Francesco Totti, la sua vita diventa una fiction

Preparate i popcorn. Per la fiction ci vorrà ancora tempo, ma i diritti sono stati venduti, il toto protagonista è cominciato e già si fanno i nomi di Luca Marinelli e Alessandro Borghi per il ruolo di protagonista. Arriva in Tv la vita di Francesco Totti (anche se alle Iene lui nega): un successo annunciato, visto che il libro dal quale sarà tratta, l’autobiografia Un capitano scritta con il giornalista Paolo Condò e uscita lo scorso settembre per Rizzoli, in pochi mesi ha venduto oltre 200 mila copie. Per ingannare l’attesa ve ne raccontiamo gli aneddoti più curiosi.

Con una promessa: vi divertiranno anche se di calcio non capite niente. Perché Totti è sì un grande campione, ma è tanta la simpatia che emana che quando si è ritirato hanno pianto pure gli avversari. E se proprio alla partita di commiato all’Olimpico, quella Roma-Genoa del 28 maggio 2017 entrata nella storia – le lacrime, gli striscioni, i giri di campo con la moglie Ilary e i tre figli – è dedicato l’ultimo capitolo del volume, il resto parte da lontano, da quando Francesco era un ragazzino di Porta Metronia, quartiere “popolare ma non povero” di Roma, dove tutti conoscevano tutti e i pomeriggi si passavano in strada a giocare.

Un ragazzino così timido che ritirare un trofeo per lui era un dramma, così fifone che quando mamma usciva a fare la spesa lui si rintanava sotto le lenzuola e metteva al massimo il volume della Tv per non sentire i rumori. Eppure con il pallone era già un mago. A otto mesi, mentre i coetanei gattonavano, se ne andava in giro con un Super Santos arancione tra i piedi, a 6 anni era quello che tutti volevano in squadra quando si giocava in piazzetta. Che fosse “il prescelto” sua madre l’aveva capito presto, quando Papa Giovanni Paolo II l’aveva baciato in fronte durante un’udienza in Vaticano, proprio lui tra tutti i bambini della sua scuola elementare. “Ero biondo e indossavo una bella tuta gialla”, minimizza Francesco nel libro, ma forse mamma aveva ragione.

Così il giovane Totti passa le domeniche allo stadio a tifare Roma, con il panino alla frittata, la Coca Cola calda, la banana e le carte da scopa per ingannare l’attesa, perché in tribuna si arriva rigorosamente tre ore prima del fischio d’inizio, ma intanto a 9 anni gioca già a livello agonistico, a 13 firma con le giovanili del club giallorosso, a 16 approda in prima squadra, a 22 diventa capitano ed entra in Nazionale. Quando la Roma vince lo scudetto, nel 2001, la sua popolarità è alle stelle, l’assedio dei tifosi tale che per una settimana non esce di casa. La notte del trionfo va in giro in motorino, con il casco integrale per non farsi riconoscere, “a spiare la felicità della gente”; qualche settimana più tardi, cinquemila persone prendono d’assedio il ristorante dove sta cenando e lo costringono a una rocambolesca fuga attraverso il parco del convento adiacente, scortato addirittura da un frate che lo riconosce nella notte e l’aiuta a scappare.

Ormai è così famoso che gli tocca lasciare via Vetulonia e il palazzo dell’infanzia, da dove spariscono tre zerbini a settimana, destinati al mercato nero del feticcio sportivo. E poi c’è Ilary Blasi, l’amore della sua vita. Un intero capitolo è dedicato a lei, letterina di Passaparola che lo folgora in video, la donna che lui decide di sposare ancor prima di incontrarla. La corteggia con garbo, la conquista scoprendo in campo una maglia con la scritta “6 unica”, la porta a vedere i film dell’orrore. La sposa e non la lascia più, ci fa tre figli biondissimi, fonda con lei una famiglia a prova di bomba, anche quando la bomba si chiama Flavia Vento e sostiene (per poi ritrattare in lacrime) di aver passato la notte con lui che ha già fissato la data delle nozze. E gli amici, i compagni di squadra, le notti in bianco a giocare a carte prima delle partite importanti, i bagni di folla in centro a Roma – perché se sei Totti non puoi andare a comprare un foulard a tua moglie senza mobilitare la città – gli infortuni, le liti con l’allenatore Spalletti. En passant, anche un po’ di calcio. Ma quello, sospettiamo, sul piccolo schermo passerà in secondo piano.

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