Salvatore Parolisi 8 anni fa massacrò la moglie Melania Rea con 35 coltellate. Spunta una lettera che svela il “segreto” dell’ex militare

Più di sette anni senza Melania Rea. Il 18 aprile del 2011 la giovane mamma di Somma Vesuviana veniva barbaramente uccisa con decine di coltellate nel bosco di Ripe di Civitella. Il cadavere venne trovato due giorni dopo. A distanza di tempo il dolore per la scomparsa della donna non si è attenuato tra i familiari, che lottano per avere giustizia per l’ assassinio per il quale il marito di Melania, Salvatore Parolisi, sta scontando una condanna a venti anni di reclusione confermata dalla corte di Cassazione.

Una storia che sembra non finire mai e si arricchisce di nuovi particolari legati a Parolisi e alla sua personalità Dall’analisi della lettera di Parolisi emerge una persona apparentemente socievole e comunicativa, con note di incertezza nel procedere. In effetti, la grafia denuncia segnali di autocontrollo, ma ciò che forse lo ha portato a uscire dal seminato, sia affettivamente, sia come azione, è stata l’aggressività covata per tanto tempo (vedi tagli “t” a lazo) che ha prodotto un Io instabile e nel contempo agguerrito.

Su un temperamento sanguigno, con punte di collera, si è andato formando un carattere altezzoso e ostentato negli atteggiamenti. L’immagine sociale conquistata, scrive il Giornale, dava un senso di privilegio, aumentando un narcisismo che gli permetteva di mettere a tacere i sentimenti d’inferiorità: uno specchio idealizzato che non doveva essere infranto da nessuno, pena il rischio di sue reazioni.

 

 

L’intelligenza di tipo concreto e un’immaturità di fondo non lo hanno aiutato a risolvere le problematiche insorte nell’età adolescenziale, e ciò ha lasciato degli “insoluti affettivi” che stanno alla base di un comportamento imprevedibile.

Jung lo porrebbe tra le persone nelle quali l’anima prevale sull’animus, conferendogli tratti di forte sentimento più che di volontà e determinazione. La logica conseguenza, dal punto di vista psicoanalitico, è il fatto che in Parolisi domina l’aspetto femminile che lo ha reso ambivalente. Il passaggio dall’ambivalenza alla violenza aggressiva è stato certamente provocato dall’incapacità di gestire la frustrazione e dalla disarmonia affettiva interiore mai risolta. E sfociata in una tragedia senza fine.

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