La mia vita dopo 22 giorni di coma

La canzone The Power of Love è stata interpretata dai più apprezzati artisti, ma dopo aver letto quanto segue la vostra versione preferita diventerà quella di Ilaria Oliosi. È il 2 aprile 2007 quando questa promettente cantante incide quel brano. Non sa che sta facendo a se stessa il dono più speciale: 22 giorni dopo quelle note la desteranno dal coma. «La notte del 4 aprile 2007» racconta Ilaria «tornavo da un concerto.

La mia amica avrebbe dovuto fermarsi al semaforo e dare la precedenza, ma ha proseguito. Un camion c’è venuto addosso travolgendoci. Non ricordo nulla, ma pare che sia stata io a chiamare i soccorsi. La mia amica svenne, masi risvegliò senza gravi conseguenze. A me andò peggio: in ospedale vomitavo sangue, e a seguito di una tac mi fu riscontrata un’emorragia interna. Di lì a poco sarei entrata in coma». A sopirsi con Ilaria sono anche le sue aspettative di fanciulla, e mentre i dispiaceri della 20 enne si avvalgono dell’inconsapevolezza del sonno, ai congiunti della degente il riposo viene meno: «Non si sono mai staccati da me. Mia madre si licenziò per starmi accanto a tempo pieno.Non volevano lasciarmi andare».

Questa ostinazione li spinse a sperimentare le terapie più improbabili: «Avevano sentito dire che le chance di risvegliarsi dal coma aumentano se al paziente si parla, ma loro non si sono limitati a questo: con uno stereo portatile hanno riprodotto il cd che avevo inciso prima dell’incidente». È allora che la storia assume i toni della fiaba: come la principessa Aurora che annienta la maledizione del sonno eterno con il bacio dell’innamorato, Ilaria si ridesta grazie alla tenacia dei familiari; mentre in stanza risuona The Power of Love (il potere dell’amore), lei apre gli occhi. Sembra che il destino le abbia concesso il beneficio di tornare alla vita su quelle strofe per imprimere in lei la consapevolezza che il potere dell’amore tutto può. Mala attende una dura riabilitazione: «Sono trascorsi 12 anni, tuttavia per il mio corpo sembra non fare differenza, e continua a comportarsi come se quel dramma fosse avvenuto ieri. Ad oggi zoppico, d’inverno mi irrigidisco come un ghiacciolo e sono emiplegica: non ho la padronanza della parte destra del corpo,ma non mi perdo d’animo».

Con autoironia, spiega: «Ho perso l’uso del braccio, la mano se n’è proprio andata in vacanza, ma io in ferie non ci vado, e sto qui a darle il tormento per svegliarla, questa gran pigrona». La determinazione è una risorsa alla quale ha attinto anche per rieducarsi a comunicare: «Al risveglio dal coma non ho parlato per mesi e, quando ho ricominciato, la prima parola è stata “mamma”». Ma quel sostantivo carico d’amore non è l’epiteto attraverso cui richiamare l’attenzione della premurosa genitrice, bensì il termine utile ad appellare tutto ciò che ha attorno. «Qualsiasi cosa diventava“ mamma”.Avevo scordato il nome di tutto e forse identificarlo in mia madre mi infondeva la sicurezza di essere circondata dall’affetto di cui avevo bisogno». Pur avendo scordato il nome degli oggetti, come si ama non l’ha dimenticato, è per questo che si lascia andare con l’uomo che diventerà suo marito: «L’ho conosciuto ad un anno dall’incidente, quando mi ero arresa all’idea che non avrei mai avuto una famiglia mia. Mi ripetevo: “Ilaria, nessuno amerebbe una storpia comete”.

Poi è arrivato lui e gli ho dato fiducia. Oggi abbiamo due splendidi figli che sono davvero il mio braccio destro: Giulia e Gianluca assolvono a buona parte delle funzioni che delegherei al mio arto, se funzionasse». È serafica nel raccontare il presente, ma chissà se le capita di essere sopraffatta dal rimpianto di quei traguardi che poteva ambire a raggiungere: «Canto ancora, ma solo per hobby. I medici mi hanno intubato così a fondo da lesionarmi le corde vocali, tuttavia è un baratto al quale acconsentirei altre mille volte: il canto in cambio della vita. Ma ho ancora un desiderio: conoscere Laura Pausini; mi piacerebbe usare l’unico braccio che muovo per stringerla forte. Sarebbe bello se mi facesse questo regalo».

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