Megan, violentata e uccisa a 7 anni dal vicino di casa pedofilo

La bambina sbatté la testa contro un armadio nella sua stanza. Davanti alle gocce di sangue che stillavano dalla ferita e l’espressione terrorizzata di lei, il 26enne capì che sarebbe stato incriminato per il tentato stupro. Afferrò due buste di plastica, e incappucciò la testa di Megan come se volesse farle uno scherzo, e fu, forse, quello che  la piccola pensò. Poi prese la sua cintura e strinse forte, fortissimo, finché lei non smise di dimenarsi e gli si abbandonò tra le mani, inerte, come un fagotto di vestiti. Megan Kanka aveva solo sette anni.

Non aveva mai ucciso una bambina, anche se una volta si era convinto di averlo fatto quando, sotto la stretta delle sua mani nodose, la piccola aveva perso i sensi. L’aveva lasciata cadere sull’erba per riflesso, come si fa quando si lascia andare qualcosa che scotta ed era scappato via. Seppe solo in seguito che la piccola, in realtà, era viva. Anche questa volta non lo aveva programmato, ma era successo. Prima o poi sarebbe accaduto, lo sapeva e non gli interessava.

Come se avesse sempre occultato un cadavere, prese una scatola per giocattoli e vi fece scivolare dentro il corpo di Megan. Portò il pacco al vicino parco Mercer County Park, inosservato. Qui, sotto il sole del tramonto che illuminava tutto perfettamente, incurante del rischio di essere visto e dell’urgenza di tornare a casa e ripulire i propri vestiti e le orme sporche di sangue, si abbandonò di nuovo ai suo perversi istinti.

Abusò del cadavere e poi tornò a casa. Quando arrivò a Barbara Lee Drive, notò i genitori della piccola Megan entrare e uscire dalle case dei vicini, cercando affannosamente la figlia. La bimba aveva giocato tutto il pomeriggio con l’amica del cuore, si erano divertite a girare per le strade in bicicletta, poi Megan era sparita.

Dopo qualche ora, alla sua porta bussò la polizia. Jesse K. Timmendequas aspettò tranquillamente che i poliziotti parlassero con i suoi due coinquilini e, quando fu il suo turno, raccontò loro di aver visto la piccola dei Kanka nel pomeriggio, mentre era intento a lavorare alla sua barca nel viale. Gli agenti sembravano molto interessati a Joseph Cifelli, compagno di stanza di Jesse condannato per reati sessuali, ma dopo le formalità del caso scoprirono basiti che anche Timmendequas e il terzo coinquilino Brian Jenin erano due pregiudicati per reati sessuali.

L’allegra famigliola di pedofili riunita sotto lo stesso tetto nei sobborghi di Hamilton Township, a due passi dalle villette in cui giocavano i bambini, si erano conosciuti proprio in un istituto correzionale per pervertiti sessuali e ottenuta la libertà vigilata erano andati a vivere insieme. Intanto, mentre Maureen e Richard Kanka lanciavano un disperato appello al sequestratore della loro bimba attraverso le telecamere delle tv locali, i poliziotti scoprivano che due dei tre mostri di Barbara Lee Drive avevano un alibi. Messo sotto pressione, Timmendequas confesso agli agenti che da un po’ di tempo aveva cominciato a sentire nuovamente ‘attrazione per le bambine’.

Il giorno dopo confessò tutto, portando gli agenti in mezzo agli alberi doveva aveva gettato Megan come un giocattolo vecchio. Il trauma di aver avuto tre pedofili a pochi metri dai loro figlioletti innocenti, per gli abitanti del tranquillo sobborgo nel New Jersey, fu insopportabile. Lo stratagemma che aveva attirato in casa Megan 7 anni, quello di invitarla a entrare per giocare con un cucciolo, avrebbe potuto irretire qualunque altro bambini. Non solo, si venne a sapere che quel 26enne dall’aspetto inquietante aveva aggredito sessualmente due bambine di 5 e 7 anni. La nausea per la leggerezza con cui quei crimini erano stati trattati, portando prima alla sospensione della pena e poi a una detenzione durata sette anni, esasperò ancora di più la rabbia della Contea.

Nel maggio 1997 Timmendequas fu condannato a morte per il rapimento e l’omicidio della piccola Megan.  L‘individuo pubblicamente più odiato e disprezzato che questo tribunale ricordi nello stato del New Jersey, recitava la sentenza, verrà condannato all’iniezione letale. 

Per dare un senso alla tragedia i genitori i coniugi Kanka si batterono perché fosse approvata una legge federale che impone alla polizia di informare i cittadini se un predatore sessuale si sposta nella loro comunità. La ‘Megan law’ è tuttora in vigore. Con l’abolizione della pena di morte nello Stato del New Jersey, la condanna di Timmendequas è stata commutata in carcere a vita, tuttavia, nel piccolo sobborgo americano di case unifamiliari dove i bambini giocano a palla per strada, nessun altro pedofilo potrà muoversi indisturbato accanto ai bambini.

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