Carta d’identità non concessa a figlia di coppia omosessuale. Adesso il lieto fine

QUESTA NEWS CHE GIRA IN RETE E’ CERTIFICATA COME VERA

Alcuni giorni fa è stata diffusa una notizia con titolo “carta d’identità andata figlio di coppia omosessuale”. Tante sono state le polemiche ma effettivamente il tutto sarebbe nato da un bizzarro incrocio di norme. L’attuale governo in carica pare si fosse posto l’obiettivo di cancellare le menzioni di Genitore 1 e Genitore 2, sostituendoli con la voce Nomi dei genitori o chi ne fa le veci, inserita nei documenti di identità proprio sotto il governo Renzi, soltanto con l’obiettivo di colpire uno dei cavalli di battaglia della scorsa amministrazione. Si è palesato un problema nel momento in cui Anna, la quale ha un modello molto diverso di famiglia da quella tradizionale, ha richiesto un documento. Anna è figlia di due madri, concepita mediante una donazione del seme e adottata dalla compagna della madre, con sentenza passata in giudicato, essendo a tutti gli effetti figlia di due anni.

Il vero problema sembra essere arrivato nel momento in cui la bambina si è trovata davanti alla necessità di avere un documento di identità che viene riconosciuto da entrambi i genitori. Nessun problema ci sarebbe stato nel caso in cui ci fosse stata la scritta genitori o chi ne fa le mesi, oppure genitore 1 e genitore 2 ma un’altra invece era la menzione obbligatoria del padre e della madre e di conseguenza un qualsiasi documento richiesto da entrambe le donne per la figlia pare potesse rivelarsi un falso in atto pubblico e quindi nessuna amministrazione locale poteva Prendersi la responsabilità.

Il fatto

«Il mese scorso abbiamo chiesto le fosse rilasciata la carta d’identità e abbiamo subito intuito che non sarebbe stato semplice. Gli impiegati dell’Anagrafe si sono dimostrati collaborativi ma, dopo qualche telefonata andata a vuoto, non sapevano come compilare i dati anagrafici. Inserire un nome palesemente femminile di fronte alla dicitura “padre”, tanto voluta da Salvini, rischierebbe infatti di trasformare quel documento in un falso». Negli uffici della Municipalità si è presentata anche la legale Valentina Pizzol, che con il collega Umberto Saracco ha seguito la coppia durante la vertenza per l’adozione di Anna. «Alla fine gli impiegati hanno preferito sospendere l’emissione della carta d’identità della bambina  e chiesto chiarimenti al ministero dell’Interno che però, a distanza di oltre due settimane, ancora non ha risposto», spiega il legale.Risultato: la piccola veneziana è senza carta d’identità. E nella stessa condizione rischiano di ritrovarsi anche gli altri figli delle famiglie arcobaleno, pur riconosciuti dalla sentenze dei tribunali”, racconta la mamma biologica della bimba. Alla fine poi è arrivato il lieto fine.

Ma a cosa è stato dovuto il problema?

L’attuale formulazione della normativa relativa al rilascio della carta d’identità non fornisce più l’utilizzo delle Edizioni genitore 1 genitore 2 o di chi ne fa le veci. Per una serie di motivi molto gravi, che non hanno permesso il rilascio del documento digitale può essere rilasciato un documento cartaceo molto simile alla carta d’identità vecchio stile e che può essere rilasciato con le vecchie dicitura. La soluzione quindi è stata la medesima, ovvero normativa relativa alla carta d’identità digitale diventa una condizione che impedisce alla piccola Anna il suo ottenimento e quindi la stessa è stata munita di un documento altrettanto valido, che riporta i dati di entrambi i genitori.

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