Un adolescente su tre a 17 anni ha già avuto rapporti sessuali: l’indagine

Fino agli anni dell’università pensano che nel loro futuro ci sarà posto per i figli. Poi il desiderio si perde per strada e la percentuale di uomini e donne ancora proiettati verso un modello di famiglia più ampio scende al 44%, principalmente per problemi economici o di coppia. In generale, ad ogni età prevale un livello di informazione su sessualità e riproduzione insufficiente. Dominano alcune fake news.

Qualche esempio: la fertilità del maschio viene considerata eterna (credenza scientificamente infondata), quella della donna si crede perduri oltre i 50 (mentre a 35 avviene il calo drastico delle potenzialità riproduttive) e c’ é la convinzione che con la procreazione medicalmente assistita (la Pma) si possano superare gli ostacoli biologici. Le fonti di informazione sono il web e i siti porno.

E’ un dossier che fa molto riflettere sul futuro demografico del nostro Paese e tanti altri aspetti (culturale, sociologico) lo studio nazionale «Fertilità» presentato al ministero della Salute. Un lavoro dettagliato che costringe ad aprire gli occhi e a intervenire con interventi coordinati. E’ il frutto delle ricerche di Istituto Superiore di Sanità, università Sapienza e Bologna, ospedale Evangelico di Genova.

Intervistati online circa 16mila ragazzi di 16-17 anni. Tre su 4 hanno cercato notizie sul web, quasi 9 su 10 sanno che l’infertilità riguarda ambedue i sessi ma pensano che quella femminile cominci dopo i 50. Gli adolescenti sono consapevoli che alcol e fumo sono un rischio per la salute riproduttiva mentre invece sottovalutano la pericolosità di diete, magrezza e obesità. Meno della metà affrontato con i genitori temi come le malattie sessualmente trasmissibili e i metodi contraccettivi.

Dall’indagine su 14mila universitari si scopre che l’età più consueta del primo rapporto è a 16-17 anni (il 6-7% dichiarano 14). L’età giusta per diventare genitori viene percepita tra 26 e 30 ma le conoscenze sulla salute riproduttiva sono scarse. Il 40% degli studenti pensano che la fertilità maschile non abbia mai fine e un ragazzo su 4 non hanno conosciuto l’andrologo: «Significa che neppure i genitori si rendono conto di quanto sia importante», commenta l’endocrinologo Andrea Lenzi. Il 95% si informano sul web e siti porno rischiando di crescere con una percezione errata del sesso.

E infine gli adulti: pensano che la fertilità femminile cominci a ridursi a 40-44 anni e che l’uomo la possa conservare almeno fino ai 60. Fare figli? Meno della metà rispondono di non volerne, il 4% è incerto, il 7% non ci hanno pensato e anche chi ha già procreato afferma che non farà il bis. Prevalgono i motivi economici, la paura di perdere il lavoro e problemi di coppia. E i medici? Ci mettono del loro nel non favorire il cammino verso una riproduzione in salute. «È generalizzato un eccessivo ottimismo sulle possibilità di ricorrere alle tecniche di fecondazione artificiale e di risolvere sempre i casi di infertilità. Persiste inoltre la tendenza a consigliare queste cure a pazienti in cui sono inutili generando aspettative che procureranno frustrazione». In pratica illudono che possa avvenire un miracolo. Tra le azioni da intraprendere il ministro della Salute Giulia Grillo pensa all’insegnamento di queste materie a scuola: «Ci sono molte informazioni che andrebbero date ai giovani, non possiamo abbandonarli al web. Voglio lavorare sulla creazione di un database certificato».

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