Costretta per 18 anni a mangiare gli avanzi del marito e della suocera

Non sappiamo il nome della donna protagonista di questa terribile vicenda, sappiamo soltanto che è una storia che ci arriva da Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. E a leggere la sua brutta e lunghissima avventura viene da dirsi: “Neanche un cane sarebbe stato trattato così”. Ma per capire a fondo la sua situazione dobbiamo partire dal principio. Per ben 18 anni la donna è stata costretta a mangiare solo gli avanzi dei pasti consumati dal marito e dalla suocera. Una vera e propria storia di abusi e degrado in cui la vittima veniva costantemente umiliata e mortificata e persino minacciata con un coltello e privata dei suoi documenti di identità.

Con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, alla suocera di 58 anni e a suo figlio di 38 è stato imposto il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna, che stremata dalla situazione ha trovato la forza di sporgere denuncia dopo 18 anni di calvario solo a fine maggio, a seguito della decisione di lasciare il tetto coniugale per rifugiarsi a casa di un’amica. Stando a quanto riferito ai carabinieri di Ceglie Messapica, la vittima avrebbe subito botte e atteggiamenti violenti fin dal 2001 e in una circostanza sarebbe anche stata minacciata con un coltello e privata dei documenti di identità.

La vittima veniva sistematicamente umiliata dalla suocera che ne controllava gli spostamenti, le sputava addosso minacciandola che se si fosse ribellata sarebbe stata malmenata. La 58enne avrebbe anche inscenato un malessere incolpando la nuora di averglielo causato, minacciandola di riferire il tutto al figlio per farla malmenare. Il giudice, sulla base degli elementi emersi, al fine di scongiurare il pericolo di ulteriore reiterazione delle stesse condotte attuate dai due indagati, ha emesso nei loro confronti la misura coercitiva personale del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa.

Il marito e la suocera dovranno mantenersi a una distanza di 500 metri dalla donna e non potranno comunicare con lei in nessun modo. Ma cosa ha spinto la donna a sopportare tutto ciò per quasi due decadi? La risposta, come in ogni altro cosa di percossa reiterato, è sempre la stessa: l’amore o presunto tale. Nelle donne che hanno subito violenze e abusi nel corso degli anni dai rispettivi mariti/compagni, può essere notato un minimo comune multiplo: il sentirsi in colpa della situazione di inferiorità.

Le donne in questione infatti, invece che ribellarsi, la maggior delle volte si scusano coi loro partner perché certe di aver commesso qualche errore. Non c’è consapevolezza del reato ed è per questo che le tristi e pericolose vincere si protraggono per anni, a volte una vita intera.

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