Tria rottama gli 80 euro e sogna di aumentare ancora l’Iva

Meno cinque al voto che deciderà il futuro dell’Europa. Siamo in piena campagna elettorale. E un po’ di chiacchiere (promesse) in libertà sono concesse. Soprattutto se si parla di tasse e stipendi. Di soldi, insomma, uno dei temi che più fa breccia nel cuore degli italiani. Salvini lo ripete da tempo: presto molto presto estenderemo la flat tax a tutti. E fa niente se i più zelanti gli chiedono delle coperture. Nessun problema – risponde lui – a suo tempo ci penseremo.

Di Maio ovviamente non può esser da meno e garantisce urbi et orbi: entro agosto grazie al Movimento Cinque Stelle anche nel Belpaese arriverà il salario minimo orario. E poco importa se pure il più ottimista dei grillini non punterebbe 10 euro sul fatto che quest’esecutivo possa raggiungere l’estate sano e salvo. Il premier Conte sente il clima della contesa e per una volta la spara più grossa degli altri: grazie alla Cabina di regia “Benessere Italia” e ai provvedimenti del governo, il Pil pro capite nei prossimi anni aumenterà dell’8,6%. Del resto si tratta di numeri messi per iscritto nel Def, mica se li è inventati l’avvocato prestato alla politica. Insomma è tutto così.

Una gara a chi fa la promessa più grossa. Poi arriva lui, Giovanni Tria. Il ministro dell’Economia, non un prof che esprime la sua opinione con un commento sul Sole 24 Ore, ed è tutta una depressione. Inizia al mattino, ad Agorà sui canali Rai. Con il suo cavallo di battaglia. «Se devo esprimere una mia opinione scientifica penso che sarebbe meglio puntare a un maggior prelievo sulle imposte indirette come l’Iva cercando di alleggerire l’Irpef ». Nulla di nuovo sotto il sole. È un concetto che Tria ha espresso più volte. E si può essere anche d’accordo: il baricentro fiscale si sposterebbe dalle persone ai consumi. Certo che ripeterlo a cinque giorni dal voto e senza uno straccio di riforma dell’Irpef, vuol dire solo che siamo in procinto di far crescere le aliquote Iva al 25,2 (quella ordinaria) e al 13% (quella ridotta) perché non abbiamo idea di dove trovare i 23 miliardi che servirebbero a scongiurare l’aggravio. Ma non finisce qui. Tria è scatenato. E nella stessa trasmissione se la prende pure con Matteo Renzi e i suoi 80 euro. «Nell’ambito di una riforma fiscale gli 80 euro vengono riassorbiti.

Tecnicamente è stata una decisione sbagliata, risultano come spese e non come un prelievo. Inoltre tecnicamente è stato un provvedimento fatto male». Il ministro non si tiene più ed evidenzia che gli ormai celebri 80 euro sono stati introdotti dall’ex presidente del Consiglio dem spendendo 10 miliardi poco prima delle ultime elezioni europee. Quelle del 2014 che portarono il Pd sopra il 40%. Anche qui si tratta di concetti per tanti versi condivisibili. Perché è vero che gli 80 euro risultano come una spesa e non come una riduzione di imposte ed è altrettanto vero che gli effetti sui consumi e quindi sul Pil sono abbastanza controversi. Per dire, secondo alcuni ricercatori della Banca d’Italia il bonus è stato speso solo per il 50-60 per cento con picchi che arrivano all’80 per cento per le famiglie a più basso reddito. Ma anche in questo caso il punto è un altro. Se a poche ore dalla tornata elettorale il ministro dell’Economia dice agli italiani che ricevono il bonus – parliamo di 10 miliardi ripartiti tra 11,7 milioni di lavoratori dipendenti che guadagnano più di 8 mila e meno di 24 mila euro – che dovranno rinunciare agli 80 euro, la maggior parte dei cittadini penserà che la situazione è davvero grave e che il peggio deve ancore venire. Insomma si scatena l’effetto depressione. Ma del resto Tria è un tecnico prestato alla politica.Un ministro che in questi mesi di governo è stato più volte sconfessato da Salvini e Di Maio, i veri dominus dell’esecutivo del cambiamento. E che da un po’ di tempo si sta prendendo le sue rivincite. Dicendo quello che pensa. Anche a cinque giorni dal voto.

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