La sentenza di Genova Nessuno può uccidere solo perché è nervoso

Discutere di un fatto del quale non si conoscono i particolari è impresa ardua. Ma noi ci proviamo lo stesso. Ha suscitato impressione la condanna a “soli” sedici anni di un tizio, tale Gamboa, che ha ucciso la moglie, Angela, con una coltellata perché lei lo avrebbe deluso. In che senso? La signora aveva un amante, cosicché il marito l’ha lasciata recandosi in Ecuador. Fin qui tutto normale. Le corna sono una consuetudine e non devono stupire, come non deve meravigliare che il cornuto non le accetti e se ne vada per i fatti suoi.

Questo è avvenuto nel caso che narriamo. A un certo punto però Angela ha convinto il coniuge a rientrare a Genova assicurandolo di non intessere più la citata relazione. Gamboa l’ha bevuta ed è tornato all’ovile. Poi però si è accorto che la consorte gli aveva mentito, giacché il rapporto continuava a sussistere, e allora – deluso – l’ha fatta secca con una coltellata nel petto. Che non è stata una bella soluzione. Ma va interpretata. In Corte d’assise, il pm ha chiesto una pena a 30 anni di reclusione, mentre il giudice, una signora, ne ha inflitti al reo riconoscendogli le attenuanti, per effetto delle quali il castigo si è ridotto del 50 per cento circa. Scandalo.

Lo stesso scandalo scoppiato per un caso analogo a Bologna, dove un assassino ha subìto il medesimo trattamento, pena mite (si fa per dire), in quanto egli avrebbe freddato la compagna in stato di confusione mentale, dovuto a tempesta emotiva. Noi non siamo per fortuna né magistrati né cancellieri e neppure avvocati, per cui, esaminandola questione da profani, affermiamo che dal punto di vista tecnico giuridico i verdetti criticati non fanno una grinza. In fondo, le toghe sotto accusa hanno agito applicando le leggi in vigore. Pertanto chi sostiene che le loro decisioni ripristinano il cosiddetto delitto d’onore, che umilia la donna, sbaglia delle grosse.

Siamo di fronte a sentenze perfettamente legali.Semmai il dibattito riguarda non le pandette bensì la morale, l’etica. Premesso che i contenuti del codice penale non sono scritti dai magistrati ma dai politici, se essi sono sbagliati bisogna prendersela col Parlamento e non con il potere giudiziario, occorre far notare che tocca alle istituzioni democratiche correggere eventuali storture che urtano l’opinione pubblica. Concedere le attenuanti a un uomo deluso dalla moglie e trasformatosi in omicida può colpire negativamente il cittadino: in effetti se il sottoscritto dovesse uccidere tutti coloro che lo hanno deluso, compirebbe una strage quotidiana. In relazione alle tempeste emotive, chiunque sarebbe indotto a massacrare vari suoi simili, e se non lo fa è soltanto perché è consapevole che non basta una incazzatura per renderlo un criminale. Non si deve ammazzare nessuno anche quando si è fuori dai gangheri.

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