Perchè Noa si è lasciata morire a 17 anni

AVEVA SUBITO STUPRO. «MI SENTO SPORCA», HA SCRITTO. E POI: «HO SMESSO DI MANGIARE E BERE. LA MIA SOFFERENZA È INSOPPORTABILE». UNA PSICHIATRA ITALIANA DICE: «LA SUA FERITA ERA INGUARIBILE»

Lasciarsi morire a 17 anni. C’è qualcosa di più innaturale? La storia di Noa Pothoven, la ragazza olandese che ha deciso di non alimentarsi più per smettere di vivere, ha fatto il giro del mondo, suscitando sgomento ovunque. Ma non si è trattato di eutanasia, come si è pensato inizialmente, tanto che persino Papa Francesco era intervenuto su Twitter dicendo che «eutanasia o suicidio assistito sono una sconfitta per tutti». A precisarlo sono stati i genitori in una dichiarazione: «Noa aveva scelto di non mangiare e bere più. Vogliamo sottolineare che questa è stata la causa della sua morte». È mancata domenica 2 giugno alle 2.40, nella sua casa ad Arnhem, assistita dai familiari e dai medici, che le hanno però somministrato solo cure palliative per accompagnarla nel suo triste viaggio, cominciato in realtà mesi prima, quando quest’adolescente aveva fatto un patto con se stessa per terminare il suo supplizio, causato da un mix terribile di anoressia e depressione, dopo aver sopportato ripetuti abusi sessuali. Nelle sue ultime parole, affidate a Instagram, ha spiegato così la

sua decisione: «Dopo anni di battaglie e combattimento sono prosciugata. Ho smesso di mangiare e bere da molto tempo e, in seguito a tante conversazioni e valutazioni, si è deciso di lasciarmi andare, perché la mia sofferenza è insopportabile». Cercare di capire come un’adolescente possa essere arrivata a questo punto di non ritorno è difficile, quasi impossibile, doloroso. Forse aiuta leggere il libro in cui Noa aveva raccontato il suo calvario, intitolato Winnen of leren (Vincere o imparare).

L’ha pubblicato nel novembre del 2018 l’editore olandese Boekscout, che ora è tempestato di richieste per una traduzione in inglese, vista l’improvvisa popolarità dell’autrice, guadagnata nel più tragico dei modi. Qui la ragazza rivela di essere stata molestata sessualmente a 11 anni durante una festa scolastica e poi stuprata da due uomini in una strada del suo quartiere quando ne aveva 14. Abusi che non aveva confessato prima d’allora a nessuno, poiché era sopraffatta dalla vergogna, come succede spesso alle vittime di violenze sessuali. Lo ricorda proprio in quel suo ultimo post, quando spiega che ogni giorno riviveva la paura provata durante lo stupro: «Ancora oggi mi sento sporca. Il mio corpo è stato violato e questo non può essere cancellato». Da lì aveva avuto origine anche il suo disturbo alimentare, che le impediva di ingerire qualunque cibo, percepito come un veleno per il suo organismo. Noa non aveva denunciato i suoi aggressori.

Già questo fa riflettere, come ha messo in evidenza Giulia Bongiorno, ministro della Pubblica amministrazione e fondatrice insieme con Michelle Hunziker di Doppia Difesa, fondazione nata nel 2007 proprio per «aiutare chi ha subìto discriminazioni, abusi e violenze ma non ha il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia», come si legge sul sito www.doppiadifesa.it. Su Twitter Bongiorno ha commentato così la morte di Noa: «La violenza ferisce l’anima più del corpo, e purtroppo a volte le ferite non guariscono. Ma chi ha subìto deve comunque parlare, chiedere aiuto, denunciare. Per aiutare se stessa e le altre». Ferite così profonde sono come un cancro per la mente, conferma Ester di Giacomo, psichiatra ASST Monza – Università Milano Bicocca e autrice di una ricerca dal titolo Abuso sessuale nei confronti di soggetti minorenni: un’inguaribile ferita?. «La malattia mentale e il dolore provocato da alcuni traumi possono arrivare al punto di essere non curabili, anche se siamo molto più pronti ad affrontare il fatto di doverci arrendere di fronte a una neoplasia rispetto a una malattia meno “visibile” com’è quella psichica », dice la psichiatra. «Bisognerebbe poi sapere se questa ragazza era già fragile prima degli abusi, quanto è stata aiutata e come era curata: in un caso così grave la cosa migliore è combinare psicoterapia e cura farmacologica, tentando di aiutare il più possibile la paziente e chi la circonda. I suoi sintomi, a partire dall’autolesionismo di cui l’anoressia è una forma, sono inquadrabili in un disturbo della personalità che si può sviluppare a seguito di uno stupro.

Anche se ha provato a cancellarlo, il trauma del male subìto è tornato fuori in maniera evidente: quello che Noa ha fatto è stato esprimere il proprio malessere contro di sé, fino al totale autoannientamento ». Per quanto straziante possa apparire il suo gesto, soprattutto per chi più l’amava, come i genitori, che hanno dovuto assistere impotenti all’agonia, la decisione di Noa deriva dalla libertà di scelta, principio fondamentale per l’Olanda, alla base anche della legge sull’eutanasia di quel Paese, la prima a essere approvata al mondo, nel 2002. Eutanasia alla quale Noa aveva pensato, senza dire nulla ai suoi, ma la clinica alla quale si era rivolta aveva rifiutato perché era troppo giovane. Nei Paesi Bassi la “dolce morte” è legale già a partire dai 12 anni, ma fino a 16 è necessario il consenso della famiglia e comunque anche dopo ci vuole il nullaosta di una commissione.

Nel caso di Noa i medici ritenevano che bisognasse aspettare almeno fino a 21 anni, come aveva riferito la ragazza stessa in un’intervista: «Prima devo completare la terapia per i traumi e il mio cervello deve finire di crescere». Ma dal suo punto di vista era una crudeltà: «Sono distrutta, non posso aspettare così a lungo». Gli anni passati dentro e fuori gli ospedali l’avevano sfibrata, oltre ad averle fatto perdere ogni fiducia nelle strutture sanitarie del suo Paese, per le lunghe liste d’attesa e la mancanza di centri per le malattie psichiche degli adolescenti. Il suo libro doveva servire ad aiutare altri giovani vulnerabili come lei. «Il suo profondo male di vivere aveva origini lontane», ha detto in un’intervista uno dei suoi più cari amici, Daan Brouwer. Già a 11 anni, dopo le prime molestie, Noa avrebbe meditato di suicidarsi: «Sua madre trovò nella sua stanza una busta contenente tante lettere d’addio per i genitori e i suoi più cari amichetti », ha raccontato Daan. Ora che Noa è riuscita ad andarsene, forse ha trovato quella pace che così disperatamente desiderava. «Sogni d’oro, tesoro. Ti dovremo lasciare andare»: è con queste parole che l’ha salutata per l’ultima volta la sorella Isa, condividendo sui social la notizia della sua scomparsa.

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