Il sesso al tempo dei Millennials

Come sono a letto i nati tra gli anni ’80 e il 2000? Meno disinvolti. Eppure SÌ definiscono grandi traditori… ma solo online. Secondo una ricerca, infatti, il 60% fa sesso inviando testi e foto con lo smartphone, altri si concedono scappatelle virtuali. «Sessualità ed emozioni sono sempre più scisse», dice lo psicologo. Le eccezioni (per fortuna) non mancano

Sono sessualmente inibiti, ma anche provocatoriamente libertini. Fanno più raramente sesso, collezionano meno partner rispetto al passato. Per contro amano il porno, hanno una spiccata attrazione per il proibito e si professano grandi traditori. Sono i Millennials (i nati tra gli anni ’80 e il 2000): il 60% di loro fa sexting – invia testi o immagini sessualmente esplicite tramite il web e lo smartphone – e ha avuto almeno una storia di una notte, il 70% (molto spesso femmine) utilizza con disinvoltura materiale hot.

È quanto emerge dall’indagine Eurispes dal titolo “Sesso, erotismo e sentimenti: i giovani fuori dagli schemi”. Già. Perché in tutta questa disinvoltura tra le lenzuola si trovano spesso a scontrarsi con i sentimenti e le emozioni, non capite e non condivise. Sesso e sentimenti per i Millennials coincidono “spesso” per il 41,7%, “sempre” per il 26,3%, “qualche volta” per un altro 26,1%, “mai” per il 5,9%. A conciliare meglio sentimenti e sessualità sono le giovani donne, per cui i due aspetti del rapporto coincidono “sempre” nel 34,3% dei casi, contro il 16,1% degli uomini. Ciò che emerge, poi, è che per gli under 30, oggi, è più semplice rinunciare a una relazione che farsi carico delle responsabilità che la stessa porta con sé. Ecco dunque spiegato il 20,7% di giovani che punta sui rapporti di coppia aperti, il 44% che si diletta in scappatelle extra-coniugali e il 55,1% che gradisce avere nella propria vita un amico o un’amica di letto.

Tutto questo perché? «Perché sono sempre più connessi fuori (con la rete) e sconnessi dentro (a livello relazionale)», spiega il sessuologo Maurizio Bossi, «vale a dire hanno difficoltà relazionali con l’altro o l’altra, e stereotipi di comportamento mimati dai modelli». Cosa significa? «Che se tu vedi costantemente il bondage», precisa il professore, «ti viene voglia di farlo, diventa la tua fantasia, addirittura un’ansia da prestazione se non fai esattamente quello che il modello ti propone». Quindi il bondage insieme a dominazione e sottomissione rimangono più che altro una fantasia.

Il 72,3% dei giovani, infatti, non li ha mai praticati: «D’altra parte chi ha mai spiegato loro, ad esempio, quanto sia importante capire la propria lei o ascoltare le variazioni del suo respiro, fortemente indicative del suo stato di eccitazione?», chiosa Bossi. Di sicuro non il web. Ma «se una volta c’era l’educazione dei divieti, non si doveva fare una cosa perché era peccato, oggi sembra quasi che si debba fare, ma in un certo modo. E se non lo si sa fare… scatta l’ansia da prestazione».

Ma torniamo a noi. Se le pratiche sessuali spesso rimangono relegate alla fantasia, nella generazione dei Millennials neppure il sex toy sembra trovare terreno fertile nella pratica: solo il 18% ne usa sia per autoerotismo sia per giocare con il partner, il 14,4% solo con il partner, il 9,6% solo per l’autoerotismo. Che noia che barba, vien da dire. E allora… via verso altri letti! Come dicevamo, ben il 44% dei Millennials si concede “valzer di partner e di coperte”, relegando in secondo piano il sentimento. E si concede anche “scappatelle” in rete: se tre giovani su 4 fanno sexting con il proprio partner (75%), quasi la metà lo ha fatto con un partner occasionale (46,6%), quattro su 10 con una persona ritenuta intrigante (40,6%), il 35,6% per scherzo. «È il consumo del sentimento a predominare nella società del XXI secolo; non ci si permette in pratica il tempo di elaborare l’emozione», spiega il sessuologo, secondo il quale, proprio perché«sempre più connessi con la rete e quindi sempre meno connessi tra di loro, i ragazzi scindono tra sentimento e sesso. L’abitudine a guardare lo smartphone e non guardare in faccia l’altro toglie quella capacità animale che ciascuno di noi ha di essere colpito dall’altro anche per la sua comunicazione non verbale».Chi li può aiutare a riportare al centro i sentimenti? «Il compito spetta ai genitori», non ha alcun dubbio Maurizio Bossi, «solo loro possono educare i figli alla sessualità e all’affettività. Sono il vero esempio per i loro ragazzi». Che hanno bisogno di educazione sentimentale e affettiva.

Loading...

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *