del seno notate la presenza di un nodulo o se vi sembra che la mammella sia ‘diversa’, non perdete tempo e fatevi visitare dal vostro ginecologo o, se possibile, dal senologo.
Qualsiasi modifica della mammella dovrebbe essere sempre esaminata, perché, benché la maggior parte dei noduli mammari siano benigni, devono comunque essere controllati per escludere la possibilità che siano di natura maligna o precancerosa. Inoltre, nel caso in cui lo fossero, più precoce è il trattamento, migliori sono le probabilità di guarigione.

Il tumore della mammella negli uomini
Queste informazioni riguardano il cancro della mammella negli uomini e andrebbero lette insieme alle informazioni nel paragrafo “i tumori della mammella”.
Le cellule tumorali si possono sviluppare in una piccola quantità di tessuto mammario che negli uomini si trova dietro ai capezzoli. Il cancro della mammella è molto più comune nelle donne che negli uomini e ogni 100 casi di tumore 1 si verifica nell’uomo.
Cause del cancro della mammella negli uomini
La causa del cancro della mammella negli uomini non è ancora del tutto chiara, ma alcuni uomini sembrano essere più a rischio nel sviluppare la malattia.
Questo cancro così raro molto spesso si verifica in uomini di età superiore ai 60 anni. I più predisposti sono uomini che hanno:
– diagnosi di cancro del seno in più parenti stretti (uomini o donne) della stessa famiglia;
– diagnosi di cancro in entrambe le mammelle in un parente stretto;
– diagnosi di cancro del seno in un parente stretto al di sotto dei 40 anni;
– diagnosi di altre forme di tumore, soprattutto dell’ovaio e del colon, nonché della
mammella, in componenti della stessa famiglia;
Esistono luoghi di cura specialistici rivolti alle persone che possono avere un crescente rischio di sviluppare questo tumore a causa di una storia di tumore in famiglia. Queste sono conosciute come cliniche per il tumore genetico famigliare. Il tuo medico può indirizzarti ad una di queste se pensa che tu possa essere a rischio elevato di sviluppare un tumore della mammella.
Gli uomini che posseggono alti livelli di estrogeno o gli uomini che sono stati esposti per più volte a radiazioni (specialmente in tenera età), in circostanze rare possono essere soggetti a rischio nello sviluppo del tumore della mammella. Maggiormente a rischio sono comunque gli uomini che hanno una rara anomalia cromosomica chiamata Sindrome di Klinefelter che si manifesta con la presenza di un cromosoma femminile in più.

Nella donna ma anche nell’uomo esistono differenti tipi di tumori della mammella. Il più comune negli uomini è chiamato carcinoma invasivo duttale. Altri tipi, più rari, sono il carcinoma infiammatorio, la malattia di Paget della mammella e una condizione precancerosa conosciuta come carcinoma duttale in situ (DICIS).
I sintomi
II sintomo più comune è costituito da una massa informe nella zona della mammella. Altri segnali possono essere dati dal verificarsi di variazioni nelle dimensioni e nella forma del seno, dalla presenza di una piaga sulla pelle, da una secrezione del liquido del capezzolo oppure da una retrazione dello stesso. Un altro possibile sintomo è un’irritazione del capezzolo o dell’area circostante.
Come diagnosticarlo
Il medico appurerà la natura di un nodulo tramite un’attenta palpazione della zona interessata. Successivi esami aiuteranno a confermare la diagnosi e a capire dove il tumore si è diffuso.
Mammografia: si tratta di un’indagine radiologica della mammella, che risulta particolarmente utile per individuare modificazioni iniziali della ghiandola mammaria quando può essere difficile palpare un nodulo. Per diagnosticare il tumore della mammella negli uomini solitamente è più utile l’uso di onde sonore.
Ecografia: le onde sonore sono usate per vedere se la massa presente nella mammella è solida o contiene del liquido. Le mammelle vengono spalmate con un sottile strato di apposito gel; su tutta la regione mammaria si fa, quindi, scorrere un piccolo strumento (sonda ecografica), simile ad un microfono, che emette ultrasuoni. Le riflessioni di questo fascio di ultrasuoni vengono convertite in immagini tramite un computer.
Agoaspirato: un ago sottile e una siringa vengono usati per prelevare un campione di cellule dal nodulo mammario; il campione viene quindi inviato in laboratorio per l’esame citologico, ossia per vedere se contiene cellule maligne. A volte, soprattutto se il nodulo è di piccole dimensioni, l’agoaspirato si esegue nel reparto di radiologia. In questo caso, l’operatore esegue la procedura sotto controllo radiografico o ecografico per verificare che la biopsia sia eseguita proprio nella lesione. Egli discuterà con voi la modalità più idonea per il vostro caso.
Macro-agobiopsia: questa tecnica si esegue con un ago di calibro più grande di quello usato per l’agoaspirato. Si effettua a volte in anestesia locale e consente di eseguire una biopsia, ossia di prelevare un piccolo campione di tessuto dal nodulo, che viene quindi inviato in laboratorio per individuare eventuali segni di carcinoma.
Analisi del sangue. Le analisi del sangue servono per controllare le vostre condizioni generali prima di ogni intervento.

Classificazione e gradazione Classificazione del carcinoma mammario
La classificazione del carcinoma si riferisce alle sue dimensioni e alle zone in cui si è diffuso. Tale classificazione è utile perché dal tipo di tumore dipende il tipo di trattamento a cui sottoporsi.
In alcune persone, il tumore può diffondersi in altre parti del corpo, attraverso il sangue o il sistema linfatico. Tale sistema è costituito da una rete di linfonodi collegati in tutto l’organismo da minuscoli vasi detti vasi linfatici. Nel sistema linfatico fluisce un liquido giallo (linfa) contenente i linfociti, ossia le cellule che devono combattere le malattie. Il medico solitamente esamina i linfonodi vicini per classificare il tipo di tumore.
Solitamente il carcinoma della mammella si classifica secondo quattro stadi. Parte dallo stadio 1 che identifica un tumore piccolo e localizzato, fino ad arrivare allo stadio 4 dove la malattia si è diffusa in altre parti del corpo. Se il tumore ha intaccato altri organi del corpo il carcinoma viene definito come secondario o metastatico.
Stadiazione del carcinoma mammario:
• stadio 1: tumore con diametro massimo non superiore a 2 cm.; i linfonodi ascellari sono indenni e le cellule neoplastiche non si sono diffuse ad altri organi;
• stadio 2: tumore con diametro massimo compreso tra 2 e 5 cm o i linfonodi ascellari sono invasi, oppure rivela entrambe queste caratteristiche, ma le cellule neoplastiche non si sono diffuse apparentemente ad altri organi;
• stadio 3: tumore con diametro massimo fino a 5 cm ed è fisso alle strutture vicine (cute o muscolo); i linfonodi sono usualmente invasi, ma le cellule neoplastiche non si sono diffuse apparentemente oltre la mammella né ai linfonodi ascellari;
• stadio 4: tumore non importa di quale diametro, i linfonodi sono di solito invasi e le cellule neoplastiche si sono diffuse ad altri siti corporei. In questo caso si parla di carcinoma mammario metastatico.
Il grado
Questo termine tecnico serve per descrivere le caratteristiche delle cellule neoplastiche al microscopio. Il grado indica la rapidità con cui le cellule tumorali possono infiltrarsi. Tre sono i gradi di classificazione del cancro della mammella, e precisamente:
• grado 1 (grado basso): le cellule tumorali sono molto simili alle cellule normali del tessuto mammario; di solito crescono lentamente e difficilmente si diffondono a distanza;
• grado 2 (grado medio);
• grado 3 (grado elevato): le cellule tumorali hanno un aspetto molto anomalo; crescono più rapidamente e si diffondono a distanza.
Cura
Dal momento che il tumore della mammella negli uomini è molto raro, ci sono pochissime ricerche che riguardano i trattamenti, così solitamente viene trattato come nelle donne.

Chirurgia, per la maggior parte degli uomini la chirurgia è il primo trattamento scelto, anche se di solito negli uomini non è possibile rimuovere solo la massa tumorale (nodulectomia) in quanto la maggior parte degli uomini hanno poco tessuto mammario e il tumore spesso è vicino o sotto al capezzolo. Spesso è quindi necessario rimuovere sia il tessuto mammario che il capezzolo (mastectomia). Può succedere che anche alcuni dei linfonodi presenti sotto il braccio debbano essere rimossi.
Terapia ormonale, la maggior parte dei tumori della mammella hanno bisogno dell’ormone estrogeno per svilupparsi. L’estrogeno è un ormone sessuale femminile, ma è presente anche negli uomini in piccola parte. La terapia ormonale è molto efficace nel ridurre la quantità di estrogeni nel corpo ed è utilizzata per tentare di prevenire la ricomparsa del cancro dopo l’intervento chirurgico. La terapia ormonale è usata anche per ridurre il tumore dopo la chirurgia iniziale.
■ Tamoxifen: è la terapia ormonale comunemente usata per il carcinoma della mammella. Tale farmaco attacca i recettori estrogeni che si trovano sulla superficie delle cellule neoplastiche. Impedendo l’ingresso degli estrogeni le cellule smettono di crescere e di dividersi. Solitamente il Tamoxifen produce anche nell’uomo gli stessi effetti prodotti nella donna. Può succedere che alcuni uomini incorrano in problemi di erezione.
■ Inibitori della aromatase, alcuni di questi sono letrozolo, anastrozolo e exemestano. Negli uomini l’estrogeno è costituito da una trasformazione degli ormoni sessuali maschili (androgeni). Questa trasformazione avviene grazie ad un enzima chiamato aromatase. Gli inibitori di aromatase sono farmaci che bloccano l’aromatase e di conseguenza la formazione di estrogeni. Se vengono usati gli inibitori della aromatase devono essere somministrati con farmaci come il goserelin (Zoladex®) che diminuiscono la produzione di androgeni.
Chemioterapia, la chemioterapia consiste nell’utilizzo di farmaci anti-tumorali (citotossici) per distruggere le cellule neoplastiche. Può essere effettuata dopo l’intervento chirurgico se il medico pensa che ci sia stato un alto rischio che le cellule neoplastiche si siano diffuse dal seno ad altre parti del corpo, prima che il tumore fosse rimosso. Solitamente viene fatta se sono state trovate cellule neoplastiche nei linfonodi sotto il braccio oppure se sono presenti metastasi. I farmaci chemioterapici usati per gli uomini sono gli stessi usati per le donne. Il medico discuterà con il paziente se la chemioterapia è necessaria nella sua situazione.
Radioterapia, la radioterapia utilizza raggi ad alta energia per distruggere le cellule neoplastiche. Può essere usata per ridurre la possibilità di ricomparsa del cancro dopo l’operazione e per ridurre il dolore causato dalla diffusione del cancro anche in altre parti del corpo, per esempio nelle ossa.
Studi clinici
La ricerca relativa ai trattamenti del carcinoma della mammella negli uomini è attualmente in itinere. Gli oncologi utilizzano studi clinici (trials clinici) per valutare nuovi trattamenti. Prima che uno studio clinico venga effettuato, una commissione etica deve approvarlo, affinché ne sia chiara l’utilità per il paziente.
Ti potrebbe essere chiesto di prendere parte ad un trial clinico. Il tuo medico ha l’obbligo di discutere il trattamento con te e informarti nel modo più completo possibile sullo studio nel quale potresti essere coinvolto. Puoi decidere anche di non partecipare o di ritirarti dallo studio in qualsiasi momento.

Sensazioni
Quando viene diagnosticato un tumore raro, spesso è difficile trovare informazioni e supporto. Gli uomini dicono di provare differenti emozioni, inclusa la rabbia, il risentimento, un senso di colpa, l’ansia e la paura. Inoltre, alcuni di loro trovano difficile e imbarazzante parlare del carcinoma alla mammella, anche perché è una patologia più comune nella donna. Queste sono tutte reazioni normali che fanno parte del processo di consapevolezza attraverso cui molte persone devono passare per far fronte alla propria malattia.
CAUSE & DIAGNOSI
Cause
Cause del carcinoma della mammella
Le cause del cancro della mammella non sono ancora del tutto chiare. Il rischio di sviluppare il cancro della mammella è molto basso nelle donne giovani, ma il rischio aumenta con l’età. Più della metà dei casi di carcinoma della mammella si verificano in donne di età superiore a 65 anni.
Il rischio di sviluppare la malattia aumenta secondo i fattori sotto riportati:
– Se la donna ha già avuto un cancro della mammella
– Se ha avuto un cancro della mammella benigno (carcinoma lobulare in situ o iperplasia lobulare atipica)
– Se le donne stanno facendo una terapia ormonale sostitutiva (HRT) o l’hanno fatta di recente. Le giovani donne che fanno una cura ormonale sostitutiva a causa di una menopausa precoce o a causa della rimozione delle ovaie non hanno un crescente rischio di cancro della mammella fino all’età di 50 anni. L’assunzione della pillola anticoncezionale aumenta in minima parte la possibilità per la donna di sviluppare il cancro della mammella. Le donne che non hanno figli sono di poco più predisposte a sviluppare questo tipo di cancro rispetto a quelle che hanno figli.
– Le donne che hanno la prima mestruazione precocemente o che hanno una ritardata menopausa hanno un rischio maggiore minimo di sviluppare il cancro della mammella.
– Le donne che non hanno mai allattato al seno sono in minima parte più predisposte di quelle che hanno allattato per più di un anno.
– Essere in soprappeso una volta entrate in menopausa può aumentare il rischio di cancro della mammella
– Può aumentare il rischio l’assunzione di molti alcolici per più anni.
Difetto genetico ereditario
Un numero molto esiguo di casi di carcinoma della mammella è causato da un difetto genetico ereditario. I geni anomali che possono determinare un accresciuto rischio di sviluppare la malattia sono BRCA1 e BRCA2. I fattori che possono essere indicativi della potenziale presenza di un difetto genetico ereditario sono:
• diagnosi di cancro del seno in più parenti stretti della stessa famiglia;
• diagnosi di altre forme di tumore, soprattutto dell’ovaio e del colon, nonché della mammella, in componenti della stessa famiglia;
• diagnosi di cancro del seno in un parente stretto al di sotto dei 40 anni;
• diagnosi di cancro del seno bilaterale in un parente stretto.

Sintomi
Nella maggior parte delle donne, il carcinoma della mammella si manifesta come una massa indolore nel seno. Altri segni possono includere:
– variazioni nelle dimensioni e nella forma del seno
– ritrazione della pelle del seno
– ispessimento del tessuto mammario
– retrazione di un capezzolo
– formazione di una massa dietro al capezzolo
– un’irritazione (tipo eczema) del capezzolo
– perdite di sangue dal capezzolo (molto raro)
– un gonfiore o un accumulo sotto l’ascella
Il dolore al seno è molto raro come sintomo del carcinoma della mammella. Infatti, molte donne che sono sane sentono il seno granuloso e morbido prima del ciclo. Alcuni tipi di tumori benigni possono provocare dolore.
Diagnosi
L’iter diagnostico comincerà probabilmente dal vostro medico di famiglia che vi visiterà e vi prescriverà gli esami e le radiografie che riterrà opportuni. Può anche darsi che vi invii in ospedale, o in un centro oncologico, per un consulto o un trattamento specialistico.
In ospedale, il chirurgo oncologo che vi visiterà vorrà conoscere la vostra storia clinica prima di procedere alla visita. Quindi vi ispezionerà e vi palperà le mammelle per rilevare se vi sono noduli o addensamenti ghiandolari, dopo vi palperà sotto le ascelle e alla base del collo per rilevare eventuali linfonodi aumentati di volume.
Una radiografia del torace ed esami del sangue possono essere eseguiti per controllare lo stato generale.
Le metodiche che illustreremo brevemente di seguito servono tutte per diagnosticare il carcinoma mammario e il chirurgo oncologo può decidere di sottoporvi ad uno solo o a più di questi esami strumentali.
Mammografia
Si tratta di un’indagine radiologica della mammella, che risulta particolarmente utile per individuare modificazioni iniziali della ghiandola mammaria quando può essere difficile palpare un nodulo. Dovrete spogliarvi nella parte superiore del corpo. Il radiologo vi posizionerà in modo tale da che i seni siano rivolti verso la macchina che emana i raggi X. Per ogni seno saranno eseguite due mammografie da diverse angolazioni.
Per alcune donne la mammografia è fastidiosa in quanto si deve esercitare una certa pressione sulle mammelle, al fine di ottenere una chiara immagine del seno, ma ciò dura solo pochi minuti e non è nocivo per la ghiandola mammaria.
La mammografia viene effettuata solitamente su donne di età superiore ai 35 anni. Nelle donne più giovani il tessuto mammario è più denso e ciò rende difficoltoso cogliere qualche cambiamento con la mammografia.

Ecografia
È una metodica indolore che dura solo qualche minuto.
È una tecnica che utilizza le riflessioni di un fascio di ultrasuoni per formare un’immagine degli organi interni del nostro corpo. Di solito si esegue nelle donne di età inferiore a 35 anni, le cui mammelle sono troppo dense per essere ben visualizzate alla mammografia. Si usa anche per vedere se un nodulo è solido o contiene liquido (cisti).
Le mammelle vengono spalmate con un sottile strato di apposito gel; su tutta la regione mammaria si fa, quindi, scorrere un piccolo strumento (sonda ecografica), simile ad un microfono, che emette ultrasuoni. Le riflessioni di questo fascio di ultrasuoni vengono convertite in immagini tramite un computer.
Eco-color doppler
Alcuni tipi di ecografo sono in grado di visualizzare i vasi che alimentano il nodulo e ciò può essere molto utile per differenziare le lesioni benigne da quelle maligne. I vasi appaiono sul monitor sotto forma di macchie di colore rosso o blu.
Agoaspirato
È una procedura semplice e di breve durata che si esegue in ambulatorio. Un ago sottile e una siringa vengono usati per prelevare un campione di cellule dal nodulo mammario; il campione viene quindi inviato in laboratorio per l’esame citologico, ossia per vedere se contiene cellule maligne. Questa tecnica può essere usata anche per drenare una cisti benigna. Essendo la ghiandola mammaria sensibile, la procedura può risultare leggermente fastidiosa.
A volte, soprattutto se il nodulo è di piccole dimensioni, l’agoaspirato si esegue nel reparto di radiologia. In questo caso, l’operatore esegue la procedura sotto controllo radiografico o ecografico per verificare che la biopsia sia eseguita proprio nella lesione. Egli discuterà con voi la modalità più idonea per il vostro caso.
Macro-agobiopsia
Questa tecnica si esegue con un ago di calibro più grande di quello usato per l’agoaspirato. Si effettua a volte in anestesia locale e consente di eseguire una biopsia, ossia di prelevare un piccolo campione di tessuto dal nodulo, che viene quindi inviato in laboratorio per individuare eventuali segni di carcinoma.
Analisi del sangue
Le analisi del sangue servono per controllare le vostre condizioni generali. Si determineranno i valori dell’emocromo (conta delle cellule ematiche), della funzione epato-renale e anche i livelli di alcuni marker, che sono particolari sostanze chimiche che possono essere prodotte dalle cellule tumorali.

Biopsia escissionale
Questa tecnica si esegue con la paziente in anestesia generale o totale e consente di prelevare l’intero nodulo, che viene poi inviato in laboratorio per l’esame istologico. Ciò può significare essere ospedalizzate per una notte, ma in alcuni centri la procedura viene eseguita come intervento ambulatoriale (o di day surgery).
Se il nodulo è troppo piccolo per essere palpabile, ma è stato visualizzato alla radiografia o all’ecografia, il radiologo dovrà evidenziare l’area interessata per agevolare il chirurgo nel reperire la lesione. A tale scopo, dopo aver praticato un’anestesia locale, introdurrà un filo di repere molto sottile sotto controllo radiografico o ecografico. Il filo metallico sarà la guida che il chirurgo seguirà per reperire il nodulo. In alcuni centri si usa il radiorepere ossia la somministrazione intra- e perilesionale di un isotopo radioattivo che consente poi al chirurgo, al tavolo operatorio, di rilevare il nodulo per mezzo di un rilevatore di radioattività e di reperire anche il linfonodo o i linfonodi ascellari che hanno drenato la linfa dal nodulo ‘linfonodo sentinella’. In altri centri si usa un colorante vitale.
Alcune unità altamente specializzate sono in grado di fornire un servizio diagnostico, inclusi alcuni esami di laboratorio, in 24 ore, ma nei grandi ospedali generali i tempi di attesa dei risultati degli accertamenti sono più lunghi. Chiaramente questo sarà per voi un periodo di grande ansia e forse vi potrà essere utile parlare delle vostre preoccupazioni con il partner, con una cara amica o con un parente.
Test HER2 e cancro della mammella
L’ HER2 è una proteina che può colpire la crescita delle cellule tumorali. Tali informazioni andrebbero lette insieme a quelle relative al carcinoma della mammella e al trastuzumab (Herceptin®).
HER2
Per capire meglio come funziona l’HER2, prima di tutto è necessario sapere qualcosa sui recettori e i fattori di crescita.
Recettori: sono particolari proteine presenti sulla superficie delle cellule. Altre proteine o agenti chimici che circolano nel corpo possono attaccarsi a questi recettori causando cambiamenti nelle cellule (per esempio, le rendono riproducibili).
Fattori di crescita: sono agenti chimici che si attaccano ai recettori stimolando la crescita delle cellule.
HER2 è una proteina che si trova sulla superficie di alcune cellule tumorali. È costituita da un particolare gene chiamato l’HER2/ neugene. Tale proteina è un recettore per un particolare fattore di crescita chiamato fattore di crescita epidermoidale umano, che per natura si trova nel corpo umano. Quando tale fattore di crescita si attacca ai recettori dell’HER2 presenti sulle cellule tumorali, può provocare la loro crescita e divisione.
Alcune cellule tumorali hanno più recettori di HER2 rispetto ad altri. In questo caso il tumore è detto HER2-positivo. Si pensa che 1 su 5 donne con il cancro della mammella sia affetta da un tumore HER2-positivo.
Il carcinoma della mammella HER2-positivo
I tumori che sono HER2-positivi tendono a crescere più velocemente rispetto ad altri tipi di tumori della mammella. Sapere che il tumore è di tipo HER2-positivo a volte può influenzare la scelta della cura. Per combattere il cancro della mammella HER2-positivo è stato sviluppato un farmaco chiamato trastuzumab (comunemente conosciuto come Herceptin®) che è un tipo di anticorpo monoclonale. Gli anticorpi monoclonali sono trattamenti che possono mirare a particolari proteine nel corpo.
L’Herceptin si attacca alla proteina HER2 e impedisce al fattore di crescita epidermale umano di raggiungere le cellule tumorali e di stimolarne la crescita. L’Herceptin funziona solamente in persone che possiedono un alto livello di proteina HER2.
L’Herceptin e il carcinoma della mammella
Recenti ricerche dimostrano che l’Herceptin aiuta ad evitare una recidiva nelle donne con cancro della mammella. Già da tempo si sapeva che la chemioterapia e la terapia ormonale possono ridurre questo rischio. Alcuni studi hanno provato a somministrare ad un gruppo di pazienti l’Herceptin durante la chemioterapia (un altro gruppo di pazienti è invece stato sottoposto solo a chemioterapia) per vedere se si riduceva il rischio di una recidiva. I risultati ottenuti sono stati molto promettenti, infatti si verificava una recidiva solo alla metà delle donne che avevano fatto la chemioterapia assumendo contemporaneamente l’Herceptin.
L’Herceptin e il carcinoma della mammella metastatico
L’Herceptin può essere utilizzata anche per curare il carcinoma della mammella secondario (tumore che si è già diffuso) e può essere usata da sola o in combinazione con la chemioterapia.
HER2 e la terapia ormonale
Le terapie ormonali possono rallentare o addirittura fermare la crescita delle cellule tumorali:
– alterando il livello di ormoni femminili che sono prodotti naturalmente dal nostro corpo
– prevenendo l’assorbimento degli ormoni da parte delle cellule tumorali
Le terapie ormonali sono più efficaci nelle donne le cui cellule tumorali hanno recettori per l’estrogeno e/o il progesterone. Questi tumori vengono definiti recettori degli estrogeni (RE) positivi o recettori del progesterone (RP) positivi. Ci sono vari tipi di terapie ormonali che funziono in modi lievemente diversi.
L’esame HER2
Ci sono degli esami che possono essere fatti per capire se una donna ha un carcinOoma della mammella HER2-positivo. L’esame può essere fatto contemporaneamente ad un iniziale intervento chirurgico del carcinoma della mammella e può essere usato un campione di tessuto tumorale di una precedente biopsia o di un precedente intervento chirurgico.
I principali metodi usati per l’esame HER2 sono l’analisi immunoistochimica (IHC) e l’ibridazione fluorescente in-situ (FISH).
Immunoistochimica (IHC): può mostrare la quantità di proteina HER2 presente nel campione tumorale. Il livello di HER2 viene calcolato su una scala da 0 a 3+
– 0-1+ significa che è presente una normale quantità di proteina HER2 e il risultato è HER2 negativo
– 2+ significa che è presente una modica quantità di proteina HER2
– 3+ significa che è presente una quantità di proteina HER2 superiore alla norma e il risultato è HER2-positivo Ibridazione fluorescente in-situ (FISH): mentre l’IHC misura il livello di proteina presente nel campione tumorale, il FISH la quantità di HER2/neugene presente in ogni cellula. Questo è il gene responsabile della sovrapproduzione di proteina HER2.
Non ci sono scale di valutazione per l’esame FISH, ma:
– se il risultato è FISH-negativo, è presente un livello normale di gene
– se il risultato è FISH-positivo, è presente una eccessiva quantità di gene. Questo caso a volte è detto amplificazione del gene.
Dopo la diagnosi del carcinoma della mammella
Se gli esami dimostrano che sei affetto da carcinoma della mammella, dovrai cercare un team medico adeguato per curare tale patologia e per avere tutte le informazioni e il supporto necessario. Tale team è definito “team multidisciplinare” ed normalmente include:
– chirurghi esperti in carcinoma della mammella
– infermieri che diano informazioni e supporto
– medici oncologi esperti nel curare il carcinoma della mammella con chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale e terapia biologica
– radiologi che aiutino ad analizzare le mammografie
– medici patologi che aiutino nell’analizzare la tipologia e il volume del tumore
Inoltre, possono prendere parte allo staff:
– fisioterapisti
– psicologi
– assistenti sociali
La stadiazione e il grading
La stadiazione del tumore si riferisce alle sue dimensioni e alle zone in cui si è diffuso. Il grado di classificazione dà un’idea quanto velocemente il cancro si può diffondere. Tale classificazione è utile perché dal tipo di cancro dipende il tipo di trattamento a cui sottoporsi.
Stadiazione
Un sistema di stadiazione comunemente usato distingue due forme di carcinoma della mammella, e precisamente:
Carcinoma duttale in situ (DCIS): solitamente è descritto come stadio 0. Si sviluppa interamente nel lume dei dotti galattofori (i canali attraverso i quali il latte giunge al capezzolo) senza invadere i tessuti circostanti. È anche detto non infiltrante o intraduttale, in quanto le cellule tumorali non invadono il tessuto mammario circostante e, di conseguenza, non si diffondono ad altre parti dell’organismo. Il DCIS è quasi sempre curabile con il trattamento.
Carcinoma lobulare in situ (LCIS): deriva dalla proliferazione di cellule neoplastiche nel rivestimento dei dotti intralobulari. Può essere bilaterale, ossia interessare entrambe le mammelle. Si definisce anche non infiltrante in quanto le cellule tumorali non si diffondono ai tessuti circostanti.
Il carcinoma mammario invasivo si classifica secondo i seguenti stadi:
• stadio 1: misura meno di 2 cm di diametro; i linfonodi ascellari sono indenni e le cellule neoplastiche non si sono diffuse ad altri organi;

• stadio 2: misura 2-5 cm o i linfonodi ascellari sono invasi, oppure rivela entrambe queste caratteristiche, ma le cellule neoplastiche non si sono diffuse apparentemente ad altri organi;
• stadio 3: misura più di 5 cm ed è fisso alle strutture vicine (cute o muscolo); i linfonodi sono usualmente invasi, ma le cellule neoplastiche non si sono diffuse apparentemente oltre la mammella né ai linfonodi ascellari;
• stadio 4: indipendentemente dalle dimensioni, i linfonodi sono di solito invasi e le cellule neoplastiche si sono diffuse ad altri siti corporei. In questo caso si parla di carcinoma mammario metastatico.
Il cancro della mammella che ricompare dopo il trattamento iniziale è detto cancro ricorrente della mammella.
Questa sezione tratta il cancro della mammella dallo stadio 1 al 3. In una sezione separata è dedicata al tumore metastatico (stadio 4).
Il sistema di stadiazione TNM
Il sistema di classificazione TNM dà informazioni più precise sul volume del tumore.
T rappresenta la dimensione del tumore;
N rappresenta se il tumore si è esteso sino ai linfonodi;
M rappresenta se il cancro si ha intaccato anche altre parti del corpo come le ossa, il fegato o i polmoni.
Il grado
Questo termine tecnico serve per descrivere le caratteristiche delle cellule neoplastiche al microscopio. Il grado indica la rapidità con cui le cellule tumorali possono infiltrarsi. Tre sono i gradi di classificazione del cancro della mammella, e precisamente:
• grado 1 (grado basso): le cellule tumorali sono molto simili alle cellule normali del tessuto mammario; di solito crescono lentamente e difficilmente si diffondono a distanza;
• grado 2 (grado medio);
• grado 3 (grado elevato): le cellule tumorali hanno un aspetto molto anomalo; crescono più rapidamente e si diffondono a distanza.
I recettori
Alcune cellule tumorali hanno delle parti chiamate recettori, che permettono ad alcuni tipi di ormoni o proteine di attaccarsi alla cellula. Per testare la presenza di questi recettori solitamente viene analizzato un campione di tessuto tumorale. Dalla loro presenza o meno dipende poi la scelta del trattamento da intraprendere.
Alcuni tipi di tumore hanno i recettori per gli ormoni estrogeni e per il progesterone. Se un tumore della mammella ha più di un certo numero di recettori estrogeni è detto recettore-estrogeno positivo (ER+).

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