Insulti e minacce di morte a Paolo, 21enne malato di Sla: “Bastardo tu e chi ti sostiene”

“È inutile che ti dai da fare, tanto in Israele non ci arrivi. Morirai come è morto mio padre. Bastardo tu e chi ti sostiene”. Questi sono solo alcuni dei messaggi, carichi di odio e di insulti, recapitati negli ultimi giorni a Paolo Palumbo, lo chef sardo di 21 anni che è al momento il più giovane malato di Sla d’Europa.

Paolo, dopo uno sciopero della fame durato settimane, è riuscito ad avere un confronto prima con il premier Giuseppe Conte e poi con il ministro della Salute, Giulia Grillo, che si è impegnata affinché volasse in Israele per sottoporsi ad un protocollo sperimentale, chiamato Brainstorm, non disponibile in Italia, che rappresenta attualmente la sua unica speranza di sopravvivenza. La sua famiglia ha anche lanciato una compagna di raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe per mettere insieme i 900mila euro necessari ad organizzare la partenza e la permanenza all’ospedale di Hasassa.

Ma non tutti hanno preso bene la sua iniziativa e hanno cominciato a ricoprirlo di insulti e minacce di morte. Sono soprattutto altri pazienti come lui e parenti di malati di Sla a inviargli messaggi di odio sui social network, cercando di boicottare la sua raccolta fondi, perché “credono che io sia un paziente di serie A perché riuscirò ad andare in Israele, quando ho sempre fatto tutto nell’interesse di chi è nella mia stessa condizione”, dice a Fanpage.it lo stesso Paolo tramite la voce del padre Marco, dal momento che lui non può parlare se non attraverso un comunicatore oculare. E annuncia che nelle prossime ore vedrà il suo avvocato per procedere eventualmente anche con una denuncia. “È un ambiente malsano, reclutano persone per lanciare fango su di noi – aggiunge ancora il papà -. Ma non capiscono che proprio grazie alla storia di Paolo il Ministero della Salute ha attivato una procedura d’urgenza per portare anche in Italia il protocollo sperimentale Brainstorm. Ora bisognerà aspettare i tempi tecnici e anche altri malati avranno la possibilità di migliorare”.

A sottolineare ciò è anche il fratello di Paolo, Rosario, che in un post su Facebook ha denunciato: “Paolo è il più giovane malato di Sla d’Europa, ma ciò non lo rende un malato privilegiato, al contrario, lui si è sempre messo in prima linea per i diritti degli altri, ha cambiato le vite di centinaia di persone grazie al Tampone, al suo libro di ricette, alle sue iniziative a favore dei più deboli – ricorda – e il suo inserimento nel protocollo Brainstorm è dovuto esclusivamente ai canoni ristretti di accettazione da parte dell’ospedale di Gerusalemme che oltre allo stadio avanzato della malattia, hanno tenuto in considerazione l’età. È giusto che questa gente sappia che ogni atto diffamatorio documentato avrà le conseguenze che merita, perché la legge è uguale per tutti e la cattiveria gratuita ai danni di un giovane nelle sue condizioni non può essere giustificata”.

Intanto, le condizioni di Paolo peggiorano con il passare dei giorni, soprattutto a livello respiratorio. Il tempo è un fattore molto importante. “Paolo ha fatto di tutto per portare l’attenzione delle istituzioni sul suo caso, che ora ci sono molto vicine – ha continuato Marco – e ha rischiato tanto con lo sciopero della fame. Abbiamo saputo che ci sono delle chat private in cui dei gruppi di persone si divertono ad insultare l’operato di Paolo e si mettono d’accordo per trovare il modo di demolire agli occhi degli altri ogni sua azione”. Nonostante ciò, sono tanti anche coloro che hanno deciso di supportare Paolo nella sua battaglia contro la malattia, che gli è stata diagnosticata quando aveva solo 17 anni, circa 3 anni. Tra questi, i campioni di calcio, da Nicolò Barella a Marco Borriello, dal presidente del Cagliari Tommaso Giulini e quello del Toro Urbano Cairo, che sui social hanno lanciato l’iniziativa “Diamo un calcio alla Sla” per sostenere il giovane chef sardo e tutti coloro che vivono la stessa situazione.

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