Albano compie 76 anni e ringrazia i suoi figli

Finora i bilanci di vita ad Al Bano facevano quasi allergia. «Più che altro me ne tenevo a distanza. Ma ultimamente mi ritrovo a fare un po’ di addizioni e sottrazioni, mettendo in fila tutto. Alcune cose sono andate bene: la famiglia, i figli, i nipotini, il sano equilibrio raggiunto con Romina e Loredana, la passione per la musica che è diventata lavoro, la voce che ha ancora tanta voglia di vibrare e la tempra che, ringraziando Dio, non mi ha mai abbandonato.

Nemmeno quando la salute mi ha imposto una cosa per me nuova: fermarmi un po’». Nemmeno nei momenti marcati con il segno meno. «La sottrazione più grande è la perdita di mia figlia Ylenia. Un dramma che non cancellerà mai nessuno, che mi porterò dentro fino all’ultimo dei miei giorni. E adesso c’è mia madre Iolanda, di 96 anni, che da un paio di settimane ha avuto un pesante calo di energia, quasi da non riconoscerla più. Lei, così autonoma e tenace, è caduta. Nessuna frattura, per fortuna, ma da allora è fissa nel letto. Ha un cervello straordinario, ma il fisico non recupera più come un tempo. Vederla così mi fa male, ma io guardo sempre avanti. E prego». Quest’ultimo pensiero viene accompagnato da un sorprendente raggio di sole che squarcia il cielo nero sopra Cellino. Diluvio e tempesta non fermano la luce. In un attimo si illumina tutto, complice anche l’arrivo dei figli più piccoli di Al Bano, Jasmine e Bido, felici di iniziare a festeggiare le 76 primavere del papà, che le compirà il 20 maggio. «Hai visto che belli sono? Belli e bravi. Quando sto con i miei ragazzi mi sento completo, anche se averli tutti e cinque uniti è complicato. Cristel vive a Zagabria con il marito Davor e il loro piccolo Kai, che ha appena compiuto un anno. Ad agosto, poi, arriverà una bambina. Romina è appena tornata a vivere in Italia, finalmente, dopo sette anni di America. Yari è sempre in giro per il mondo. Ma con tutti non passa giorno senza sentirci.

Con i piccoli è più semplice: se sono a casa li porto a scuola, li vado a prendere, cercando di costruire giorno dopo giorno un rapporto schietto, profondo, rispettoso. Dai miei genitori ho imparato l’abc della vita e non potevo desiderare scuola migliore. Gli stessi valori ed emozioni li ho trasferiti ai figli grandi e ora a loro due che, spontaneamente, mi stanno insegnando a leggere un mondo così distante dal mio». I piccoli di casa sorridono, anche se così piccoli non sono più. «Jasmine a metà giugno compirà 18 anni, ma se socchiudo gli occhi la rivedo ancora sgattaiolare per il prato e per casa, con quella risata e quella vocina che mi hanno scaldato il cuore. Invece è già una giovane donna, con le fragilità, le piccole ribellioni, i pudori e i batticuori della sua età. Bido è più espansivo. È riflessivo, sensibile, brillante. Ha lo stesso sorriso che avevo io a 16 anni. Mio padre, don Carmelo, mi diceva sempre che lui sarebbe stato il bastone della mia vecchiaia». Bido sorride. «Papà è un esempio per me, per la sua pazienza, l’umiltà, la gentilezza e la generosità che riserva a tutti», racconta il ragazzo. «Apprezzo tanto quando mi porta alla stadio a vedere l’Inter e so che lo fa per me, perché a lui il calcio interessa poco. O quando mi accompagna ai concerti dei miei idoli, come Ghali,che fanno generi così lontani dal suo. In questi momenti, solo nostri, mi sembra che tra noi ci sia uno scambio unico». Jasmine annuisce: «Papà mi insegna ogni giorno a relativizzare, a dare il giusto peso alle cose, a non diventare io un problema per i problemi». E insieme i fratelli dicono: «È molto rispettoso, ci tiene ai risultati a scuola e si fida di noi.

Per uscire la sera bisogna insistere un po’, ma poi è ragionevole ». Al Bano ascolta e poi aggiunge: «Sai la cosa che mi riempie di gioia? Vedere loro con i fratelli grandi confrontarsi su tutto. Un’unione così forte è qualcosa di magico per me». Poi il cantante confida: «Sognavo di avere almeno uno dei miei figli avvocato. E un altro musicista, di classica, o direttore d’orchestra. Una vena artistica c’è un po’ in tutti, quello sì, ma con la toga mi sa che non vedrò nessuno… L’importante è che ognuno coltivi una passione, qualsiasi essa sia. E con senso del dovere, la persegua e la faccia fruttare. Se mi emoziono ancora oggi quando canto è per questo motivo». Emozioni in musica, ma anche sul set. Il lavoro è senza sosta per Al Bano. «A luglio inizio a girare una produzione italo-turca: interpreto un mafioso che, alla fine, diventerà quasi un santo. Ad agosto, invece, dopo la nascita della mia nipotina, volerò a Tokyo, dove canterò per i Mondiali di judo. Sono stato nominato ambasciatore nel mondo di questa disciplina e ho inciso l’inno internazionale». L’altra radicata passione del cantante è lussureggiante e tutta attorno a noi: i 150 ettari di terra, di cui 30 di bosco, con le viti e gli ulivi dai quali ricava olio e vino apprezzati in tutto il mondo. C’è anche un capitolo amici, e una donna a cui tiene molto è Sophia Loren. «Lei è eccezionale, un’amica speciale. La incontrai per la prima volta nel 1970 a una festa della Titanus, la casa di produzione cinematografica. Rimasi folgorato dalla sua bellezza. Anni dopo scoprii che interiormente lo era ancora di più. Quando Ylenia all’improvviso scomparve, mi contattò: “Ti sono vicina, chiamami sempre, per qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno, sia qui sia negli Stati Uniti”. Non lo feci, ma apprezzai il gesto. Da quel momento nacque un’amicizia sincera e piena d’affetto». E affetto Al Bano lo rivolge anche a Romina e Loredana. «Mi hanno dato tutto, i miei figli, e perciò le ringrazierò sempre. Oggi con loro ho rapporti distesi, di dialogo e rispetto. Anche questo è uno splendido regalo». Arriva la Lecciso, porgendo la torta di compleanno ai ragazzi. Poi guarda Al Bano. Si sorridono, rilassati, nel clima che lui ama di più: l’armonia.

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