Manuel, ucciso dal branco a 18 anni. Il racconto delle sue ultime ore di vita fa emergere particolari davvero agghiacciant

È iniziato davanti alla giudice del Tribunale dei Minori di Cagliari Michela Capone il processo, con rito abbreviato, ai due minorenni accusati di aver partecipato all’omicidio di Manuel Careddu, il diciottenne di Macomer (Nuoro) ucciso sulle rive del lago Omodeo nel settembre dello scorso anno e poi sepolto in un terreno alla periferia di Ghilarza (Oristano), dove fu ritrovato un mese dopo. Sono state rigettate le richieste di abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica e alla trascrizione delle intercettazioni. I due imputati – un ragazzo e una ragazza che al momento del delitto avevano 17 e 16 anni – sono assistiti dai difensori Gianfranco Siuni e Giancarlo Frongia che in udienza preliminare avevano chiesto l’abbreviato condizionato. Attualmente il ragazzo è detenuto a Quartucciu (Cagliari), la ragazza a Roma. Imputati dell’omicidio ci sono anche tre maggiorenni, tutti tra i 19 e i 20 anni, accusati di omicidio volontario pluriaggravato e occultamento di cadavere: dovranno comparire davanti al Gup di Oristano il 5 giugno dopo la richiesta di rito abbreviato.

La mamma di Manuel in lacrime in aula – L’udienza del processo per la morte di Manuel Careddu è iniziata con l’ascolto delle intercettazioni in aula: presente Fabiana Balardi, la madre del diciottenne, che è scoppiata a piangere ed è stata accompagnata all’esterno. Io sarò in aula. Mai ho avuto dubbi anche se capisco già che non avrò giustizia. La legge è così, soprattutto quando giudica chi non ha diciotto anni. Qualsiasi pena subiranno, sarà sempre bassa”, lo sfogo della donna al quotidiano La Nuova Sardegna. “Io ci sarò, ma scommetto che loro non avranno il coraggio di partecipare, sono convinta che preferiranno ancora una volta nascondersi di fronte alla tragedia che hanno generato – aveva aggiunto la donna – Spero che si presentino davanti ai giudici e che possano finalmente capire che sono delle bestie e che nessun pentimento li trasformerà in persone”.

Nelle intercettazioni la minorenne canta dopo il delitto – Durante l’ascolto delle intercettazioni ambientali anche la madre della giovanissima imputata è uscita in lacrime, non reggendo l’audio di quanto captato dalla microspia piazzata nell’auto che stava portando Manuel nell’imboscata mortale. Secondo l’accusa – presente in aula con la procuratrice dei minori, Anna Cao, e la sostituta Chiara Manganiello – a promuovere e ideare l’omicidio del diciottenne sarebbe stata proprio la ragazzina per un debito di droga che il gruppetto aveva fatto da Careddu. Drammatico il momento nel quale la madre della vittima ha sentito la giovane cantare dopo che era stato commesso l’omicidio. La donna non ha voluto rilasciare dichiarazioni: “È stato molto faticoso – ha detto l’avvocato a fine udienza – l’ascolto delle intercettazioni è stato molto impegnativo”. La microspia che ha registrato l’imboscata e le ultime ore di vita di Manuel era stata piazzata nel corso di un’altra indagine nei confronti del padre di uno dei presunti assassini nell’auto usata durante le fasi del delitto: per quasi quattro ore la giudice ha fatto ascoltare in aula le voci degli imputati e della vittima che non sapeva di andare verso la morte. Il 29 maggio è stata fissata una nuova udienza per l’esame degli imputati.

I verbali degli interrogatori: “Così ho ucciso Manuel” – La Nuova Sardegna lo scorso aprile ha pubblicato stralci degli interrogatori dei ragazzi arrestati per il delitto del lago Omodeo. “Mi ha infamato lei”, le ultime parole pronunciate dalla vittima, poi materialmente ucciso – secondo l’accusa – da Christian Fodde, 20enne di Ghilarza. Lei è la minorenne, fidanzata con Fodde. Nel racconto di quest’ultimo davanti al procuratore e ai carabinieri, avvenuto a metà ottobre dopo l’arresto, il giovane ricordava di aver attirato in una trappola Manuel e poi di averlo colpito con una piccozza che aveva tenuto nascosta sotto la felpa. “Non urlava – il racconto di Fodde – Riccardo (uno degli arrestati) ha tenuto Manuel a terra, io ho chiesto a C. (il minorenne arrestato) di legarlo ma lui non l’ha fatto. Si è rifiutato, poi l’ho colpito con la pala che avevo preso dal cassone della moto Ape di Riccardo. L’ho colpito solo io, più volte, ho chiesto a C. di colpirlo ma non lo ha fatto”. Il ragazzo avrebbe poi rivelato come hanno fatto a trascinare il cadavere sino a farlo sparire seppellito in un terreno.

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