Operata alla gamba per rottura della tibia, muore per una embolia: cinque indagati

A seguito di una improvvisa caduta, aveva riportato una bruttissima frattura alla gamba tanto da essere costretta a sottoporsi a un intervento chirurgico in ospedale. Un incidente serio e un’operazione altrettanto seria che però era riuscita benissimo tanto che la donna guardava con fiducia al seppur lungo, periodo di riabilitazione che ne sarebbe seguito. Nessuno infatti si aspettava che appena tre giorni dopo l’intervento di richiamo per rimuove  la vite, che era stata inserita con l’operazione, la donna si sentisse male e morisse. È la triste vicenda che vede protagonista una 39enne veneta, Marianna Marino, moglie e mamma di tre bambini. Come ricostruisce il Corriere del Veneto, la tragedia dopo circa un mese dall’intervento per la rottura di una tibia all’ospedale di Dolo. La donna aveva seguito tutte le indicazioni dei medici ma dopo essere stata richiamata per rimuovere la vite, si è sentita improvvisamente male ed è morta.

Secondo i familiari tutto sarebbe iniziato due giorni dopo la rimozione della vite, la donna avrebbe cominciato a lamentare che il tutore le stringeva e i parenti l’avrebbero aiutata ad allentarlo. Poi il 9 giugno scorso Marianna Marino si è sentita improvvisamente male ed è morta in casa  sua senza che si avesse il tempo di portarla in ospedale. Una tragedia per la famiglia che ora chiede di fare luce su quanto accaduto  e sull’operato dei dottori. Dopo un esposto dei parenti della 39enne, la procura di Venezia ha aperto un fascicolo di indagine affidato al pm Federica Baccaglini che ha già iscritto nel registro degli indagati cinque persone. Si tratta di medici che hanno avuto a che fare con la signora dal momento della rimozione della vite in poi. Sul cadavere della signora è stata disposta anche l’autopsia già eseguita, che ha stabilito come causa di morte un’embolia polmonare. Per avere altre certezze bisognerà attendere ora i risultati degli esami istologici che saranno eseguiti nei prossimi giorni.

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