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Multe stradali, uno su cinque non le paga: riscossione lumaca

Più di una multa su cinque staccata sulle strade di Milano finisce nel cestino. Cioè di incassare il relativo importo, per le casse comunali, non c’è verso. È un esercito di furbetti quello che scorrazza all’ombra di Piazza Duomo, tra macchine con targhe straniere che (nella maggior parte dei casi) sgommano via tenendosi ben stretto il portafoglio e automobilisti milanesi che provano ad aggirare il ghisa di turno. Risultato: nel 2018 la bellezza di 716.154 verbali (che rappresentano il 20,30% del totale) non è stata pagata. Arrivederci e grazie.

Anche perché l’importo complessivo di questo giro di violazioni non riscosse ammonta a quasi 69 milioni di euro (68.762.234,14, per essere precisi al centesimo). Lo dicono i dati di Palazzo Marino in collaborazione con il comando della Polizia locale meneghina che sono stati resi noti, ieri, grazie a un’interrogazione comunale della consigliera Silvia Sardone(Gruppo misto): tre milioni e mezzo di cedolini contestati o notificati e 288.482.380,56 euro di sanzioni accertate.

Non sono di certo bruscolini. «Il Comune di Milano non solo fa multe a raffica, ma fatica pure a incassarle», sbotta Sardone. «Parliamo di cifre importanti, soprattutto considerato che i soldi in questione dovrebbero essere reinvestiti per migliorare la sicurezza stradale della città. E invece, a ogni minima pioggia, siamo costretti a fare lo slalom tra crateri e voragini in mezzo alle carreggiare, perché la manutenzione scarseggia». Nel 2017, tra l’altro, è andata pure peggio: due anni fa i verbali non pagati sono stati 869.780 (con una una percentuale che pesava il 23,73% sull’intero numero di multe staccate, quindi di poco superiore a quella dell’anno scorso) e le violazioni mai saldate hanno superato i 79milioni e mezzo di euro. Nello stesso periodo si sono conteggiati più di tre milioni e 600mila verbali contestati e le sanzioni pecuniarie hanno raggiunto la cifra record di 289 milioni di euro. Come a dire, c’è poco di cui scherzare.

PREVISIONI Nelle stesse ore, poi, l’assessorato alla Mobilità di Palazzo Marino ha annunciato, nel corso della commissione Trasporti che ha snocciolato anche i numeri del trasporto pubblico locale (409 milioni dalle vendite dei biglietti, una spesa di 9,7 milioni di euro di cui tre per la comunicazione e il funzionamento di Area B), un aumento nel bilancio di previsione del 2019 di tre milioni tondi tondi negli incassi del Comune relativi alla sosta sulle strisce blu. «Questo», commenta l’assessore Marco Granelli, «è stato possibile per via di una politica di controllo che ci si siamo impegnati a fare anche a tutela dei cittadini residenti». E però le multe non riscosse restano sul groppone della finanza cittadina. «La situazione delle nostre strade», continua Sardone, «non è figlia solo dei mancati introiti, tuttavia è necessario sottolineare che 148 milioni mancanti su oltre 577 milioni da incassare nel biennio 2017-2018 non sono una questione marginale, anzi».

REAZIONI «Visto l’andazzo», chiosa la consigliera, «forse il Comune dovrebbe ripensare la sua crociata anti-auto: chi non rispetta il codice stradale deve essere punito secondo le regole, ma continuare a vessare i cittadini mettendogli di fatto le mani in tasca, come nel caso eclatante degli autovelox “killer’” su strade ad alto scorrimento, è una pratica così odiosa che finisce che migliaia di multati decidono di non pagare i verbali. Nel 2018 sono state staccate la bellezza di 9.600 multe al giorno: la sinistra non può cominciare a farsi due domande?

Già, ma cosa succede quando il Comune non incassa il dovuto dalle multe emesse? Anzitutto chiariamo: le procedure per recuperare il recuperabile, anche quando di mezzo ci sono i verbali dei vigili urbani, non sono così immediate. «Stimare dei tempi certi è complicato», fanno sapere da Palazzo Marino, «ma possiamo dire che ci vogliono almeno sei mesi.

Però bisogna tenere a mente che ogni caso è diverso dagli altri». Della serie: i furbetti del volante sono tanti e la mole di lavoro degli uffici competenti pure. «Cerchiamo di avviarli il prima possibile», è il monito del Comune. Chi non paga una multa stradale e non fa opposizione, cioè, può vedersi addebitare entro 60 giorni dalla sua notifica l’inizio di una procedura di riscossione coattiva. Tradotto dal burocratese significa che può incappare nel fermo del veicolo, nell’ipoteca o nel pignoramento che andranno a coprire non solo il costo della multa staccata ma anche gli interessi maturati con la mora e le spese.

«Si tratta di un atto esecutivo», continuano i responsabili, «che ha il valore di un’ingiunzione di pagamento». E attenzione: un eventuale ricorso, che è pur sempre possibile, non sospende in automatico la procedura se questa è iniziata. Discorso diverso, invece, è quello per le infrazione al Codice della strada commesse da automobilisti stranieri. Molto più difficili da rintracciare e, quindi, da pizzicare. Per questa complicata operazione ilComune di Milano si avvale di una società esterna che ha vinto un appalto specifico (come vuole la legge): la Nivi Credit che è specializzata appunto in questo. A stanare gli autisti spericolati che vivono oltre confine. Non che ai dipendenti della Nivi manchi il lavoro, sia chiaro: nel 2016 (ultimo dato disponibile) i loro uffici hanno inviato quasi 86mila cartelle in 146 Paesi, per la maggior parte nella vicina Svizzera. I non italiani pagano a metà, nel senso che circa una multa su due viene pagata da loro. «Una manciata di anni fa abbiamo riformulato il contratto con questa società», chiosa il Comune, «che incassa una percentuale sui crediti recuperati ma solo a condizione che vengano effettivamente incassati». Come a dire, se l’automobilista di turno mette mano al portafoglio ci guadagnano tutti.

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Anselmo Spadoni

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