Minibot è caos, facciamo chiarezza

Quando, nel 1981, divenne presidente degli Stati Uniti, rimanendolo per due mandati fino al 1989, Ronald Reagan affrontò il tema del grave deficit americano affermando che era «così grande da potere badare a se stesso». Una delle tipiche battute che tenevano alta la popolarità di Reagan tra i connazionali. Proprio in questi giorni in Italia, invece, fanno solo discutere e scatenano polemiche le dichiarazioni del governo sul metodo con il quale si proporrebbe di affrontare il problema dell’enorme ritardo della pubblica amministrazione nel pagare i suoi fornitori. Non si tratta di una questione da poco: il tesoretto che lo Stato fa fatica a saldare ammonterebbe infatti a circa 60 miliardi di euro.

Con grave nocumento degli artigiani e delle imprese che si trovano a subire una pesante mancanza di fondi necessari alle loro attività. Per risolvere la questione il governo avrebbe intenzione di istituire i cosiddetti Minibot. Ne è un deciso propugnatore il leghista Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera, che dice: «Sono un tentativo di risolvere i debiti della pubblica amministrazione». Ma scatena la reprimenda di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea: «I Minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale». Dal ministero dell’Economia fanno sapere: «Non c’è nessuna necessità né sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di Stato di piccolo taglio per fare fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, i cui tempi sono in costante miglioramento».

I dati, relativi al 2018, pubblicati sul sito Internet dello stesso ministero (www. mef.gov.it/focus/article_0055.html) rendono noto: “Continua il miglioramento sistematico dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni. Alla luce dei dati del sistema informativo della Piattaforma per i crediti commerciali (PCC), nel 2018 sono state pagate circa 20 milioni di fatture, con tempi di pagamento che mostrano in media un anticipo di un giorno rispetto ai termini previsti dalla legge”. Tali scadenze sono stabilite entro 30 giorni dalla data di ricevimento delle fatture, che salgono a 60 per gli enti del servizio sanitario. La confusione, insomma, regna sovrana. Cosa sono i Minibot e perché siano utili, se mai lo sono, Gente ha chiesto di spiegarlo a Stefano Caselli, prorettore per gli affari internazionali presso l’Università Bocconi di Milano. Professore, ci dica innanzitutto quali sono le caratteristiche dei Minibot. «Sono mini perché si tratta di Bot [Buoni ordinari del tesoro: titoli del debito pubblico italiano, dei prestiti concessi dagli investitori allo Stato per un periodo di 3, 6 o 12 mesi, ndr] di piccolo taglio, 20, 50 e 100 euro, ma non hanno né scadenza né tasso di interesse. Ovvero, non rendono nulla».

Chiunque può venirne in possesso? «Sono riservati a chi ha un credito nei confronti della pubblica amministrazione, come fornitore di un lavoro o di un servizio: tipicamente un artigiano o un’impresa. Sembrerebbe, come è scritto al momento nella norma, si tratti di un “pacchetto” del valore di 25 mila euro a prescindere dalla somma di cui si è creditori. È ancora da stabilire se vengano erogati solamente una volta l’anno o in più periodi di tempo. Il problema: se un’azienda vanta un credito di un milione di euro, ne riceve con i Minibot appena 25 mila! L’azienda così non fa cassa, non dispone della necessaria liquidità e continua ad avere un credito elevatissimo e non saldato dallo Stato». Come si possono utilizzare allora? «Li si userebbe come fossero dei voucher per pagare un debito con lo Stato, le tasse per esempio.

La lista completa degli utilizzi nei confronti dello Stato deve tuttora essere definita con precisione». Quali sarebbero i vantaggi derivanti dalla loro introduzione per lo Stato? «Mettiamo che un’azienda debba pagare 100 euro di tasse. Lo Stato fornisce un Minibot da 100 euro, da utilizzare appunto per saldare quelle imposte. L’azienda, dunque, non esborsa quella cifra di tasca sua, ci pensa lo Stato, che paga e non incassa nulla. Aumentando il proprio indebitamento. E l’azienda continua a non ricevere ciò che le è dovuto». Con i Minibot si potrebbero fare acquisti di beni o servizi? «Si tratterebbe di un accordo privato tra il detentore dei Minibot e un altro soggetto. Ma il rischio diventa enorme: diffondendosi come metodo di pagamento, i Minibot diventerebbero una moneta parallela all’euro e dunque illegale, come ha detto Mario Draghi. Con valore soltanto in Italia, nessuno in Europa e nel mondo la accetterebbe mai per un pagamento. Rappresenterebbe un colpo durissimo alla credibilità del nostro Paese: il messaggio è che non siamo in grado di gestire il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione e di aiutare le nostre imprese». Tale ritardo a cosa è dovuto e come si potrebbe risolvere il problema? «Lo Stato non ha i soldi per pagare i suoi debiti. Ma si dovrebbe essere seri: abbiamo 300 miliardi di euro stimati di evasione fiscale. Basterebbe agire su questo fronte, limitando innanzitutto l’uso del contante, per rimettere in moto il nostro Paese».

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