Mario Bozzoli, dopo anni di indagini la Procura di Brescia accusa i figli del fratello

Dopo quattro anni, finalmente c’è un punto di arrivo su un giallo finora inspiegabile. Nel 2015 l’imprenditore Mario Bozzoli scompare misteriosamente, dopo aver telefonato alla moglie Irene dalla sua fonderia di Marcheno (Brescia), al termine di una giornata di lavoro, per annunciarle l’arrivo a casa. Non giunse mai a casa, e da allora di lui si è persa ogni traccia. Adesso, dopo tante ipotesi formulate e scartate come impossibili, la Procura di Brescia è giunta a una conclusione: Mario sarebbe stato ucciso dai nipoti Giacomo e Alex, per pesanti divergenze sulla conduzione dell’azienda in cui tutti lavoravano all’epoca. E il suo corpo sarebbe stato occultato con la complicità di alcuni dipendenti, tra cui Beppe Ghirardini, trovato morto pochi giorni dopo in una frazione di montagna con una capsula di cianuro nello stomaco. Il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso, che ha chiuso le indagini, accusa i due fratelli Giacomo e Alex di omicidio premeditato e occultamento di cadavere, gli operai Oscar Maggi e Aboagye Akwasi di favoreggiamento. Se il giudice delle indagini preliminari riterrà fondate le accuse, li rinvierà tutti a giudizio e si aprirà un processo a loro carico. Secondo la ricostruzione della procura i due giovani, figli di Adelio, fratello della presunta vittima e anche lui socio della fonderia Bozzoli, avrebbero ucciso lo zio poco dopo la telefonata alla moglie, “aggredendolo proditoriamente dentro il capannone della azienda mentre, terminata l’attività lavorativa, si stava recando nello spogliatoio riservato ai dirigenti”. Gli unici presenti risultano i quattro indagati, oltre a Beppe, che avrebbe esitato se denunciare o meno gli altri e per questo sarebbe stato eliminato. Il corpo di Mario non sarebbe stato cremato in un altoforno, ma infilato in un sacco e portato fuori dalla fonderia, forse nel bagagliaio di un’auto, per farlo sparire. Il cadavere costituisce la prova del reato: se non sarà ritrovato, si rischia di poter istruire un processo solo indiziario. Gli indizi portano soprattutto a Giacomo, che una testimone avrebbe sentito mentre parlava con altri di ammazzare lo scomodo parente. Il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il desiderio del ramo familiare di Adelio di puntare a guadagni più alti, abbassando la qualità dei prodotti. Irene stessa aveva accusato i parenti della scomparsa del marito nella sua prima denuncia. Ora dice: «Attendiamo la decisione del gip, poi ne sapremo qualcosa di più. Io e i miei figli aspettiamo la verità». Il gip ha 20 giorni per pronunciarsi.

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