Le Iene: ecco i 9 modi in cui agisce un pedofilo

Pedofilia, Le Iene: ecco i 9 modi in cui agisce un pedofilo

Nel corso di questa settimana sono stati due i casi di pedofilia che hanno scosso l’opinione pubblica. Sulla base di tale motivazione Le Iene ha realizzato un servizio per aiutare le persone a capire e conoscere quali sono i 9 modi in cui agisce un pedofilo.

Si finge una bambina  su WhatsApp

Il caso di Milano in questi giorni ha fatto parecchio discutere, dato che un uomo si è finto una bambina dal nome Giulia per assodare le sue vittime. Secondo quanto reso noto anche da TgCom, sembrerebbe che l’uomo avrebbe prima abbordato una delle bambine per poi dare inizio a un lungo calvario che ha coinvolto altre due ragazzine, tutte di età compresa tra gli 11 e i 13 anni.

L’uomo in questione, un insospettabile che viveva in casa con i genitori e definito da conoscenti come una persona per bene. si nascondeva dietro la famigerata Giulia affermando di essere lui una sua vittima. La fantomatica Giulia, infatti, li minacciava di ricorrere a una maga per far morire i loro genitori qualora non si fossero sottoposte ai rapporti sessuali che poi l’uomo filmava. A tradire il pedofilo è stato un frammento di video comparso su Instagram e la segnalazione fatte alla professoressa da una delle compagne di classe delle vittime.

Pedofilia il servizio de Le Iene

A seguito del caso di pedofilia relativo a un uomo che si nascondeva dietro le identità di una bambina di nome Giulia ecco che Le Iene ha realizzato un servizio che possa aiutare i genitori a capire quali sono le tecniche secondo cui il pedofilo adesca le sue vittime. il tutto è stato realizzato insieme a Roberto Mirabile nonché presidente dell’associazione antipedofilia “La Caramella Buona”. Nel servizio realizzato dal Le Iene si può infatti nei primi tre punti  viene spiegata la creazione di un falso profilo social attraverso le piattaforme Facebook, WhatsApp, Instagram e Telegram, oppure l’apertura di un profilo sui siti che le ragazze usano per scambiarsi consigli come quelli relativi al make-up o alla moda, o più semplicemente per parlare di approcci sentimentali e sessuali. Questo permette loro di manipolare in modo affettivo le loro vittime, facendo leva sulla loro sensibilità.
Nei punti 4, 5 e 6 ecco che si fa riferimento all’aggancio della vittima, facendola sentire desiderata, amata, una vera e propria protagonista di qualcosa di bello sfruttando una sorta di empatia e vicinanza ai gusti cominciando così a raccontare qualcosa di intimo che la riguarda quanto detto permette così di creare un legame che su c’è sicuramente porta anche delusioni a sfondo fisico e sessuale.

Riconoscere un pedofilo

La cosa che più caratterizza il pedofilo della quale bisogna stare attenti al fine di riconoscerlo viene espressamente spiegato nei punti 7, 8 e 9. Il pedofilo infatti comincia a praticare del sexting con la sua vittima inviandole foto di parti intime e chiedendone altre in cambio, per poi arrivare ad una webcam erotica praticante l’autoerotismo. Successivamente si passa così ad un incontro reale è l’inizio di un calvario.
Nell’inchiesta condotta del Le Iene Roberto Mirabile spiega anche quali sono i segnali che devono far capire ai genitori che i loro figli sono vittime di violenza sessuale.

Tra i segnali più evidenti troviamo la costante vicinanza al telefono con la necessità di chattare o di effettuare videochiamate, l’arrivo di ricariche telefoniche che i genitori non hanno effettuato, oggetti o capi d’abbigliamento nuovi è un ingente disponibilità economica. A questi vanno aggiunti anche dettagli come l’isolamento della figlio della figlia, l’allontanamento dunque delle amicizie perdendo così piacere nelle attività ricreative da fare anche lontano da casa e nel peggiore dei casi anche l’anoressia.
Non a caso Roberto Mirabile dichiara: “Il minorenne non ha privacy. Tu hai diritto come genitore di monitorare e di verificare quello che tuo figlio sta facendo. Lo so che è provocatorio ma dico che un ragazzino il pin sul proprio cellulare non dovrebbe averlo. Oltre il 65-70% degli adolescenti italiani ha avuto qualche approccio anomalo in chat. “Di questi, almeno il 75% sono ragazzine al di sotto dei 14 anni, anche se stiamo assistendo a un pericolosissimo aumento di bambine della fascia d’età tra 7-8 e 11 anni“.

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