L’omicidio della piccola Jessica, rapita e sepolta viva da un pedofilo

Homosassa, duemila abitanti sull’omonimo fiume che taglia la contea di Citrus, in Florida. È la notte del 24 febbraio 2005 quando la piccola Jessica, 9 anni, viene prelevata con la forza dal letto della sua casa tra i boschi. Ha gli occhi incispati e in mano un delfino di peluche di colore viola vinto per lei  dal papà a una fiera, solo qualche giorno prima. “Zitta o finisce male”: il sequestratore la trascina con forze e dopo pochi minuti sono dentro una roulotte parcheggiata dall’altro lato della strada.

Il dubbio che sia un incubo, per la piccola diventa speranza non appena l’uomo la scaraventa sul letto e infine terrificante disillusione quando le mani viscide di quell’uomo si appoggiano sul suo corpicino di bimba. Quella notte la piccola Jessica Lunsford viene violentata da John Couey, 47 anni e un passato di furti e abusi sui bambini. Dopo aver abusato di lei l’uomo la chiude nell’armadio, da dove l’indomani la farà uscire per violentarla di nuovo.

Intanto la piccola comunità di Homosassa si è svegliata con la notizia della scomparsa della piccola Jessica. Diverse squadre di volontari sfidano il gelo delle campagne mentre la polizia sguinzaglia i cani. L’ipotesi è che la piccola Lunsford sia stata rapita dal suo letto per chiedere un riscatto, eppure il telefono tace. Tra i volontari, solerte come pochi, c’è anche il 47enne Couey, lo stesso uomo che solo poche ore prima ha fatto credere a Jessica che l’avrebbe riportata a casa, l’ha indotta a farsi chiudere in due sacchi della spazzatura e poi l’ha gettata viva in una fossa sotto le foglie marroni di Homosassa. La piccola è morta soffocata dopo alcuni minuti di agonia. Prima, però, ha cercato  di salvarsi la vita facendo dei buchi con le piccolissime dita.

Le indagini

Passa circa un mese da quel drammatico giorno di febbraio e il sequestro passa dalla prima pagina dei quotidiani nazionali alla terza di quelli locali. Le indagini sul padre della piccola, ritenuto per lungo tempo l’assassino di sua figlia, sono finite in un vicolo cieco. Il volto di Jessica è destinato a diventare una delle tante facce anonime sui cartoni del latte, quando la polizia annuncia un arresto. Si tratta di un uomo di mezza età, è stato pizzicato a coltivare cannabis, ma ha una storia criminale di pedofilia. Condannato a 10 anni di prigione per aver aggredito una bambina nel suo letto, baciandola, durante uno dei tanti furti con scasso, è tornato libero due anni. Nel 1991 viene arrestato di nuovo a Kissimmee con l’accusa di aver accarezzato un bambino di cinque anni. Anche stavolta, in ragione delle leggi poco restrittive in materia di pedofilia, viene rilasciato presto.

I boschi e la roulotte

Davanti agli investigatori Couey nega sprezzante ogni legame con il sequestro della piccola Lunsford, mentre le impronte e altri elementi vengono confrontati con i reperti della scena. Ma è un altro particolare ad attirare l’attenzione degli inquirenti. Si tratta di un materasso insanguinato trovato dagli agenti nell’armadio della roulotte della sorellastra di Couey, Dorothy Dixon, a West Snowbird Court a Homosassa. Il DNA corrisponde a quello di Jessica e il 17 marzo, John Couey viene arrestato. Crolla dopo qualche ora, portando i poliziotti nel luogo dove ha sepolto viva la bimba. Il cadavere della piccola Jessica spunta dai sacchi neri dalle viscere delle campagne di Homosassa. Nelle mani legate con un un cavo elettrico, stringe il piccolo delfino viola.

Il condannato a morte

L’arresto fa esplodere nuovamente il caso. “Bambina scomparsa stuprata e uccisa da un pedofilo. Era in libertà”: i giornali si scatenano contro le norme poco restrittive della Florida che hanno permesso a un uomo come Couey di molestare e uccidere bambini. Intanto, celebrato sotto gli occhi della stampa nazionale, il processo porta a una condanna a morte per rapimento stupro e omicidio nel caso Lunsford. Nel 2009, il condannato a morte è deceduto per le conseguenze di un cancro anale, prima che la sentenza potesse essere applicata.

La battaglia per il cambiamento

Dopo essere stato per lungo tempo creduto colpevole del sequestro della figlia, Mark Lunsford ha denunciato i presunti errori dell’ufficio dello sceriffo nelle indagini sul caso. “Jessy è stata vista viva nella roulotte di Couey, se avessero indagato prima, si sarebbe potuta salvare” ha detto. Da allora, Mark Lunsford ha cominciato una campagna per promuovere maggiori controlli dei criminali sessuali con vittime minori dopo il rilascio. Il ‘Jessica Lunsford’ Act, che prescrive restrizioni nei confronti dei pedofili in libertà, è oggi una legge attiva in 44 stati d’America.

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