Salvini: le parole chiave con cui giocherà la fase 2

Molti si sono affrettati a ridimensionare il fenomeno di Matteo Salvini, dopo la crisi di governo che ha innescato: si è molto discusso di quali siano stati i suoi errori, anche alla luce del calo dei consensi che emerge dai sondaggi, e si è notato da più parti che forse non ha la caratura politica che si pretendeva avesse. Ma non si deve aver fretta di seppellirlo, infatti a differenza di ogni altra parte politica la Lega di Matteo Salvini ha un vantaggio colossale: sa parlare per parole chiave risonanti ed efficaci. Non che dietro ci sia un programma solido, beninteso: questo è reso evidente dalla fuga dalla legge di bilancio compiuta con l’abbattimento del governo. Ma questo, purtroppo (e che questo ‘purtroppo’ ne valga cento), è un problema secondario.

Seguendo Matteo Salvini sui social si apprezza una linearità impressionante, una semplicità cristallina, ordinata in parole chiave comprensibili da tutti che vengono ribadite in cento variazioni: orgoglio, futuro, dignità, coerenza (mai col PD, *lui*). Voto, voto, voto, si deve dare voce alla maggioranza orgogliosa e operosa che non china la testa e tifa Italia con passione, guidata dalla Lega (mentre chi tifa Paesi stranieri è guidato dal PD). Tifo, con il cuore di quando vai alla partita (lontanissimo da nazionalismo e perfino dal sovranismo). L’Italia non è in vendita. Gli altri stanno scappando dal voto, provate pure a scappare, vigliacchi, tanto al voto si arriva, amici, loro non possono scappare da voi. Gli altri vogliono poltrone e intrighi di palazzo, noi vogliamo più sicurezza, difendere i confini e meno tasse, gli altri governano coi no, con i ricatti e i tradimenti. Io sono l’uomo del e del futuro, io ci sono, la Vergine Maria prego che ci sia, voi ci siete?

Una narrazione potente. Non sarà una strategia da Capitano di lungo corso, sarà una tattica di navigazione a vista, minimizziamo pure. Sarà un mero istinto. Eppure dall’altra parte, con tutto un mondo di sapienza, non si riesce a presentare una narrazione nemmeno lontanamente paragonabile in quanto a immediatezza, a forza (e sì che di idee luminose ce ne sarebbero). Non ha la caratura politica di uno statista immortale, ok. Ma senza strategia di ampio respiro, senza programma, senza avere la più lontana idea di come attuare le promesse che fa (tanto che non si capisce dove intenda andare a parare), senza un fine intelletto politico riesce a comunicare meglio di tutti gli altri messi insieme. Bravi, non c’è che dire.

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