Ogni sette giorni un grido, in Italia svanisce nel nulla un bambino ogni 7 giorni

Raccontano genitori e fratelli che anche a distanza di decenni è farsi una specie di violenza smettere di apparecchiare a tavola per un figlio che da un momento all’altro non c’è stato più. Inghiottito dal nulla, insieme con la serena quotidianità di una famiglia che non potrà mai essere di nuovo la stessa. Nel 2018 in Europa non si è saputo più nulla di un milione di minori, in Italia è accaduto a un bambino ogni sette giorni.

E solo il 18 per cento di loro è tornato a casa. Un fenomeno oscuro e terribilmente complicato, spiega Simona Maurino, psicologa e referente del Servizio 114 Emergenza Infanzia per il Telefono Azzurro, onlus responsabile tra l’altro, in collaborazione con il ministero dell’Interno, della linea telefonica gratuita 116 000 per la segnalazione dei minori scomparsi. Un’espressione che rimanda immediatamente alla nostra cronaca più cupa: Denise Pipitone, svanita nel nulla a Mazara del Vallo, nel 2004 a 4 anni, o Angela Celentano, scomparsa dal Monte Faito, a Napoli, durante un picnic nel 1996. Aveva due anni.

O ancora Alessia e Livia Schepp, gemelline italo-svizzere di 6 anni, rapite nel 2011 dal padre Mathias, morto suicida in Puglia, senza aver rivelato che fine avessero fatto le figlie. Ma questa è solo la punta di un iceberg molto grande e sfaccettato. «I rapimenti da parte di persone sconosciute», spiega la dottoressa Maurino, «riguardano solo lo 0,4 per cento del casi di cui ci occupiamo. La maggior parte sono sottrazioni internazionali del minore da parte di uno dei due ex coniugi, in crescita a causa dell’aumento delle coppie miste, e le fughe volontarie anche da strutture protette».

Non solo. «I conflitti e le migrazioni hanno fatto esplodere il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati, ovvero quei ragazzi che sbarcano soli dopo la traversata del Mediterraneo e che fuggono dalle strutture che li hanno accolti». Si tratta allora di dati difficili da leggere. A partire dalle segnalazioni. «Missing Children Network è una rete internazionale che comprende 27 Paesi nell’Unione europea più Serbia, Svizzera e Albania. Spesso il minore scompare in un Paese, viene segnalato in un altro e magari ritrovato ancora da un’altra parte: al momento, per esempio, stiamo gestendo il caso di una ragazzina sulla quale “lavorano” quattro Paesi diversi. In quest’ottica, la collaborazione tra i vari Stati è fondamentale ».

E incide anche sui numeri record: «Va sotto il nome di “segnalazione”, e dunque entra in statistica, qualunque informazione sul minore, dall’allarme di scomparsa, passando per eventuali avvistamenti, fino all’auspicabile ritrovamento». Tanto che a un certo punto gli organismi internazionali coinvolti nelle ricerche sono stati costretti a porsi una domanda paradossale: che cosa si intende per scomparsa? «Categorizzare il fenomeno è più complicato di quanto si possa immaginare e pur in un sistema che è sempre più connesso a volte è difficile capire che varie segnalazioni partite da diversi Paesi fanno riferimento allo stesso minore». Questo accade per varie ragioni. «Le segnalazioni non sono sempre precise Inoltre, nel caso di bambini impegnati nell’accattonaggio, il segnalatore non ha i titoli per chiedere informazioni su quel minore all’adulto che è con lui, ragion per cui spesso chi chiama chiede anche un orientamento legale».

I casi più complicati, quelli che ci impiegano anni a risolversi, sono ormai sempre più spesso le sottrazioni dei bambini dopo una separazione, quando uno dei due genitori è di origine straniera. Accadde a Emma Houda, 2 anni, che il padre siriano Mohamed Kharat strappò da casa, Vimercate, in Brianza, e soprattutto da sua madre Alice Rossini nel 2012. La piccola fece ritorno in Italia solo nel 2017, dopo un lungo lavoro diplomatico. Lo stesso accadde a Sara Fardella, mamma di Sara Ammar, che per rivedere la sua bimba, rapita dal padre egiziano nel 2010, si era dovuta trasferire al Cairo: solo dopo 5 anni, nel 2015, era riuscita a riportare la figlia a casa. È durato 41 giorni l’incubo di Rosa Mezzina, madre di Yassine e Yasmine, 4 e 2 anni. Il padre, Jamel Methenni, tunisino, era riuscito a portarli a Tunisi da Bolzano dove la famiglia viveva prima della separazione, avvenuta nel 2018, ma il sequestro era stato risolto velocemente. Già, perché l’importante, in ogni caso, è fare presto. «La tempestività è tutto», conferma Maurino, «le prime 24 ore sono fondamentali per il ritrovamento del minore. Poi le possibilità di una risoluzione felice della scomparsa diminuiscono drasticamente».

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *