Caso Vannini, indagato l’ex comandante dei carabinieri Izzo: avrebbe coperto Antonio Ciontoli

Roberto Izzo, l’ex comandante dei carabinieri di Ladispoli, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Civitavecchia in merito al caso dell’omicidio di Marco Vannini. La decisione è stata presa dopo le dichiarazioni a Le Iene di Davide Vannicola, il commerciante di Tolfa che ha parlato di una confessione che gli avrebbe fatto Izzo dopo l’uccisione del giovane. Secondo quanto detto dall’uomo, Antonio Ciontoli avrebbe chiamato Izzo il 17 maggio 2015 prima di chiamare i soccorsi e avrebbe confessato che a sparare non sarebbe stato lui, ma suo figlio Federico. “Ti ricordi di Ciontoli? La sera stessa che Marco Vannini è morto Ciontoli mi chiamò: ‘Robe’, c’è mio genero nella vasca da bagno con un colpo di pistola, mi devi aiutare”. Queste le parole che Izzo avrebbe detto a Vannicola in gran segreto. Facendogli capire che sarebbe stato Federico, e non Ciontoli padre, a sparare quel colpo di arma da fuoco. E a quel punto Izzo avrebbe consigliato all’amico di prendersi lui la colpa. “Dopo un po’ d tempo mi ha richiamato e mi ha detto: ‘Robé vieni di corsa al Pronto soccorso'”, avrebbe detto ancora Izzo a Vannicola. “Io ho consigliato ad Antonio Ciontoli di prendersi la colpa lui invece del figlio”.

Roberto Izzo ha sempre negato ogni accusa. Lui e Ciontoli si conoscono sin dal 2013: un rapporto cordiale, sono amici e colleghi. La notte tra il 17 e il 18 maggio 2015, Izzo ha ricevuto una telefonata in caserma: dall’altro lato del telefono c’è Antonio Ciontoli, che gli chiede di andare al Pronto Soccorso di Ladispoli. “Robè, corri che è successa una cosa tragica, ho bisogno di te, vieni al Pronto soccorso, vieni, vieni”. Izzo è andato quindi in ospedale, ma nega di non essersi comportato secondo la procedura. “Poco dopo che eravamo arrivati in caserma, ho saputo che l’elicottero stava tornando indietro. Chiaramente a quel punto mi sono riunito, in sostanza, ero con la famiglia Ciontoli, seguendo le fasi di quello che stava accadendo. Dopo circa mezz’ora viene comunicato che il ragazzo era deceduto. Dopodiché, dopo questa comunicazione, ho detto alla famiglia Ciontoli, perché eravamo insieme, che Marco era morto”. Per l’omicidio di Marco Vannini Antonio Ciontoli è stato condannato in secondo grado a cinque anni. La sua famiglia, composta dalla moglie e dai due figli – Martina e Federico – a tre anni.

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