Usato dai romani durante i rapporti sessuali, non immaginerete mai di cosa si tratta. La sorprendente scoperta

Casanova suggeriva alle sue numerose amanti di utilizzare mezzo limone svuotato come se fosse un diaframma, mentre l’antica Cina prevedeva l’assunzione di un bicchiere di mercurio caldo per scongiurare gravidanze indesiderate. Ma gli antichi romani, nostri antenati più prossimi, quali rimedi suggerivano per evitare la maternità e avere rapporti sessuali sicuri? Lo scopriamo grazie ad un importante ritrovamento al largo delle coste toscane.

Il condom: invenzione dei romani

Oltre ai curiosi rimedi già citati il miele, le punte di acacia e il carbonato di sodio dovevano fungere quali rudimentali, e molto spesso poco efficaci, strumenti di contraccezione: soprattutto dal punto di vista della prevenzione di malattie veneree gli antichi sapevano ben poco. Soltanto i romani, sembra, avrebbero scoperto il modo di evitare la trasmissione di virus e allo stesso tempo le gravidanze mediante l’utilizzo, molto in voga soprattutto nella capitale dell’Impero, di budella d’agnello essiccate. Unico particolare forse poco pratico: il rudimentale condom veniva frequentemente utilizzato più di una volta.

I reperti del Golfo dei Baratti

“Mescolare escrementi di coccodrillo con miele”: era questa la ricetta più efficace secondo gli antichi Egizi per evitare gravidanze indesiderate. L’utilizzo di sterco animale, materiale estremamente impermeabile, è attestato anche in moltissimi manoscritti di medicina risalenti al XIII secolo rinvenuti in India: ma, anziché di coccodrillo, gli antichi indù preferivano lo sterco di elefante, secondo loro più efficace.

Ma la contraccezione legata ai prodotti animali non ebbe molto successo nell’antica Grecia o a Roma: gli antichi abitanti dell’Ellade e i cugini italici preferivano l’utilizzo di piante e medicamenti naturali estratti dalle erbe. Molto famoso era il silfio, potentissimo anticoncezionale estratto da una pianta proveniente dall’attuale Libia, molto simile al finocchio: Teofrasto, Plinio il Vecchio e Sorano di Efeso sono concordi nel definirlo il miglior modo per evitare gravidanze indesiderate.

Oltre al silfio sia i greci che i romani avevano scoperto le importanti proprietà abortive di piante fra le più disparate: si va dalla carota selvatica al salice, dalla palma da dattero al melograno passando per l’artemisia, la mirra e la menta. Purtroppo, trattandosi di rimedi erbacei naturali è rimasto ben poco a testimoniare l’utilizzo di questi medicamenti, oltre ai numerosi manoscritti medici.

Pochissimi reperti ma di straordinaria importanza: come quelli rinvenuti su un vascello al largo del Golfo dei Baratti, in Toscana, nel 1974. Gli studiosi del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina di Albenga fanno risalire il relitto al 120 a. C., e a seguito di alcune analisi di laboratorio portate avanti nel 2010 dallo Smithsonian Institute è stato possibile confermare una scoperta che ha dell’incredibile: fra i numerosi farmaci quasi del tutto intatti conservati in un’antica cassetta medica sono state ritrovate tracce di sostanze utilizzate, in epoca antica, come contraccettivi.

Quando la contraccezione non funziona

È facilmente intuibile la scarsa efficacia di alcuni rimedi pensati dagli antichi: diretta conseguenza della fallacia dei contraccettivi antichi erano, a Roma, le cosiddette “colonne lattarie”. La più famosa si trovava nel Foro Olimpico, ed era il luogo deputato all’abbandono di infanti indesiderati o affetti da malformazioni.

All’epoca il destino del nascituro era in tutto e per tutto dipendente dall’autorità esercitata dal padre: qualora non vi fosse riconoscimento formale del bambino mediante la cerimonia della “elevatio”, i piccoli venivano abbandonati. Purtroppo, molto spesso all’abbandono seguivano i maltrattamenti: gran parte degli “esposti” venivano infatti venduti come schiavi, o quali future reclute per il gioco dei gladiatori.

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