Rocco Siffredi, ”Ho la fila di attrici porno americane che vogliono me”

Ansia da prestazione, lui, mai, nemmeno adesso che ha 55 anni (li ha compiuti a maggio). Nato a Ortona, in Abruzzo, Rocco Siffredi è da decenni il più grande pornoattore vivente. O meglio, è ormai un idolo pop a 360 gradi, corteggiatissimo dal cinema, dalla pubblicità, dalla tv. Un idolo su scala globale. Ma resta l’industria a luci rosse il suo regno, il suo (hard)core business. Pensate che quest’anno ha vinto ben tre Avn Awards, gli Oscar del cinema porno.

E in qualità di miglior performen. La cerimonia di consegna si è svolta a Las Vegas e la star sotto i riflettori è stata ancora una volta lui, che in 35 anni di carriera di queste statuette ne aveva già ottenute una quarantina. Lui che cominciò questo mestiere invidiatogli da tanti uomini per placare la sua irrefrenabile fame di sesso, sviluppata fin da ragazzino. Una dipendenza, «una sorta di diavolo in me» che non l’ha mai più abbandonato nella sua vita.

Aria da eterno ragazzone, atletico e iperattivo, Rocco Siffredi parla correntemente tre lingue: oltre all’italiano, il francese e l’inglese. Una decina d’anni fa aveva smesso di fare film porno, decidendo di dedicarsi solo alla regia e alla produzione. Ma andò subito in crisi: «un inferno», disse. E ripartì di slancio, recuperando il terreno perduto. Rocco e le sue prestazioni leggendarie. Rocco e i suoi 23 centimetri. Rocco e le sue infinite apparizioni televisive: quando si materializza sul piccolo schermo, che sia per uno spot pubblicitario, un’ospitata o un reali- ty (memorabile, nel 2015, la sua partecipazione a L’Isola dei famosi), gli ascolti si impennano.

Ultimamente ha scatenato polemiche il suo litigio a distanza con (Ricciolina. «L’ho conosciuta quando era stata eletta in Parlamento e stava girando i suoi ultimi film. Era molto fredda e non la considero una vera pornostar», ha detto Rocco da Barbara D’Urso. «Non faccio pubblicità a chi mi ha rovinato e va in giro a parlar male di me», ha replicato Ilona Staller alla trasmissione Le Iene.

Trentacinque anni di carriera alle spalle e lei è ancora il numero 1. Quest’anno, a 55 anni, ha fatto incetta di Oscar del Porno. Cosa prova? «Sicuramente mi fa piacere, anche se questo exploit mi ha generato un po’ di domande. Sono io che sono anormale o sono gli altri a esser scarsi? Probabilmente la risposta è, come mi dicono gli amici, “No, Rocco, tu sei nato con la settima marcia”. È quello che mi dicono da sempre anche i registi e produttori in giro per il mondo.

Sostengono che sono io a essere speciale. Pure mia moglie afferma che sono “l’ultimo degli speciali” e che, dopo di me, sarà il diluvio. Ho marchiato quattro decenni di hardcore: il mio “mito”, chiamiamolo così, nasce per questo. Se cominciassi oggi, l’era della massima diffusione della pornografia (basta uno smartphone), forse le cose andrebbero un po’ diversamente. Poi c’è un fatto strettamente autobiografico. Io sono figlio di Gennaro.

Io qualche altro hobby ce l’ho, l’ho coltivato: il volo, il modellismo, lo sport. Mio padre no, pensava solo al sesso, dalla mattina alla sera come raccontava sempre mia mamma. E me l’ha trasmesso per intero questo codice genetico». Ha mai provato a contare con quante donne è stato sul set in vita sua? «Guardi: io ho fatto più di duemila film. Se considera tre o quattro donne diverse ogni volta… Ma ho realizzato anche gang-bang con quindici-venti donne a pellicola. Vent’anni fa, in Austria, ne girai una (intitolata “Orge romane”) in cui feci sesso con cento ragazze per dieci ore consecutive. Fu un’esperienza indimenticabile, irripetibile. Facendo una media, direi cinque-sei- mila donne sul lavoro di sicuro. E qualcosina in privato l’ho fatta pure… ».

I ragazzi di oggi e il sesso. Come vede la nuova generazione? «Nei miei casting arrivano ragazzi e ragazze bramose di sesso sfrenato, violento. Si capisce che la nuova generazione è cresciuta col porno, su questo non c’è dubbio. Nel bene nel male. Noi però non siano pedagoghi, ma intrattenitori per adulti. Lo sbaglio che fanno i genitori è quello di crogiolarsi nell’illusione che loro figli non passino molto tempo a guardare video e immagini hardcore al pc o davanti a uno smartphone. L’educazione sessuale andrebbe insegnata già nelle scuole medie: non c’è nulla di più naturale della sessualità. Abbiamo un grosso problema: ci siamo assuefatti ai migranti che annegano nel nostro mare, alla morte in diretta e invece il sesso ancora ci spaventa, resta l’ultimo tabù, crea indignazione. La violenza, la cattiveria è normale e il sesso è il problema».

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