Zingaretti non esclude governo Pd-5S: “Aspettiamo, decide Mattarella, ma no a esecutivo di corto respiro”

Lo scontro continua sui migranti, in particolare sul caso della Open Arms. Ma intanto il vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, Matteo Salvini, sembra mandare qualche segnale di una timida riapertura nei confronti dei 5 Stelle. Troppo tardi, ormai, per Luigi Di Maio, secondo cui “la frittata è fatta”. E stesso discorso sembra valere per Giuseppe Conte: ieri il presidente del Consiglio ha pubblicato su Facebook una lunga lettera rivolta proprio a Salvini con dure critiche riguardanti l’operato del ministro dell’Interno sul tema dei migranti e sulla sua gestione dei rapporti istituzionali.

Salvini sembra comunque ritrattare, almeno in parte, la dura posizione di chiusura nei confronti del governo assunta nei giorni precedenti: “O c’è un governo del sì, con ministri del sì, o l’unica via sono le elezioni”, è la timida apertura del leader leghista. Che in queste ore starebbe pensando se ritirare la mozione di sfiducia nei confronti di Conte. La risposta dei 5 Stelle, con Di Maio, è però eloquente: “È inutile che ora sbraita, è colpa sua se oggi ci troviamo in questa situazione. Ha fatto tutto da solo, per tornare dopo nemmeno 24 ore nelle braccia di Berlusconi. Ora è pentito, ma ormai la frittata è fatta. Ognuno è artefice del proprio destino”.

Si decide tutto la prossima settimana. Il calendario della crisi si aprirà martedì 20 agosto al Senato: Conte effettuerà le sue comunicazioni all’Aula e poi si deciderà il da farsi. Il presidente del Consiglio potrebbe scegliere di andare subito al Colle per rassegnare le sue dimissioni, senza aspettare un voto di sfiducia in Parlamento. Oppure potrebbe aspettare e dopo le sue comunicazioni potrebbero essere votate la risoluzioni che rappresentano a tutti gli effetti un atto di sfiducia. In entrambi i casi partirebbe ufficialmente la crisi di governo.

Conte è atteso poi alla Camera mercoledì 21 alle 11.30. Ma se dovesse dimettersi prima le comunicazioni a Montecitorio non si terrebbero. Stesso discorso vale per giovedì 22 agosto, quando alla Camera è prevista la discussione della riforma del taglio dei parlamentari. Se Conte si dovesse dimettersi prima, però, i lavori parlamentari verrebbero bloccati e quindi non si voterebbe la riforma costituzionale. Sempre in caso di dimissioni, si prevede che le consultazioni possano iniziare proprio tra il 22 e il 23 agosto. E cosa succederà dopo, ad ora, è difficile da prevedere.

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