Maria Sestina Arcuri, Avevano chiesto di arrestare Andrea Cudia Landolfi, ma per il giudice non ci sono abbastanza prove

La Procura di Viterbo ha depositato al Tribunale del Riesame di Roma atto di Appello verso l”ordinanza di rigetto della richiesta di misura cautelare nei confronti di Landolfi Cudia Andrea in ordine al reato di omicidio in danno di Maria Sestina Arcuri”. Con queste parole il procuratore capo di Viterbo, Paolo Auriemma, ha comunicato di aver fatto ricorso al Tribunale del Riesame perché venga accolta la richiesta di arresto nei confronti di Andrea Landolfi Cudia.

Il giovane, un pugile dilettante di 30 anni, è il fidanzato di Maria Sestina Arcuri, 26 anni, la parrucchiera morta in circostanze misteriose lo scorso 5 febbraio a Ronciglione (Viterbo). Andrea Cudia Landolfi, 30 anni, di Roma, è accusato dell”omicidio volontario di Maria Sestina, che dalla provincia di Cosenza si era trasferita a Roma per lavorare come parrucchiera. Nei giorni scorsi i medici legali avevano consegnato un”importante relazione nella quale stabilivano che Maria Sestina non era accidentalmente caduta dalle scale della casa della nonna di Andrea: era stata spinta dal fidanzato. Gli investigatori ritengono, anche alla luce dei risultati medico-legali, che non si sia trattata di una tragica caduta, ma di un gesto volontario dell!indagato. Andrea avrebbe spinto Maria Sestina e l!avrebbe fatta precipitare. Nella perizia si evidenziava come le ferite riscontrate sul corpo di Maria Sestina non potessero essere compatibili con il racconto reso dal ragazzo subito dopo la morte della parrucchiera. Per questo, il pm Franco Pacifici aveva chiesto al giudice per le indagini preliminari l!arresto di Andrea Cudia Landolfi.

La richiesta della misura cautelare, però, è stata rigettata: per il giudice, non ci sono i presupposti per tenerlo in carcere. Ora si attende la decisione del Tribunale del Riesame, a cui si è rivolta la Procura. I nuovi giudici, infatti, potrebbero accogliere la richiesta degli inquirenti viterbesi e disporre l!arresto dell!uomo. Gli investigatori, sin dal primo momento, hanno nutrito seri dubbi sulla sua versione dei fatti. L!uomo aveva accompagnato al pronto soccorso la fidanzata dopo diverse ore dall!accaduto. Aveva riferito ai medici che la ragazza era caduta per le scale mentre entrambi stavano andando in camera da letto, al piano superiore della casa della nonna di Andrea, dove avrebbero dovuto trascorrere il weekend. I medici, constatata la gravità delle ferite, avevano intuito che c!era qualcosa di strano nel racconto del pugile. Il fidanzato, infatti, aveva dichiarato che Maria Sestina, dopo essere caduta, era andata subito a letto. Andrea si sarebbe accorto del sangue che fuoriusciva dalle orecchie della ragazza solo qualche ora dopo: solo a quel punto l!aveva accompagnata in ospedale. I medici avevano tentato di operarla, ma era troppo tardi: per lei, purtroppo, non c!era più nulla da fare.

La povera Maria Sestina è morta dopo due giorni per i gravissimi danni cerebrali riportati. Indagando, gli inquirenti si sono convinti che la ragazza è stata uccisa. Una certezza confermata dai risultati della perizia medico-legale, che ha appunto stabilito che le ferite riportate dalla vittima non sono compatibili con il racconto dell’indagato. Per le indagini è stata importantissima anche una perizia eseguita dai Ris, che ha riscontrato numerose tracce che dimostrano palesi contraddizioni con il racconto del pugile. Per questo la Procura di Viterbo aveva chiesto l!arresto per omicidio volontario, ma la richiesta degli inquirenti è stata rigettata dal giudice per le indagini preliminari. La Procura, però, non si è arresa e si è rivolta al Tribunale del Riesame. Starà ad altri giudici, ora, decidere se incarcerare Andrea Cudia Landolfi o se lasciarlo ancora in libertà.

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