Stretta su Uber: nuova vittoria per i taxi

Quando si parla di poteri forti si pensa alle banche centrali, alle compagnie petrolifere, a quelle farmaceutiche, ma nelle grandi capitali d’Italia i poteri forti sono anche le cooperative dei taxi che hanno resistito negli anni a ogni tentativo di adeguamento del mercato illegittimo delle licenze, all’Antitrust, a Monti, agli NCC e al rivoluzionario “Uber”. Da sempre i tassisti hanno contestato alle auto blu il fatto di raccogliere prenotazioni in movimento senza tornare in rimessa, fatto adesso regolamentato dalla legge appena varata. Le auto a noleggio con conducente potranno operare liberamente in ambito provinciale, ma nelle grandi città dovranno sempre far ritorno alla rimessa e attendere una nuova chiamata. «Per colpire gli abusivi si impatta su tutta la categoria degli NCC», contesta uno dei rappresentanti. «È vero che serve una legislazione moderna ed efficace, ma nella legittima esigenza di contrastare l’abusivismo c’è una sproporzione tra lo strumento adottato e il risultato da ottenere.

L’obbligo per gli NCC di ritorno in rimessa rischia di produrre la chiusura di migliaia di aziende, una procedura d’infrazione europea e un incremento dell’illegalità».

I taxi d’Italia portano a casa un’altra importante vittoria, quella contro il colosso internazionale Uber, la rivoluzione del trasporto privato tramite applicazione smartphone.

Il decreto legge sulle semplificazioni che vede la firma anche di Dessi, Garruti e Santillo del Movimento 5 Stelle, chiarisce che: «Chi mette in condivisione il veicolo di proprietà anche attraverso l’utilizzo di piattaforme digitali, può vedersi riconosciuto solo un rimborso per le maggiori spese sostenute». Dato che, sempre secondo il di, il car sharing non si configura come attività d’impresa, non può essere previsto un corrispettivo con finalità di profitto.

Dagli organi direttivi di Uber ci sono stati segnali d’intesa nel senso che l’applicazione su telefonia mobile potrebbe presto trasformarsi da localizzatore di macchine private ad aggregatore di taxi. Tuttavia, il vero potere non è in mano alle auto bianche, ma alle cooperative che le gestiscono. Visto e considerato il fatto che la compravendita delle licenze non è legale, le banche non hanno mai accettato di finanziarla, a meno che non si garantisca con altro (case o beni di lusso).

Ecco che entrano in gioco le cooperative che invece finanziano l’acquisto della licenza nonostante essa non sia una proprietà privata ma una concessione comunale revocabile in qualsiasi momento.

Le cooperative (a Roma le più grandi sono Radio Taxi 3570 e Pronto Taxi 6645) si pongono dunque a completa tutela e gestione del mercato. E le grandi cooperative del trasporto pubblico si sono dovute confrontare di recente con un altro nemico, un altro aggregato- re di trasporti, la app Mytaxi del gruppo Daimler Ag che permette ai tassisti iscritti di mettere a disposizione una quota variabile di corse saltando l’intermediazione forzata delle grandi cooperative. Il Tar del Lazio, dopo due anni di istruttoria, non ha accolto la denuncia di MyTaxi nei confronti di Radio Taxi 3570 per violazione della concorrenza. Fa sapere il presidente di Radio Taxi 3570 Loreno Bittarelli che: «Finisce sconfitta la pretesa di MyTaxi avallata dall’Antitrust, di eliminare dagli statuti delle cooperative le clausole di esclusiva».

«Una sentenza che va contro i principi della sana concorrenza e che danneggia gli utenti finali del servizio di trasporto pubblico», commenta il Codacons. «D mercato dei taxi è tra i più restii a qualsiasi forma di cambiamento. Al contrario il settore del trasporto pubblico non di linea dovrebbe aprirsi alla concorrenza e alle novità introdotte dalla tecnologia moderna, al pari di quanto avvenuto in molti altri Paesi europei e non solo».

Come si spiega dunque lo strapotere di questa tipologia di trasporto pubblico? Di certo la minaccia del blocco totale permette ottime ragioni di trattative, ma non può essere solo questo. Molti politici si sono resi conto negli anni che i tassisti sono veri e propri veicoli d’opinione nelle grandi città. Parlano con la gente, si confrontano, incontrano persone di ogni estrazione sociale e diffondono idee e leggende metropohtane. L’ex sindaco di Milano Pisapia ha riferito di aver capito di poter battere la Moratti proprio per le mutate opinioni dei tassisti.

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