“Ciontoli non era in casa”. Caso Vannini: una lettera anonima stravolge tutto

Il caso Vannini, che giallo non sembra, leggendo gli atti processuali, sembra però prendere una strana piega. Una lettera anonima recapitata a casa dei genitori del giovane morto in circostanze decisamente poco chiare, pone nuove ombre sul caso del giovane ucciso nella casa della sua fidanzata. Marco Vannini, come rivela il settimanale Giallo, è morto a 20 anni a casa della sua fidanzata a seguito di un colpo di arma da fuoco.

Secondo i primi risultati il capofamiglia, Antonio Ciontoli, è stato il colpevole della sua morte, ma a questa versione la famiglia non ha mai creduto e negli anni spuntano elementi che confermerebbero i sospetti dei Vannini. Nella lettera recapitata alla mamma di Marco viene detto, in maniera brusca e diretta, che Ciontoli, nel momento in cui il 20enne veniva colpito da un proiettile sarebbe stato addirittura fuori casa. La donna racconta a Giallo del suo stupore nel leggere quelle parole: “Non so se quanto scritto corrisponda al vero.

Ma nelle parole che ho letto sembra quasi che chi si è rivolto a noi avesse proprio il desiderio di dirci qualcosa di molto importante”. Non si conosce l’identità di chi ha scritto questa lettera, ma i genitori di Vannini hanno intenzione di andare fino in fondo, di capire quale sia la verità, anche alla luce delle recenti, anche se tardive, testimonianze, che confermerebbero l’estraneità di Ciontoli dal delitto. Pare che Antonio stia proteggendo uno dei suoi figli, vero artefice del delitto, ma si tratta ancora di accuse che non hanno avuto alcun riscontro da parte delle autorità. La mamma di Marco, attraverso il suo avvocato, ha chiesto che vengano ascoltati altri 4 testimoni, tra cui la vicina di casa dei Ciontoli, che ha dichiarato di non aver sentito le voci di Antonio negli attimi successivi allo sparo.La donna non si arrende e conclude: “È doveroso approfondire le cose dette dai nuovi testimoni. Anche se io resto convinta che tutte le persone presenti quella maledetta sera siano responsabili della morte di Marco. Nessuna di loro ha mosso un dito per salvarlo”. Possibile che il Ciontoli abbia detto una menzogna in aula? Possibile che né il magistrato, né il giudice si siano accorti di nulla? Domande alle quali dare delle risposte sembra impossibile.

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