Torna l’incubo in Italia. Donna muore in ospedale. Eseguita l’autopsia

È stata eseguita ieri, lunedì 20 maggio, l’autopsia sul corpo della 59enne di Ravenna morta a causa del morbo della mucca pazza. Le analisi sono state effettuate nell’obitorio dell’ospedale Bellaria di Bologna dopo circa 15 giorni dal decesso della donna, verificatosi il 5 maggio scorso, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal Pm Monica Gargiulo, nella quale risultano al momento indagati per omicidio colposo 40 tra medici e infermieri dei reparti di Malattie Infettive e Neurologia del nosocomio di Ravenna. È stata richiesta agli esperti coinvolti, non un medico legale ma una coppia di anatomopatologi, Carmine Gallo e Irene Facchini, esperti nella diagnosi della patologia della mucca pazza, di adottare misure di particolare precauzione e con la massima prudenza, dal momento che il contagio avviene per contatto con materiale infetto. Bisognerà aspettare massimo 60 giorni per conoscere l’esito dell’autopsia

Morbo della mucca pazza scambiato per polmonite

A dare inizio all’indagine della magistratura è stata la figlia della donna morta lo scorso 5 maggio a Ravenna. Quest’ultima, in cura precedentemente per un linfoma all’Irst di Meldola, era stata ricoverata la prima volta il 7 aprile per via di un malessere che le è stato diagnosticato come polmonite. Tuttavia, le sue condizioni non miglioravano, così la 59enne è tornata al pronto soccorso e da qui è passata prima al reparto Infettivi e poi in Neurologia, per una encefalite auto-immune. Tuttavia, stando a quanto evidenziato nel referto del decesso, sarebbe infine morta per  il morbo Creutzfeldt-Jakob, che causa la mucca pazza. Sarebbe stata esclusa, attraverso una apposita tac, una recidiva del tumore. Le terapie cortisoniche e antibiotiche cui la donna era stata sottoposta non hanno sortito effetto. Dal primo maggio è entrata in coma e pochi giorni dopo è deceduta.

Sintomi e incidenza della mucca pazza in Italia

Il morbo della mucca pazza, o di Creutzfeldt-Jakob, è causato da un prione, una proteina definita “agente infettivo non convenzionale”: non essendo né un virus né un batterio, si trasmette in maniera peculiare, inducendo le proteine sane ad assumere una forma molecolare anomala. In altre parole, il prione, avviando una modifica nella struttura delle proteine sane, uccide i neuroni e genera dei veri e propri “buchi” nel tessuto cerebrale, che prende un caratteristico aspetto spugnoso. In Italia si sono verificati in totale 144 casi, solo 2 dal 2017 ad oggi, uno in Toscana e uno nella provincia di Venezia. Tra i primi sintomi con i quali si manifesta la patologia ci sono modifiche del comportamento, ansietà e aggressività, seguite da perdita dell’appetito, della montata lattea e dell’equilibrio. Non esiste una cura, ma si tratta di una malattia particolarmente rara, colpendo una persona su 1 milione. Si ricorda che il contagio può avvenire anche per ingestione di materiale infetto. In passato ha causato vere e proprie epidemie, come quella che colpì la Gran Bretagna negli anni Ottanta. La paura era stata tale che in tutta la Ue erano state introdotte restrizioni al consumo di carne bovina.

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