GUERRINA PISCAGLIA: SUO MARITO DEVE AVERE UN RISARCIMENTO DALLA CURIA

Sta per aprirsi un importante capitolo nella caso dell’omicidio di Guerrina Piscaglia, 50 anni, scomparsa da Cà Raffaello (Arezzo) nel 2014. Il 20 febbraio scorso, infatti, è stata confermata anche in Cassazione la condanna a 25 anni di reclusione a carico di Gratien Alabi, noto come padre Graziano, per l’omicidio e la distruzione del corpo di Guerrina.

Con la conferma della condanna si sono aperte le porte del carcere per Alabi, che $no al 20 febbraio era ai domiciliari presso il convento romano dei Premostratensi.

Sono decisamente soddisfa#a dell’esito del processo, a cui ho preso parte in qualità di consulente tecnico del marito e del figlio di Guerrina, contribuendo a ricostruire tu#i gli elementi emersi in questa complessa inchiesta. Ma ora il marito di Guerrina ha deciso di muoversi anche nei confronti della Curia di Arezzo e dell’ordine dei padri Premostratensi, a cui appartiene Alabi, in considerazione dei terribili danni subiti dalla tragica perdita della moglie che, secondo la condanna definitiva, è stata prima sedo#a e poi assassinata dall’imputato mentre era in servizio a Cà Raffaello. Padre Graziano voleva infatti impedirle di rendere nota la loro relazione clandestina.

Al momento, a quanto si apprende, sarebbe stata avviata una trattativa riservata che viene seguita dai due legali che in questi anni sono stati al fianco della famiglia della vittima. Io ritengo che la richiesta sia fondata e mi auguro che sia la Curia che l!ordine religioso decidano di aderire alle richieste avanzate, sopra#u#o perché Alabi ha commesso il brutale delitto e ha distrutto il corpo della donna mentre svolgeva la sua attività pastorale, circostanza che non può certo passare inosservata, a mio avviso.

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