13 minuti di sesso orale a Cannes 2019, la scena disturba e le persone abbandonano la sala

Non c’è Festival cinematografico senza uno scandalo osé. Alla 72esima edizione di Cannes, il compito è toccato al regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche che ha presentato in concorso “Mektoub, My Love: Intermezzo“, circa 3 ore e mezza di pellicola con una lunga sequenza erotica che ha provocato lo sdegno di parte del pubblico. Il film è il seguito di “Mektoub, My Love: Canto uno“, che il cineasta aveva presentato alla Mostra di Venezia 2017. Ambientato nel 1994, racconta le vicissitudini di un gruppo di giovani in vacanza, viste attraverso l’occhio del protagonista e alter ego del regista, Amin.

Il New York Times si è speso in una sorta di recensione e commento dell’accaduto, definendo la scena troppo lunga, eccessivamente realista e disturbante. Il tam tam sulla stampa internazionale è stato presto detto e i giornalisti di mezzo mondo hanno iniziato a loro volta a rilanciare con tweet di opinione, fornendo i loro personali punti di vista.

12 minuti di cunnilingus, l’attrice diserta 

Il film dura tre ore e mezzo e pare non sia proprio per tutti i palati (da sempre, Kechiche fa purissimo cinema d’autore, poco commerciale): la sequenza che ha colpito maggiormente il pubblico presente a Cannes è stata però quella dei 13 minuti di cunnilingus, che si conclude con l’orgasmo del personaggio interpretato dall’attrice Ophelie Bau. Alcuni spettatori hanno lasciato la sala scandalizzati. Da notare che la stessa Bau, che pure ha fatto il red carpet, è uscita prima della fine e che non si è presentata alla conferenza stampa né al photocall la mattina dopo. Kechiche si è scusato davanti ai giornalisti “per non aver avvertito” della scena hot. Si è parlato anche delle accuse di aggressione contro il regista, denunciato da una donna in autunno. “Parlate del film, non di me“, è stata la risposta.

Kechiche fu Palma d’Oro con La vita di Adele

Del resto, sempre a Cannes, Kechiche aveva già scandalizzato non poco con il suo capolavoro “La vita di Adele”, torrenziale romanzo di formazione con le splendide Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux, impegnate per gran parte del tempo in scene d’amore saffico molto esplicito e osé. In quel caso, la dose di momenti hard suscitò scalpore, ma non impedì al film – bellissimo – di vincere la Palma d’Oro.

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