Il super testimone che ha riaperto il caso dell’omicidio di Marco Vannini ha paura

Dopo le mìe dichiarazioni sull’omicidio di Marco 19 Vannini, temo per l’incolumità mia e soprattutto per quella della mia famiglia. Qui, in questa storia, d sono poteri forti che faranno di tutto per screditarmi. Io posso confermare che ho detto tutta la verità. Ho inviato le mie dichiarazioni, già rilasciate alla trasmissione ‘Le Iene’, alle sedi opportune Al momento non posso più rilasciare nessun’altra dichiarazione”.

A parlare con Giallo è Davide Vannicola, il super testimone dell’omicidio di Marco Vannini. Come vi raccontavamo sul numero della settimana scorsa, l’uomo, dopo quattro anni di silenzio, ha trovato il coraggio di riferire dò di cui è a conoscenza. Le sue rivelazioni potrebbero aprire nuovi, incredibili scenari sul misterioso delitto del bagnino di 20 anni, ferito da un proiettile a un braedo la sera del 17 maggio del 2015 e morto dopo tre ore di straziante agonia.

Davide Vannicola, nel corso della trasmissione televisiva “Le Iene”, ha fatto delle dichiarazioni che hanno del clamoroso e che – se dovessero trovare conferma da parte della Procura di Civitavecchia – riaprirebbero il caso dell’omicidio del povero Marco. Secondo la versione “ufficiale”, che è stata ritenuta credibile nei processi di primo e di secondo grado, a sparare al bagnino è stato Antonio Ciontoli, all’epoca maresciallo della Marina Militare distaccato ai servizi segreti. È stato proprio lui ad ammetterlo. Ma la sua ricostruzione dei fatti è sempre stata messa in discussione dalla famiglia Vannini. Nel corso delle indagini, peraltro, l’uomo ha cambiato versione due volte. Inizialmente disse di aver premuto il grilletto per errore mentre riponeva la pistola in un armadietto, poi ha corretto il tiro: «Volevo fare imo scherzo a Marco, mi è partito un colpo per errore». Dopo quattro anni esatti da quel maledetto 17 maggio del 2015 è arrivata la testimonianza “inaspettata” di Davide Vannicola, all’epoca uno dei migliori amici del maresciallo dei carabinieri Roberto Izzo.

Vannicola, un artigiano di Tolta, in provincia di Roma, ha riferito alle “Iene” che , dopo la morte di Marco il maresciallo Izzo si confidò con lui. Vannicola sostiene che Izzo gli rivelò che a sparare a Marco Vannini non fu Antonio Ciontoli, come si è sempre pensato, ma suo figlio Federico. Tutto partirebbe da una telefonata che Antonio Ciontoli fece a Izzo, all’epoca comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli (da qualche mese, però, è stato spostato a un altro incarico). Ciontoli gli avrebbe detto testualmente: «Robè (Roberto Izzo, ndr), è successo un guaio, mi devi risolvere un problema. Qui la mia famiglia ha fatto un casino, c’è il ragazzo di mia figlia ferito nella vasca con un col po di pistola. Mi devi aiuta, mi devi risolvere ’sto problema». Izzo replicò: «Fammi capì, ma che è successo? Fammi capì». E Ciontoli rispose: «Robè, hanno fatto un guaio grosso. Mi devi aiuta, mi devi fa capì come risolverlo».

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