È morto Stefano, il volpino che da tre anni aspettava il suo padrone fuori dallʼospedale

Un amore indissolubile che piega anche la morte. Fedele al suo padrone, da tre anni attendeva di vederlo uscire da quella porta dell’ospedale di Mazzarino (Caltanissetta) che un pomeriggio d’estate lo aveva inghiottito per sempre. Ferito e zoppicante, non si era mai arreso. Fino a qualche giorno fa. E ora il volpino Stefano, dopo essere stato probabilmente investito da una macchina, è morto. Commozione tra gli operatori sanitari che se ne occupavano ormai da tempo: gli avevano comprato una cuccia, gli davano da mangiare e lo coccolavano. Purtroppo domenica scorso l’hanno trovato agonizzante e hanno subito chiamato un veterinario. “È stato probabilmente investito – spiega a Live Sicilia Salvo Bonaffini, che lavora al 118 – e quando ci siamo resi conto che non c’era più nulla da fare ci si è spezzato il cuore. Nonostante le ferite, si era trascinato fino all’ingresso dell’ospedale, dove ha sperato, fino all’ultimo, di incontrare nuovamente il suo padrone”.

Stefano era giunto nell’estate del 2016 davanti al pronto soccorso ospedaliero dopo aver seguito l’ambulanza che qui aveva trasportato il suo padrone, un ottantenne poi stroncato da un infarto. Da quel giorno non si era più mosso da lì praticamente, viveva tra il piazzale e il giardino. E tutti, tra medici, pazienti, infermieri e operatori del 118, lo conoscevano. Una storia che a molti avevano fatto venire in mente quella più famosa di Hachiko (resa celebre dal film con Richard Gere), l’Akita Hinu che, negli anni Trenta, in una città del Giappone aveva atteso per dieci anni il ritorno del suo padrone, fino alla fine dei suoi giorni.

In questi anni molti si erano fatti avanti per adottare Stefano. “Ma non si lasciava avvicinare facilmente“, prosegue Salvo Bonaffini che sui social dedica un pensiero al cagnolino: “Caro Stefano sei stato una testa dura. Tanti ti avrebbero voluto adottare, ma tu niente, volevi rimanere lì ad aspettare il tuo padrone. Più volte abbiamo provato a prenderti per darti un futuro migliore, una casa, ma tu volevi essere libero di aspettare davanti all’ospedale . Ci lasci un grande vuoto perché in tanti ci eravamo affezionati, anche se non era facile nemmeno farti una carezza. Grazie perché a molti di noi hai dato una lezione di vita e di veri principi di amore. Ti chiedo perdono se non siamo stati capaci di proteggerti abbastanza. Ci mancherai tantissimo, spero tanto che tu ora possa stare vicino al tuo padrone”.

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