Trappola su WhatsApp “Mi chiamo Giulia”, poi gli abusi per tre anni

Un uomo disoccupato di circa 50 anni sarebbe stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Lodi con l’accusa di violenza sessuale su minori, sostituzione di persona, corruzione di minorenni detenzione e produzione di materiale pedopornografico. E’ questo quanto ha portato l’inchiesta coordinata dalla Pm Alessia Menegazzo. Il cinquantenne avrebbe violentato e filmato per tre anni, ovvero dal 2015 al 2018, tre ragazzine di età compresa tra i 11 e i 13 anni. Stando a quanto è emerso, il 50enne avrebbe adescato le sue vittime proprio su WhatsApp ed in un secondo momento sarebbe stato in grado di creare tutta una serie di circostanze per fare cadere le piccole una dopo l’altra. Una delle tre ragazzine sarebbe una sua vicina di casa, che ovviamente già conosceva da tanto tempo e per questo pare non abbia avuto alcuna difficoltà ad agganciarla su WhatsApp. Poi è stata la volta delle altre tre, attivamente si è finta una ragazzina di nome Giulia. Attraverso questa ragazzina il cinquantenne sarebbe poi arrivato anche alle altre due bambine sempre con lo stesso modus operandi.

Il cinquantenne aveva poi così circuito le tre ragazzine attraverso un profilo WhatsApp che apparentemente apparteneva ad una ragazzina di nome Giulia. I magistrati hanno scritto il cinquantenne con un personaggio malvagio quasi da film in grado da fare alle bambine qualsiasi cosa, anche minacciandole, nel caso in cui avessero parlato. E’ certo che l’uomo abbia abusato per tre lunghissimi anni delle tre ragazzine all’interno della sua abitazione filmando il tutto con delle telecamere nascoste e pare che li abbia costrette a fare sesso tra loro, sempre con la scusa che a chiederlo era stata proprio la ragazzina Giulia.

Questo orrore purtroppo pare sia andato avanti per tre anni e gli incontri sarebbero stati anche quotidiani. Nel momento in cui qualcosa è venuto fuori e quindi quando l’uomo pensò che potesse essere scoperto scoperto ha inscenato il suicidio di Giulia ed ha aperto un secondo profilo WhatsApp, di proprietà della sorella della bambina ma ovviamente anche in questo caso si trattava di un personaggio inventato. L’uomo avrebbe attirato le ragazzine a casa sua, approfittando del loro amore per i gatti e facendo credere loro che fossero sotto la maledizione di una maga.

Tre anni di incubo per le ragazzine e tutto sarebbe finito all’inizio 2019, quando una di loro avrebbe pubblicato su Instagram una foto piuttosto ambigua e poi ha trovato la forza di raccontare tutto ad una sua insegnante. Quest’ultima avrebbe poi parlato con i genitori i quali si sono rivolti ai Carabinieri e nel giro di pochi mesi si è potuto arrivare ad incastrare il cinquantenne, ottenendo un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il pedofilo adesso si trova in cella a Milano e nel corso di alcune perquisizioni sono stati sequestrati tanti video e fotografie pedopornografiche con le bambine protagoniste.

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