Isola cerca coppie con figli, in cambio offre uno stipendio di 500 euro al mese, una casa, terreni e lavoro

Proprio non si capacitava il tenente Carmelo La Rosa, che aveva il volto dell’attore Antonio Catania, di come fosse stato possibile che alcuni suoi commilitoni fossero rimasti bloccati tre anni su un’isola greca senza che nessuno negli alti comandi si fosse accorto della loro sparizione.

Era la storia, ambientata durante la Seconda guerra mondiale, raccontata da Mediterraneo, il lungometraggio vincitore nel 1992 del premio Oscar per il miglior film straniero, diretto da Gabriele Salvatores e interpretato tra gli altri da Diego Abatantuono, Claudio Bisio e Gigio Alberti. I protagonisti della pellicola, comunque, non avevano avuto una vita dura in tutto il tempo che erano rimasti sull’isola: il caporale Farina, ruolo svolto da Giuseppe Cederna, per esempio, aveva sposato perfino la bella Vassilissa, cui prestava il suo fascino selvaggio l’attrice ellenica Vanna Barba.

Adesso, a quasi trent’anni di distanza, la fantasia di un film è diventata la realtà di un altro isolotto greco: Antikythera, 20 chilometri quadrati di roccia e pareti a strapiombo sul mare, in fondo al Peloponneso, stretta tra la sorella maggiore Kithera a nord e da Creta a sud. Il rimanerci per tre anni, però, questa volta è remunerato con uno stipendio di 500 euro al mese, con la disponibilità di una casa, del terreno e una fornitura alimentare assicurata.

L’offerta è valida sia per i greci sia per gli straneri, ma sempre con un obbligo per tutti: a trasferirsi devono essere famiglie numerose, cioè marito, moglie e almeno un paio di figli. Già, perché Antikythera soffre di solitudine. La abitano soltanto 20 persone, in maggioranza anziani e nessun bambino, e sovente capita che restino isolati dal momento che le onde dell’Egeo troppo spesso impediscono ai traghetti di raggiungerla.

Come per i personaggi di Mediterraneo, insomma, anche il destino di chi vive ad Antikythera sembra segnato da un involontario e inesorabile oblìo. Ma nei film c’è sempre il momento in cui “arrivano i nostri” a proteggerci e salvarci. Nel caso di Antikythera portano lunghe tuniche nere, però non sono i cattivi. Quelle sono le caratteristiche “divise” dei preti ortodossi dell’isola, i promotori dell’iniziativa e selezionatori degli aspiranti isolani. «Cerchiamo fornai, muratori, pescatori e allevatori», hanno spiegato. Sull’isola infatti c’è un unico negozio, due bar e i rifornimenti alimentari dipendono appunto dalla benevolenza del mare.

Finora i prelati hanno convinto una unità familiare a traslocare ad Antikythera. Dionysis Andronikos e la moglie Despina sono arrivati da poco insieme con i tre figli, Anastasia, 11 anni, Stamatia, 8, e Iakovos, 6 anni. Quest’ultimo si è aggiudicato il record di abitante più giovane dell’isola. Grazie ai tre bambini è stata riaperta la scuola di Antikythera dopo 24 anni di chiusura per mancanza di alunni. Dionysis ha portato la famiglia ad Antikythera tenendosi stretto comunque il lavoro che aveva ad Atene e per il momento fa la spola tra l’isola e la capitale greca. I elpida nikise, la speranza ha vinto, per lui è un modo di dire non ancora tanto sicuro.

Va bene lanciarsi in un’avventura ma tenendo ben salda la possibilità di tornare indietro alla vita di prima. Eppure il signor Andronikos potrebbe pensare in grande e puntare sul turismo. Avrebbe bisogno di una barca per portare i turisti in spiaggia, visto che quelle poche di Antikythera si raggiungono via mare. Oppure potrebbe sfruttare i fiori all’occhiello dell’isola. Dal relitto di una nave affondata nelle sue acque nel I secolo a.C. e scoperto nel 1900, infatti, sono emersi due tesori: l’Efebo di Citera, una maestosa statua di bronzo. E, soprattutto, la Macchina di Antikythera, considerata l’antesignana del moderno computer. Una specie di antico cubo di Rubik, mosso da ruote dentate, che serviva per calcolare il sorgere del sole, le fasi lunari, i mesi, i giorni della settimana. Peccato che entrambi siano conservati al Museo archeologico nazionale di Atene. Etsi ine i zoì, così è la vita, usano dire i greci. Dionysis Andronikos ne sta portando avanti due. Lo diceva pure il sergente Lo Russo in Mediterraneo, con parole sue, che chi vive sperando si perde per strada.

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