Inghilterra: i medici sbagliano diagnosi 6 volte e non si accorgono che ha il cancro, muore a 49 anni

“Ciò che mi hanno fatto è disgustoso, così come è disgustoso il modo in cui sto soffrendo”. Sono queste le ultime parole che Julie O’Connor, infermiera 49enne di Bristol e mamma di due bambini, è riuscita a pronunciare davanti ad una telecamera per registrare il suo ultimo messaggio, tre giorni prima di morire, lo scorso 4 febbraio, a causa di un cancro al collo dell’utero.

Lo ha fatto, nonostante sia apparsa debole e senza fiato, per denunciare i medici che l’hanno avuta in cura al Southmead Hospital perché per ben sei volte hanno sbagliato diagnosi. Tutto è cominciato nel 2014, quando la donna si è sottoposta per la prima volta ad un test, dopo la comparsa di alcuni sintomi, che è però risultato negativo.

Nei tre anni successivi si è sottoposta anche ad altri esami e biopsie, ma per i medici non c’era nulla di preoccupante, solo una piccola piega nota come ectropion cervicale. Finché non si è rivolta ad uno specialista privato che le ha diagnosticato il cancro al collo dell’utero, ormai ad uno stadio avanzato. Era il 2017. Poi le sue condizioni sono gradualmente peggiorate, il tumore si è diffuso ad altri organi, fino al decesso, avvenuto nei giorni scorsi. “Quei medici sono pienamente responsabili di questa situazione – ha detto il marito di Julie, Kevin, che è intervenuto nel video-messaggio registrato dalla donna dal suo letto di ospedale -, soprattutto il patologo e il ginecologo, che hanno avuto molte opportunità di intervenire. Invece sono passati tre anni preziosi, che avremmo potuto utilizzare per curare mia moglie al meglio. Con queste immagini vogliamo mostrare quello che avete fatto”.

Negli ultimi tempi Julie si è sottoposta a chemioterapia e radioterapia, poi solo a cure palliative che potessero lenire il suo dolore. “Non c’è più tempo adesso – ha detto la donna nel video registrato tre giorni prima di morire -. Se lo avessero scoperto all’inizio, la mia storia sarebbe stata molto diversa. Ciò che voglio è che altre donne non debbano avere la mia stessa sorte. Il mio consiglio è di non fermarsi ad una sola visita, ma di vedere diversi specialisti”. Nessun commento, al momento, dall’ospedale di Bristol chiamato in causa da Julie, che però promette di impegnarsi a comprendere tutti gli eventuali errori commessi.

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