Högel, in ospedale ne ha uccisi 300

Lo chiamavano il “Rambo della resurrezione” perché, come l’eroico soldato interpretato da Silvester Stallone (in quattro film, dal 1982 al 2008), con il suo intervento riusciva a salvare uomini e donne strappandoli a una morte certa. In realtà l’infermiere tedesco Niels Högel è un mostro. Era lui stesso a mettere in pericolo la vita dei pazienti iniettando nelle loro vene medicinali che procuravano arresti cardiaci o crisi circolatorie. Poi li soccorreva, li rianimava, apparendo appunto un eroe agli occhi dei parenti dei malati e dei colleghi. Purtroppo erano di più le volte in cui falliva nell’intento di salvarli. Si stima, infatti, che l’uomo sia il responsabile di almeno 300 omicidi commessi in quel modo.

La tremenda verità è che il lugubre conteggio non è ancora del tutto certo. Högel ha già subìto due processi e sta in questi giorni affrontando il terzo e a ogni procedimento il numero delle sue vittime aumenta. All’infermiere killer fu fatale l’ultimo tentativo di assassinio. Era il 2005 e fu denunciato da un collega che lo colse in flagrante mentre metteva in atto il suo ennesimo disumano intervento. Ne seguì un’inchiesta giudiziaria che si è conclusa nel 2017: Högel è stato processato una prima volta, riconosciuto colpevole di due omicidi e condannato a due ergastoli. Nel 2018, però, l’uomo confessò un macabro elenco: disse di avere ucciso, tra il 1999 e il 2005, 43 pazienti e di non escludere di averne eliminati altri 53. Erano tutti ricoverati nei due ospedali in cui l’infermiere lavorava, quelli di Oldenburg e di Delmenhorst – due cittadine nel nord-ovest della Germania – e avevano un’età compresa tra i 34 e i 96 anni.

L’infernale conteggio arriva così a 98 omicidi. Almeno per ora. Sono state talmente sconvolgenti le rivelazioni dell’infermiere omicida da spingere gli investigatori ad ampliare le indagini, riesumando i cadaveri di 134 nuove possibili vittime di Högel. Si è così scoperto che i decessi sospetti potrebbero essere di più dei 232 accertati, avvicinandosi a un totale di trecento. Ma in molti casi è impossibile provarlo: diversi corpi sono stati cremati. Resta un mistero quale sia la molla che abbia fatto scattare in Niels la follia omicida. Le sue uniche dichiarazioni mettono i brividi per la leggerezza con cui parla dei crimini che ha commesso: «Mi ero immaginato il lavoro di infermiere in modo diverso. Pensavo di dovermi occupare dei pazienti, di lavarli. Invece dovevo badare a persone incoscienti, che erano appena uscite dalla sala operatoria o erano in coma attaccate a tubicini e apparecchi. La medicina moderna ha disumanizzato il lavoro».

Pressato dai giudici ha poi aggiunto: «La noia era solo una parte del mio problema, accanto all’abuso di farmaci e di alcol. Era lo stress, avrei dovuto realizzare che questo mestiere non faceva per me». La vicenda ha suscitato enormi polemiche in Germania. Primo fra tutti, Christian Marbach, nipote di una vittima di Högel, ha tuonato: «Non è pensabile che la morte di 300 persone sia rimasta segreta per 18 anni, dal 1999 fino al 2017. Lui è stato di fatto protetto da una cultura che porta a voltarsi dall’altra parte e tenere la testa bassa». Un atto di accusa nei confronti del sistema sanitario tedesco, in qualche modo provato dalla giustizia: due medici, il responsabile di un reparto e alcuni colleghi di Högel, sono sotto inchiesta per concorso colposo in omicidio, omessa denuncia e falsa testimonianza.

Sembra che l’infermiere killer fosse stato mandato via dall’ospedale di Oldenburg dopo che vennero verificate le anomale morti di pazienti affidati a lui. Nessuno, però, segnalò quei terribili sospetti. «Lottiamo e aspettiamo dal 2017 che emerga tutta la verità su Högel. Ora il nostro obiettivo è che rimanga in prigione il maggior tempo possibile», chiosa Christian Marbach. Per quanto difficile da pensare, Niels Högel non è l’unico mostro in una corsia di ospedale. Fa orrore la storia di Charles Cullen, infermiere americano che nel 2003 ha confessato di avere ucciso 40 pazienti: le morti a lui attribuibili, però, sarebbero quasi 300. Dal 1977 al 1980, in Norvegia, Arfinn Nesset nell’ospedale in cui prestava servizio sterminò 138 ricoverati. In Italia Antonio Busnelli, nel 1992, a Milano, uccideva i pazienti per intascare i soldi delle pompe funebri. L’ultimo caso, ancora italiano: il 19 aprile è stata condannata all’ergastolo Fausta Bonino, assassina di dieci pazienti nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Piombino, in provincia di Livorno. Il sonno della ragione genera mostri non soltanto nell’omonimo dipinto del pittore spagnolo Francisco Goya.

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