I 70 anni dell’attrici più brava, eccezionale anche nella sobrietà

Meryl Streep ha appena compiuto 70 anni. E assieme al compleanno celebra la sua grande carriera in ascesa da quattro decenni e costellata di successi: cinquantacinque film in ruoli di rilievo, tre Oscar, ventuno nomination, trentuno candidature ai Golden Globe e nove vittorie.

Trionfi che l’attrice americana, nata nel New Jersey il 22 giugno 1949, ha conseguito grazie all’abilità di recitare con un talento fuori dal comune. Ma anche all’affetto e al supporto del marito, il settantatreenne Don Gummer, che ha sposato 40 anni fa e da cui ha avuto quattro figli: Louise, 28 anni, Grace, 33, Mamie, 36, e un maschio, Henry, di 40. La Streep ritiene che la sua vita privata sia la cosa più preziosa. «Il nostro matrimonio, i nostri figli e il loro benessere sono alla base di ogni nostra decisione », ha ammesso.

Nel 2012, dopo aver conquistato il terzo Oscar, confidò: «Voglio che mio marito sappia che tutto quello che amo di più nella mia vita me lo ha dato lui». Nessuno scandalo nella sua lunga carriera. Fuori dal set si mostra quasi sempre truccata pochissimo, e persino nelle occasioni ufficiali sfoggia mise da “signora bene” distanti anni luce dagli eccessi del red carpet hollywoodiano: abiti lunghi o pantaloni classici, colori sobri, scollature sì ma misurate, rossetto nudo o rosa, un tocco di fard per evidenziare i bellissimi zigomi e capelli sciolti o raccolti con eleganza. Una donna normale, irriconoscibile rispetto a come appare sul grande schermo.

Il suo segreto? L’intuito che l’ha aiutata a scegliere i ruoli giusti, l’espressività straordinaria e la capacità camaleontica di cambiare pelle ogni volta. Qualità che l’hanno resa, a detta dei critici, una delle più grandi interpreti di tutti i tempi. «Ho scelto di fare l’attrice perché mi affascinava immergermi nella vita di qualcun altro, capire quali sono le emozioni che muovono le persone», ha dichiarato. «Ma di questo lavoro apprezzo anche il fatto che mi ha lasciato libera di trascorrere più tempo con la mia famiglia».

Di una bellezza non convenzionale, al primo provino importante la Streep fu scartata perché non abbastanza attraente (a dirlo fu il produttore Dino De Laurentiis). Ma lei non si scoraggiò e il suo incredibile talento è poi emerso con prepotenza. Le figure femminili a cui ha dato vita sono indimenticabili. L’abbiamo vista sensuale e ribelle nel ruolo di Linda ne Il cacciatore di Michael Cimino, con cui nel 1978 conquistò la prima nomination all’Oscar. Nel 1979, sul set del dramma giudiziario Kramer contro Kramer, è la madre in crisi che sfida un mostro sacro come Dustin Hoffman con una capacità espressiva toccante, che le portato l’Oscar come migliore attrice non protagonista.

E poi passionale, cupa e tormentata ne La donna del tenente francese (1981), sopravvissuta all’esperienza del lager in La scelta di Sophie (1982, altro Oscar). Nessuna come Meryl Streep sa mimetizzarsi con tanta maestria. Sentimentale e appassionata, flirta con Robert Redford nei panni della scrittrice Karen Blixen di La mia Africa (1985). Timida e insicura vive l’amore proibito con Clint Eastwood ne I ponti di Madison County (1995), nel ruolo di casalinga adultera per cui ingrassò 20 chili.

Chioma platino e ciuffo assertivo, è stata nel 2006 l’acclamata Miranda di Il diavolo veste Prada. Ma è nel 2012, nei panni di Margaret Thatcher in Lady di ferro che guadagna il terzo Oscar, incredibilmente rassomigliante al primo ministro inglese con tailleur stile british e chioma inamidata.

Tra gli ultimi successi, The Post, diretto nel 2017 da Steven Spielberg, in cui impersona la coraggiosa editrice americana che pubblicò atti top secret sulla guerra del Vietnam. E poi ancora Mamma Mia! E Mamma Mia, ci risiamo, dove canta e balla come una ragazzina le canzoni degli Abba. Oggi per lei continuano ad arrivare nuovi ingaggi: nel 2020 la vedremo in Piccole donne nel ruolo di zia March e nella serie Big Little Lies 2, con improbabile caschetto castano e occhiali da bibliotecaria.

Ma c’è un ruolo al quale la Streep non ha rinunciato, quello che lei considera il più importante della sua carriera: essere se stessa. Camaleontica e versatile al cinema, fuori dal set è rimasta fedele alla propria immagine senza cambiare stile. Non nasconde le rughe attorno agli occhi e dice di non aver mai fatto ricorso alla chirurgia plastica. «È innaturale, congela i lineamenti e rende il volto inespressivo», ha detto la diva. «Capisco che invecchiare per le donne sia difficile. Ma dopo un intervento estetico molte appaiono ridicole.

Dovremmo accettare il tempo che passa con grazia. Nell’età c’è qualcosa di liberatorio, non mi sono mai sentita così disinibita e libera». Arguta, intelligente, incurante dei commenti sarcastici del presidente Trump, che l’ha definita «un’attrice sopravvalutata », nel 2016 lo ha scimmiottato con un travestimento irriverente in uno show in teatro. Nell’era del #metoo Meryl Streep non ha perso occasione per parlare del ruolo delle donne nello star system e denunciare che solo il 17 per cento ottiene posizioni di rilievo nel cinema.

E ha dimostrato che perfino nel pieno degli “anta” e in un ambiente selettivo come Hollywood è possibile rimettersi in gioco. In un’intervista al The Guardian ha detto: «Nello showbusiness è normale essere giudicati per il proprio aspetto. Quando ero giovane mi preoccupavo se ingrassavo. Oggi mi dico: pensa alla visione d’insieme. Sul set siamo chiamati a interpretare vite e storie che si presentano in tutte le sfaccettature e forme. Questo è un bene». E a noi non resta che augurarle: altre cento vite al cinema, Meryl

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