Oggi Yara Gambirasio avrebbe compiuto 22 anni e sarebbe in qualche posto a festeggiare, invece è ancora lì che ci fissa con il suo apparecchio ai denti, a ricordarci che lei, purtroppo, non crescerà mai

Oggi Yara Gambirasio avrebbe compiuto 22 anni. Possiamo solo immaginarla scattarsi selfie con le amiche, o spegnere le candeline su una torta a strati, circondata da mamma e papà, possiamo solo sognare some sarebbe diventata la piccola gazzella che era a 13 anni, con le sue gambe lunghe e flessuose e gli occhi intelligenti. La storia ha voluto che la ricordassimo tutti mentre, concentrata e seria, esegue la spaccata o mentre guarda felice l’obiettivo con il filo di metallo che le brilla sui denti scoperti in un dolce sorriso, quel filo che i ragazzi spesso mettono nella preadolescenza per correggere i difetti della dentatura, quel filo che ci ha ricordato ogni singola volta che guardavamo quelle foto, con una fitta al cuore, che era solo una bambina.

Oggi Yara sarebbe una anonima ragazza di 22 anni, ad amarla sarebbero solo i suoi cari e non, come è oggi una fetta di persone che non l’hanno mai conosciuta, ma che in lei ha riconosciuto una figlia e che hanno seguito da seguire ossessivamente ogni aggiornamento sul suo caso, invocando la pena più severa per colui che l’ha strappata alla vita. Invece un giorno di novembre la tredicenne con l’apparecchio ha incontrato qualcuno nel consueto tragitto tra la palestra e casa e ha finito la sua notte sola, ferita ed esausta in un campo spettrale e sterminato, invece che nel letto caldo di casa sua. A distanza di nove anni sono ancora tante le cose che non sappiamo di quella notte. Che cosa è successo tra lei e l’uomo del Dna? Come è arrivata in quel campo? Perché si è fidata di lui?

Oggi dovrebbe essere in qualche posto a vivere la vita di una 22enne qualunque e invece è ancora lì a fissarci con il suo filo luccicante, a farci male come una ferita aperta, a domandarci, con i suoi occhi dolci, perché esiste il male nel mondo.

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