Influenza, muore ragazzo 14enne Luigi Martignano

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Un giovane portiere 14enne del trevigiano, Luigi Martignano, è morto a causa dell’aggravarsi di un quadro clinico collegato probabilmente ad una miocardite dovuta, secondo quanto si apprende da fonti sanitarie, ad una complicazione di un attacco influenzale.

Un epilogo tragico che nessuno si aspettava e che solo l’autopsia sarà in grado di spiegare. I primi sintomi, che hanno fatto pensare ad una normale influenza, risalgono a cinque giorni fa. Che fossero eccessivi e dunque probabilmente gravi si è capito fin da subito. I genitori hanno dunque deciso di portare il ragazzo in ospedale: il giovane era stato visitato presso il nosocomio di Montebelluna (Treviso) e poi dimesso: gli è stata prescritta una terapia di antipiretici e riposo.

Lunedì mattina, però, stava ancora peggio. La famiglia si è dunque rivolta al medico di base e ancora una volta la diagnosi è stata quella di influenza. Nel pomeriggio le sue condizioni sono precipitate, raggiungendo l’apice del peggioramento nella giornata di ieri, quando la sua mamma e il suo papà, allarmati, hanno chiamato il 118. L’ambulanza ha trasportato il ragazzo all’ospedale di Treviso, dove è morto poche ore più tardi lasciando i medici sgomenti e i genitori in preda alla disperazione.

Chiariamo il concetto, perché cadere in confusione è un attimo: il colpo di freddo non c’entra niente. Non sono le temperature in picchiata, la neve che ghiaccia persino le ossa o le folate di vento gelido che nemmeno il giaccone impermeabile riesce a parare che mettono ko e fanno venire il raffreddore. È tutta colpa di un virus, di un bacillo.

Uno di quegli esserini microscopici che non riesci a vedere ma che poi lo senti. Perché ti inchioda al divano con le guance rosse e la fronte che scotta. Il mal di gola? È solo un modo con cui il nostro sistema immunitario cerca di sconfiggerlo, perché il virus è pure subdolo. Si nasconde, si mimetizza, cerca di passare inosservato. E poi colpisce. Inesorabile. Sia che fuori chi siano dieci gradi sia che ce ne siano trentatré.

Certo, si dirà:mail picco influenzale si registra sempre a gennaio e a febbraio, che non sono proprio mesi di calura. Vero, però il discorso è un altro. In questo periodo dell’anno si tende a uscire di meno, a rifugiarsi in una qualche stanza chiusa e riscaldata (comportamento sì dettato dal meteo) e magari pure affollata. Aggiungici un’aria secca e l’umidità ridotta al lumicino e il quadro è completo: la diffusione dei virus gira di più.Con tutto quel che ne consegue. Lo dice la scienza, sia chiaro. Non ci siamo inventati niente. Di recente una ricerca dell’Università di Bangkok (che non è proprio la Siberia quanto a dicembri rigidi, ma ci si ammala di influenza anche in Thailandia) ha scoperto che con il freddo calano semplicemente le difese immunitarie. Quindi si alzano le possibilità che il temibile virus riesca a colpirci.

Dolori reumatici a parte, la sciarpina con cui ci copriamo la gola pensando di restare immuni dall’influenza fa ben poco. Intendiamoci, ben vengano tutte le precauzioni: vaccini inclusi. Anzi, specialmente i vaccini. Tuttavia febbre, tosse e dolori articolari sono causati dai virus, non dal freddo. Lo ribadiscono anche gli scienziati giapponesi (questa volta lo studio è del 2015, pubblicato su una rivista prestigiosa del settore come il Pnas) e lo sostiene un esperimento condotto dall’ateneo di Oxford, in Gran Bretagna. Insomma signori, la correlazione freddo uguale influenza è un mito da sfatare. Dopodiché ovvio, questo non significa che basti accendere al massimo i riscaldamenti di casa per non incappare in qualche starnuto di troppo o che, in inverno, sia conveniente uscire per strada con solo una maglietta addosso. E però il cappotto di lana non ci immunizza dal virus stagionale. Tra l’altro l’influenza impiega diversi giorni prima di causare i sintomi che (in alcuni casi) ci mandano pure all’ospedale: il più delle volte è plausibile che il contagio sia avvenuto ben prima della passeggiata al parco con addosso solo il maglione. Niente allarmismo, comunque: il rimedio della nonna («metti la canottiera pesante») resta valido. Meglio non rischiare.

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