Finito l’incontro fra Di Maio e Zingaretti: “O così o non se ne fa niente”

Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti sono stati a cena insieme a Roma, in una casa privata. Il colloquio è durato circa un’ora. Tra i temi messi sul piatto dal capo politico del M5s la richiesta di un Conte-bis (voluto anche da Beppe Grillo oggi sul suo blog) e il taglio dei parlamentari. La notizia è trapelata dai rispettivi staff, dopo che nel pomeriggio fonti M5s avevano negato che tra i leader dei due partiti fosse previsto un incontro nel week end. Incontro che per l’appunto è avvenuto questa sera. Fonti Pd fanno sapere che il colloquio è stato “molto cordiale”. Tuttavia sembra arduo da sciogliere il nodo del premier, dal momento che Zingaretti ha ribadito a Di Maio la necessità di una “discontinuità” rispetto alla precedente esperienza di governo.

Si era concluso in meno di due ore il primo incontro della trattativa tra le delegazioni di Cinquestelle e Pd per un possibile governo giallo-rosso. E l’esito sembrava essere positivo, sebbene con il passare delle ore siano emersi segnali di tensione. Terminato il vertice, il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci ha dichiarato: “La riunione si è svolta in un clima positivo e costruttivo, che ci fa ben sperare sulle prospettive”. E Graziano Delrio, presidente dei deputati dem, assieme al vicesegretario Andrea Orlando, anche loro componenti della delegazione dem, hanno aggiunto: “Non c’è niente di insormontabile”. Ma l’ex ministro della Giustizia ha chiesto al M5s di chiarire “che questa è l’unica interlocuzione possibile”.

Anche la delegazione M5s – composta da Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, con i loro vice, Francesco Silvestri e Gianluca Perilli – all’uscita ha giudicato positivamente l’incontro: “Clima costruttivo, abbiamo chiesto garanzie sul taglio dei parlamentari”. Poi hanno assicurato: “Non abbiamo in calendario altri tavoli in corso con altre forze politiche”. Orlando però ha continuato a insistere: “Mi pare sia importante che questo sia detto in modo chiaro al capo dello Stato”. Chiarendo in una nota congiunta con Delrio e Marcucci di essere “favorevoli” al taglio dei parlamentari ma “accompagnato da garanzie costituzionali e da regole sul funzionamento parlamentare”.

Luigi Di Maio, però, sembra intenzionato ad alzare la posta: “O il Pd fa come diciamo noi oppure salta tutto”, è il ragionamento che il capo politico del M5S ha condiviso con gli uomini a lui più vicini.

In serata è intervenuto anche Beppe Grillo, che in un post sul suo blog ha tessuto l’elogio di Giuseppe Conte: “Sembra che nessuno voglia perdonare a Conte la sua levatura ed il fatto che ci abbia restituito una parte della dignità persa di fronte al mondo intero”. E ha aggiunto: “Se dimostreremo la capacità di perdonare le sue virtù sarà un passo in avanti per il paese, qualsiasi cosa che preveda di scambiare lui, come facesse parte di un mazzo di figurine del circo mediatico-politico, sarebbe una disgrazia. Ora ha pure un valore aggiunto… l’esperienza di avere governato questo strano paese… benvenuto tra gli Elevati”.

Matteo Salvini ha continuato invece con il suo pressing quotidiano nei confronti del Movimento: “Veramente volete portare al governo il partito di Bibbiano? Le porte e le vie della Lega sono infinite pur di evitare un esecutivo con Renzi”, ha detto in una diretta Facebook dal Viminale. Mentre il sottosegretario Giancarlo Giorgetti al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione ha evidenziato che “tutti o quasi tutti i dieci punti presentati da Di Maio sono già parte integrante del contratto di governo M5s-Lega”.

Alessandro Di Battista, frontman M5S, ha provato ad alzare “il prezzo” politico. “Tutti ci cercano, alziamo enormemente la posta”. Ha ammesso che “le porte del Pd sono spalancate”, ma è sembrato soprattutto interessato al “forno” leghista. Così come il senatore Gianluigi Paragone, che ha scritto su Facebook: “Spero che Di Maio ci pensi bene prima di cedere al Pd”. Sul fronte opposto, un esponente vicino a Fico come il deputato Giuseppe Brescia ha detto: “Salvini è un traditore, bisogna chiarire che con lui è finita”. Sulla stessa anche Luigi Gallo, anche lui fedelissimo del presidente della Camera, che ha attaccato Di Battista: “Sta facendo una guerra spietata ad 11 milioni di cittadini italiani che ci hanno votato per cambiare l’Italia”. Nel coro dei favorevoli all’accordo con i dem si è distinto anche il sottosegretario Manlio Di Stefano: “In questo momento c’è un tavolo col Pd e credo che non sia prevedibile un fallimento: Mattarella è stato chiaro, vuole un governo credibile e duraturo. Salvini ha tradito ed è inaffidabile: e io non vedo una Lega senza Salvini”.

A Di Battista ha risposto in serata Maria Elena Boschi: “Spero che non lavori per far saltare una possibile nuova maggioranza”.

Il tempo a disposizione è poco, perché il presidente Sergio Mattarella ha già manifestato tutta la sua insoddisfazione per l’inconcludenza mostrata finora dai partiti nelle consultazioni. La scadenza è martedì, quando riprenderà – per 24 ore – il secondo round di incontri al Colle. Per 48 ore.

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