Adrian, tante critiche tanti ascolti

Il teatro Camploy di Verona – o dico per conoscenza diretta – fa brillare i talenti come bombe a tempo. Celentano è un ordigno a tempo semovente (ti aspetti sempre che scoppi, ma non lo fa mai…) Sarà per questo che Aspettando Adrian, l’anteprima con attori in carne e ossa di Adrian, il cartoon metafisico di Adriano Celentano che incontra il suo ego, mandato in onda dal palco veronese in prima serata – preannunciato da un’aura messianica – su Canale 5, ha accarezzato gli ascolti con 5,997 milioni di telespettatori, con share del 21,9%. Peccato, però, che il vero evento della serata avrebbe dovuto essere proprio il cartone griffato da Milo Manara, il più noto disegnatore italiano vivente coadiuvato da montatori veneti e da una flotta di manovali cinesi. E, nella guerra degli ascolti, il cartoon ha toccato il 19% di share; ed è finita che la serata l’ha vinta La compagnia del cigno, fiction di culto di Raiuno.

OLIGARCHI NAZISTOIDI Orwelliano, ambientato in una Milano del 2068 dominata daoligarchi nazistoidi strappati un po’ al Grande dittatore di Chaplin, un po’ ai film fantascientifici V per vendetta e Minority Report, gonfio di retorica anticapitalista: Adrian non è un capolavoro, ma neppure una chiavica come lo descrive il popolo dei maniaci del web. Anche se sulla parte tecnica e sull’uso del motion capture, ci sarebbe da aprire un dibattito ma non è questa la sede, Adrian, a conti fatti, è un prodottino – diciamo – di medio cabotaggio che sta nel mazzo; ma ciò è bastato per attizzare la solita valanga di critiche. Critiche che Celentano, come fa da trent’anni a questa parte, ora cavalca con ingenua perizia. Eppure il cartoon ha sobillato istinti bassi e trasversali. C’è chi lo ritiene un afflato voyeuristico: giusto la scusa per ammirare le chiappe nude e tornite delle donnine di Manara.

C’è chi individua nella descrizione futuristica di Napoli – con palazzi intitolati alla “Mafia International”, un’astuta forma di razzismo antimeridionale. Che un po’ fa ridere. C’è chi insinua che la parte di show dal vivo del programma sia finita con quasi un’ora di anticipo dato che grandi ospiti, dalla Hunziker a Teocoli, ad Ambra Angiolini avevano defezionato all’ultimo così, senza un perché. Una sensazione di imbarazzo diffuso, insomma. Che, di fatto, trova giustificazione soltanto nell’anteprima dello spettacolo, appunto, quella diretta e direttamente ispirata dalla «prima Bibbia letteraria di Adriano Celentano» qualunque cosa la suddetta espressione significhi.

GENTE COMUNE Ecco, in quel segmento di spettacolo l’orchite haraggiunto livelli siderali. Tutto il canovaccio era lividamente surreale: l’abusata scenografia col tavolaccio, da cui stavolta spuntavano due frati (tra cui Frassica non informissima) e l’accesso della gente comune a una misteriosa “Arca di Noè” raffigurata sullo sfondo; e le battute senza né capo né coda sottilmente ispirate alle vecchie scenette di Totò e Peppino, ma ci fosse uno che l’abbia capito. Infine, l’apparizione. Ecco Adriano in felpone e ciabatte; e rimbrotta qualcosa, non si capisce bene cosa, ma lo dice senz’altro in un modo solenne sennò il pubblico non avrebbe sprecato le standing ovation come in uno dei vecchi comizi grillini cui il Molleggiato recentemente pare ispirarsi. La serata è iniziata col dubbio ed è finita nell’inconsistenza. Nulla di nuovo, insomma, per quel che attiene Adriano in tv…

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