Silvio Stella, ucciso dalla leucemia, riceve l’accompagnamento, ma dopo morto

“Da ragazzina ho sempre avuto piccoli problemi di salute, stupidaggini che mi hanno però avvicinata molto al mondo della disabilità, a medici ed ospedali. Mio fratello invece era quello bello e sano dei due… E invece…” 

Lucia Stella è nata il 14 Ottobre del 1985, vive a Brecciarola (frazione di Chieti, in Abruzzo) e lavora come “sustainability specialist” in un’azienda di moda (in pratica ne studia l’impatto ambientale e sociale). Lucia è nata due anni e due giorni dopo il suo “fratellone”, Silvio Stella. Inaspettata, come quasi tutti i secondi arrivati: tra un intervento al ginocchio, una sindrome respiratoria e le ovaie “incazzate”, come le definisce lei. Mentre Silvio era “quello sano e bello dei due”.

“Mamma quanto era bello! – racconta Lucia, la sorella -. L’artista bello e dannato che tutte volevano. Sano, sportivo, fotografo… Bello e buono come il pane quando è appena sfornato e profuma di casa.”

Silvio a lavoro in discoteca (crediti: "GT Photography" – Suami food and disco)
in foto: Silvio a lavoro in discoteca (crediti: “GT Photography” – Suami food and disco)

La fotografia per Silvio era il lavoro ma anche l’amore più grande. Ha sempre sostenuto di commuoversi spesso durante gli scatti: “Fortuna che la mia Nikon è abbastanza grande da nasconderlo, e magari se sono ad un vostro compleanno o matrimonio e buttate un occhio oltre quello che è l’obiettivo vedrete che a brillare non è solo il flash”, scriveva Silvio.

Il 2 Febbraio del 2018, però, il bel fotografo ha la febbre e si sente male. Una corsa al pronto soccorso di Chieti e tutto a un tratto la sua vita cambia per sempre: “Leucemia Linfoblastica Acuta” di tipo “T” con una massa vicino al cuore di ben quindici centimetri. Quel Silvio splendente come il sole e sano come un pesce diventa “disabile al cento per cento”, così racconta la sorella:

Inizia un calvario fatto di chemio ad alte dosi, prelievi di midollo, radioterapie, interventi su interventi. Mesi e mesi di ospedali, di carrozzine, di tubi dell’ossigeno e drenaggi polmonari. Di sale sterili e la speranza di un trapianto. In questi mesi, il ragazzo bello e buono diventa il figo dell’oncoematologia. Quello che mette la Schweeps e la Fanta nel trespolo della chemio. Quello che aiuta gli altri. Quello che ci prova con le infermiere.”

Sarà che all’ematologia di Pescara viene trattato come un figlio, ma il dolore di Silvio diventa subito il dolore di tutti. Il suo sorriso il sorriso di tutti. Purtroppo però in mezzo a quel calvario faticoso lui e la sua famiglia non ottengono il giusto sostegno da parte di chi avrebbe dovuto affiancarli: Silvio Stella ottiene l’accompagnamento… però dopo morto.

“Pensa: ho preso un’aspettativa non retribuita per stare con lui durante quattro mesi della sua malattia perché l’INPS mi aveva negato l’aspettativa retribuita in quanto ero la sorella. Tutto questo nonostante anche mio padre sia malato oncologico!”

Silvio se n’è andato il 27 Dicembre, cioè un mese fa, a soli trentacinque anni. In occasione del suo ultimo compleanno aveva chiesto come regalo delle donazioni per la sezione interprovinciale Pescara Teramo dell’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma). La sua storia ci ricorda come la disabilità, in qualsiasi momento, possa purtroppo riguardare tutti. La sofferenza, la malattia, le difficoltà burocratiche, ma soprattutto i sorrisi e la grinta che inizia a scorrere nelle vene in modo istintivo per superare certe barriere. Specie quelle mentali.

“Vorrei prendere il treno e andarmene. Vorrei dimenticare. E invece ho capito che ricordare è fondamentale. Per tutti quelli che combattono, per chi nasce disabile e per chi lo diventa. Ma anche per chi è sano.”

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