Comune le nega gli aiuti: costretta a portare su e giù per le scale ogni giorno il figlio disabile

La madre di un ragazzo che non è in grado di camminare è costretta a portarlo su e giù per due rampe di scale diverse volte al giorno dopo che il Comune non le ha accordato i finanziamenti per rendere la propria casa “accessibile ai disabili”.

Il figlio più giovane di Gary e Mary Rogerson, Reece, sette anni, ha una paralisi cerebrale e una carenza di idrocortisone che colpisce gli ormoni fondamentali per la sua salute generale. Usa una sedia a rotelle e ha bisogno di assistenza 24 ore su 24, quindi Mary è costretta a trasportare il bambino, che pesa 50 kg, per le due rampe di scale che conducono al piano superiore.

I genitori, insieme ai fratelli maggiori di Reece, Courtney, 15 anni, e Raith, 16 anni, sostengono che il North Lanarkshire Council “abbia deluso” il bimbo gravemente disabile. La scorsa settimana Courtney ha pubblicato un filmato su Facebook che evidenza le difficoltà che sua madre Mary, 53 anni, deve affrontare ogni giorno portando Reece su e giù per le scale.

La coppia, proprietaria della casa, afferma che il Comune si è offerto di pagare £ 6000 per dei lavori di ristrutturazione, tra cui un montascale. Ma questo “non è abbastanza”, dicono. Peraltro sostengono di aver speso di propria tasca 20.000 sterline (oltre 22mila euro) “necessari per garantire a Reece di entrare e uscire da casa sua”.

“Io e Gary abbiamo comprato questa casa dal consiglio nel 1999, ma non sapevamo che Reece sarebbe nato così. Poiché la nostra casa non era adatta alle sue esigenze – spiega Mary – ci siamo trasferiti in una proprietà in affitto quattro anni fa e ci è stato riferito che sarebbero stati effettuati i lavori per venire incontro ai suoi problemi.

Questo significava che avremmo potuto venduto la nostra casa e vivere lì. Ma ci sono stati ritardi dopo ritardi e abbiamo pagato l’affitto, un mutuo e una doppia tassa comunale per una proprietà vuota. “Aspettare così tanto tempo per i lavori di ristrutturazione ci ha paralizzato finanziariamente e non ci è rimasta altra scelta che tornare a casa nostra”.

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